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RID - Rivista Italiana Difesa 23-04-2015 Guerra agli scafisti: ma quali droni...! Opzioni per distruggere le navi della morte data: a cura di:

Si fa un gran parlare in queste ore di impiego di UAV PREDATOR armati per distruggere le imbarcazioni degli scafisti prima che partano dai porti e dalle coste libiche. Ebbene, posto che l'Italia non h ancora UAV PREDATOR armati – gli USA hanno dato il via libera ma occorrerebbero diversi mesi prima che una tale capacità sia operativa – questi non costituirebbero lo stesso il mezzo più idoneo per una missione che prevede prima di tutto l'identificazione del mezzo e poi la sua distruzione. L'UAV, difatti, circuita a 4-5.000 m di quota, fino ad un massimo di poco meno di 8.000 m, ma in assenza di minaccia contraerea può circuitare anche a quote più basse, ed acquisisce il suo bersaglio con il proprio sensore elettro-ottico la cui immagine poi viene valutata dagli operatori nella stazione di controllo a terra. Tuttavia, in casi come questi, occorrerebbe la conferma visuale del bersaglio trattandosi di una categoria di obbiettivi, i barconi, facilmente confondibile e di difficile discriminazione. Come si fa a stabilire se il barcone o il peschereccio X è effettivamente un barcone o un peschereccio degli scafisti? Senza considerare il fatto che la conferma visuale sarebbe necessaria per evitare ogni possibilità di danno collaterale ed accertare la presenza di possibili scudi umani. Occorrerebbero, pertanto, operatori a terra o a bordo degli speciali barchini degli incursori di COMSUBIN per la conferma dei bersagli, ma in qual caso i tempi si allungherebbero. Molto meglio, allora, anche se più rischioso, operare con gli elicotteri imbarcati, dotati di mitragliatrici o pod di razziere, che potendo operare più a contatto con il bersaglio, avrebbero maggiori chance di identificarlo positivamente in tempi rapidi senza bisogno di ricorrere ad “altri occhi”. All'occorrenza si potrebbe contare anche sugli elicotteri d'attacco AW129 MANGUSTA, da schierare eventualmente su nave GARIBALDI, come già si fece in Somalia nel 1992-1993, per esempio, che per obbiettivi più “duri” potrebbero impiegare anche i missili a filo-guida TOW. In alcuni casi, poi, rispetto ad obbiettivi più “scoperti”, si potrebbero impiegare anche le artiglierie delle stese navi. Detto questo, è chiaro che ogni ipotesi di attacco agli scafisti, ed il relativo successo, dipende dall'intelligence che si ha sul terreno che, nella fattispecie, dovrebbe essere accurata, costante e persistente e che, considerando i rischi e le difficoltà del teatro, dovrebbe essere accompagnata anche dalla presenza di operatori delle forze speciali a terra pronti a neutralizzare anche eventuali minacce come, per esempio, elementi ostili dotati di missili spalleggiabili terra-aria. L'altro problema di fondo, infine, è che questa operazione avverrebbe senza il consenso degli attori locali o senza il consenso di una parte di essi, cosa che contribuirebbe ad innalzare ulteriormente i rischi.  


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