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RID - Rivista Italiana Difesa 26-03-2015 La guerra civile nello Yemen Anche lo Yemen piomba nel caos data: a cura di:

Dallo Yemen giungono in queste ore notizie che parlano di una fuga via mare del presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi dal suo rifugio di Aden, fuga resasi necessaria dopo la conquista di una parte della città da parte delle milizie Houthi. Poche ore dopo, le Forze Armate Saudite hanno effettuato i primi raid aerei contro postazioni dei ribelli sciiti in tutto il Paese e rischierato un numero “significativo” di truppe corazzate e artiglieria lungo il proprio confine meridionale, qualora si paventasse l’ipotesi di un intervento anche terrestre da parte saudita. Lo scopo è quello di fermare la travolgente avanzata delle milizie Houthi. A febbraio, infatti, le milizie avevano costretto alla fuga Hadi assediando il palazzo presidenziale di Sana’a. Il Presidente yemenita ed il suo entourage governativo avevano quindi trovato rifugio nella città di Aden: ora anch’essa minacciata, ed in parte conquistata, dai ribelli Houthi. Il 22 marzo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite era stato riunito in sessione straordinaria d’emergenza; scopo dell’incontro, discutere la situazione politica nello Yemen, un Paese ormai in preda alla guerra civile. La riunione del CDS faceva seguito ad una richiesta da parte dello stesso Presidente yemenita, che aveva invocato l’intervento della comunità internazionale, in particolare riferendosi ai membri del Gulf Cooperation Council (GCC) tra cui spicca l’ Arabia Saudita, al fine di proteggere l’assetto costituzionale del Paese. Una situazione, quella yemenita, dalle ripercussioni potenzialmente devastanti per l’intera area della Penisola Arabica, e che si era aggravata ancora di più a partire dal 19 marzo, quando un commando della Polizia guidato da un Generale fedele all’ex Presidente Ali Abdullah Saleh aveva attaccato l’aeroporto internazionale di Aden, provocando 13 vittime. Sempre lo stesso giorno, il palazzo presidenziale era stato attaccato da 2 velivoli non identificati; fonti governative avevano attribuito alle forze Houthi la paternità di questo grave episodio. Sospetti a cui si sommano le “interferenze” iraniane. Da sempre Teheran ha visto di buon occhio gli Houthi fornendo loro sostegno politico e anche aiuti militari. Il 20 marzo sarebbe giunto un carico d’armi ed equipaggiamenti nel porto di Salif, nella provincia di Al Hudaydah. Nei giorni scorsi il Comitato Supremo dei Rivoluzionari Houthi aveva invocato la mobilitazione generale delle proprie forze armate al fine di combattere il terrorismo, un terrorismo che a detta dei ribelli sciiti opererebbe sotto la protezione delle milizie leali al presidente Hadi. Carri e uomini sono stati fatti spostare da Sana’a verso la città di Taiz e verso la città portuale di Mocha, tra il 20 ed il 22 marzo. Questi movimenti “verso Sud” suggeriscono l’intenzione da parte Houthi di consolidare le proprie posizioni all’interno del Governatorato di Taiz, mantenendo però anche la presenza sul confine delle province di Ma’rib e al Bayda a sudest di Sana’a. Ad oggi, oltre ad una parte di Aden, gli Houthi controllano gran parte della capitale Sana’a, Taiz e la base aerea di al-Anad, che fino a 2 settimane fa ospitava le Forze Speciali americane. Chi sembra però trarre i veri benefici da questa situazione di stallo politico e di scontro sul campo è Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). L’organizzazione si sta infiltrando sempre più nei governatorati di Ma’rib e al Bayda. Inoltre, sembrerebbe che AQAP sia riuscita a catturare al Hawta, la capitale del governatorato di Lahij, situata nell’estremo sud yemenita ed a poche decine di chilometri da Aden. Uno scontro, quello tra Houthi e forze fedeli al Presidente Hadi, che non fa altro che drenare le poche risorse economiche e militari dello Yemen distogliendole dal più ampio sforzo di contrasto al terrorismo e favorendo, in ultima analisi, l’avanzata di AQAP ed anche di ISIL. Il 20 marzo, infatti, 5 attentatori suicidi hanno colpito due Moschee zaydite nella capitale Sana’a, provocando la morte di circa 126 persone. L’attacco, rivendicato dal franchise yemenita di ISIL, “Wilayat Sana’a”, comporterà un cambiamento fondamentale in seno alle dinamiche di sicurezza nel Paese. A seguito dell’attentato, come rappresaglia, un membro Houthi ha ucciso un’influente sceicco salafita nella capitale Sana’a. E' in questo contesto politico che è maturata anche la decisione da parte statunitense e britannica di ritirare dallo Yemen i propri contingenti di Forze Speciali, presenti nel Paese con lo scopo di fornire assistenza militare alle truppe yemenite.

 


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