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RID - Rivista Italiana Difesa 20-03-2015 Libia: stallo a Rabat data: a cura di:

L’inviato speciale delle Nazioni Unite, Bernardino Leon, ha passato gli ultimi 4 mesi cercando di portare le diverse fazioni del panorama politico libico (l’ex CNG di Tripoli e il Governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk) intorno ad un tavolo, per negoziare un trattato di pace che ponesse fine alla guerra civile dando vita ad un governo in grado di tenere unito il Paese, stabilizzarlo e renderlo destinatario affidabile di aiuti/assistenza da parte della Comunità Internazionale. Ebbene, posto che le difficoltà per il raggiungimento di tale obiettivo fossero già chiare prima ancora che questa missione diplomatica partisse, ad oggi non c’è l’ombra di reali progressi che lascino ben sperare. Già durante il ciclo di trattative svoltesi a Ginevra erano emersi i primi segnali di una scarsa, se non inesistente, volontà al dialogo. Basterebbe ricordare che per ben 2 volte il “Governo” di Tripoli si è rifiutato di parteciparvi. A Rabat, più di recente, le cose non sono molto cambiate: all’inizio della settimana scorsa si era riusciti finalmente ad affrontare la questione fondamentale di un governo unico e unito, alla presenza dei rappresentati di entrambe le fazioni, mala pausa seguita alla prima tornata di incontri non ha portato significative novità. Anzi, le forze aeree del Governo di Tobruk hanno bombardato l'aeroporto di Tripoli/Mittiga ritardando la partenza per il nuovo round di colloqui della delegazione del Governo di Tripoli. Da quanto ci risulta, è estremamente probabile che anche questa tornata di negoziati (forse l’ultima…) si concluderà con un nulla di fatto. Nel frattempo, sia Leon che diplomatici dei Paesi europei maggiormente coinvolti, sono impegnati una serie di colloqui con influenti rappresentanti della società civile libica (soprattutto imprenditori misuratini), e con i vari governi dell’area mediorientale/nordafricana, Algeria, Egitto, Qatar ed EAU su tutti. Lo scetticismo che, in base alle fonti di RID, trapela dai colloqui con i governi egiziano ed emiratino, rispetto ad una soluzione diplomatica per la crisi libica, non deriva tanto dalle enormi difficoltà per la creazione di un governo unitario (prima tra tutte la scelta del soggetto che dovrebbe guidarlo) quanto, piuttosto, dalle reali capacità di controllo sulle milizie armate e le bande criminali per garantire il monopolio della forza militare ad un eventuale governo “di coalizione”. 


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