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RID - Rivista Italiana Difesa 21-01-2015 Collassa lo Yemen Golpe degli Houthi data: a cura di:

La conquista del Palazzo presidenziale e della sede della TV di Sana'a da parte dei ribelli sciiti Houthi segna un punto di svolta nella crisi yemenita. Del resto era da tempo chiaro che il Paese fosse al collasso dopo il fallimento degli sforzi compiuti per una transizione istituzionale e il crollo dei fragili equilibri interni. A questo punto, lo Yemen è ormai diviso in 2: il centro-nord in mano agli Houthi ed il sud in mano ad Al Qaeda, o meglio, ad AQAP (Al Qaeda nella Penisola Arabica). La caduta del vecchio leader del Paese Ali Abdullah Saleh nel 2012 è stata la causa scatenante del tutto ed è stata principalmente dovuta alla profonda spaccatura all’interno della sua stessa realtà tribale, la confederazione degli Hashid, primo gruppo etnico-tribale dello Yemen, con il leader, Sadiq bin Abdullah bin Hussein bin Nasser al-Ahmar, che ha fatto venire meno l’appoggio all’ex Presidente, e dalla rottura con il suo principale alleato, quel Generale Ali Mohsen al-Ahmar che per 30 anni aveva comandato la 1ª Divisione corazzata dell’Esercito. Una volta venuto meno Saleh, Sadiq al-Ahmar e Mohsen hanno stretto un’alleanza concretizzatasi nel Partito Islah, fondato dal padre di Sadiq, Abdullah ibn Hussein al-Ahmar, ed espressione in Yemen dell’islamismo e conservatorismo politico della Fratellanza Musulmana.

Questo gruppo di potere ha fatto fin da subito da contraltare alla ricostruzione intrapresa da Hadi e ha cercato di ostacolare il rafforzamento delle istituzioni intrapreso dal Presidente con la National Dialogue Conference (NDC), il processo istituzionale nazionale del post-Saleh. Il mancato rafforzamento delle istituzioni centrali ha portato delle inevitabili difficoltà per la tenuta dell’apparato di sicurezza statale ed è stato in questo contesto che si sono insinuate le rivendicazioni degli Houthi. La dinamica tra questa tribù e il potere centrale yemenita è stata molto spesso conflittuale. Basti ricordare che nel 2010 l'Arabia Saudita fu costretta ad intervenire per dare man forte al governo centrale nella sua lotta contro gli Houthi. Infatti, gli Houthi sono di religione zaydita, cioè un ramo dello sciismo sì diverso da quello duodecimano a cui appartengono la maggioranza degli sciiti, tra cui gli iraniani, ma che mantiene delle differenze con il sunnismo. Proprio per questo motivo, in passato Teheran ha utilizzato l’insorgenza Houthi per alimentare un focolare di instabilità sciita nella Penisola Arabica al confine con l’Arabia Saudita.

Con la crisi istituzionale degli ultimi anni la tribù ha cercato di rafforzare le sue posizioni e anzi di ampliare la propria zona di influenza entrando in conflitto con il gruppo di potere Ahmar-Mohsen-Islah che vedeva negli Houthi la principale minaccia alle proprie mire di potere. Per questo motivo, nella seconda metà del 2013 la confederazione degli Hashid, nella persona di Hussein, uno dei figli di Sadiq, ha stretto un’alleanza con le realtà salafite della scuola coranica di Dar al-Hadith, a Dammaj, un villaggio nel governatorato di Saada, lo stesso da cui provengo gli Houthi. In questo modo la milizia salafita locale, in passato sponsorizzata dai sauditi, è stata utilizzata contro gli Houthi per cercare di arginarne la forza. Tuttavia, dopo aver sconfitto la realtà salafita, i miliziani sciiti, a cavallo tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, hanno iniziato un’avanzata nelle regioni limitrofe trovando scarsa resistenza. Infatti, nonostante l’asse Ahmar-Mohsen-Islah avesse ancora una buona presa su alcuni reparti dell’Esercito nelle regioni settentrionali, di fatto, gli Houthi hanno avuto gioco facile rispetto agli avversari, fatta eccezione per la 310ª Brigata di stanza ad Amran, legata fortemente agli Ahmar e all’Islah. Solo questo reparto dell’Esercito ha rallentato l’avanzata Houthi verso la capitale per alcuni mesi. Infatti, dopo la presa di Amran, la strada per Sanaa è diventata in discesa tanto che la milizia sciita ha preso possesso dei palazzi istituzionali nella capitale a metà settembre senza trovare alcuna opposizione da parte delle Forze di Sicurezza yemenite. Solo successivamente sono avvenuti violenti scontri per le strade di Sanaa che si sono protratti per circa un mese e che hanno lasciato sul campo circa 700 morti, tra miliziani Houthi, esponenti della tribù arrivati a Sanaa per manifestare contro il governo e soldati e miliziani legati agli Ahmar e a Islah. Ciononostante, gli Houthi hanno continuato a mantenere una posizione di forza e anzi, preso il controllo della capitale, sono riusciti a strappare una sorta di potere di veto sulle nomine del Primo Ministro e del Governo da parte del Presidente Hadi. Oltre a Sanaa gli Houti hanno conquistato altre importanti aree del Paese arrivando a porre sotto la propria autorità il porto di al-Hudayda, a 180 km a sud-est dalla capitale, e ad affacciarsi nel governatorato meridionale di Ibb, circostanza che ha scatenato la reazione di AQAP, che da sempre ha in queste regioni una delle sue roccaforti.

Ma quali sono le cause del successo degli Houthi? In primo luogo, il loro “buon governo” grazie al quale la tribù sciita è stata in grado di fornire nelle zone conquistate servizi sociali e di sicurezza sopperendo alle mancanze che il governo centrale ha sempre avuto. In più, la natura maggiormente conciliante dello zaydismo ha permesso che si evitassero scontri religiosi con le tribù sunnite che non ne hanno di conseguenza ostacolato l'avanzata.

In seconda battuta, il non intervento dell’Arabia Saudita che, a differenza del passato, è rimasta a guardare. La scelta di Riyadh è dovuta principalmente al fatto che, da una parte, i legami tra Houthi e Teheran si sono tendenzialmente raffreddati negli ultimi anni e, dall'altra, al fatto che l’Arabia Saudita non vuole favorire l’ascesa al potere di una forza politica come Islah, espressione di quella Fratellanza Musulmana filo- Qatar (infatti sono stati confermati numerosi contatti tra la leadership al-Ahamar e Doha) che Riyadh sta contrastando in tutto il Medio Oriente. La Casa dei Saud, infatti, considera la Fratellanza Musulmana l'unico vero concorrente e non tollera che nessun altro possa governare un Paese ed un territorio in nome dell'Islam politico. 


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