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RID - Rivista Italiana Difesa 11-09-2014 Tutti contro ISIL 11 anni dopo riecco i "volenterosi" in Iraq data: a cura di:

 

La sera del 7 agosto 2014 il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha formalmente autorizzato l’impiego del potere aereo da parte delle Forze Armate statunitensi nei confronti delle milizie di ISIL (SI). Gli attacchi sono stati ufficialmente autorizzati le minoranze cristiane e degli Yazidi direttamente minacciate dall’avanzata di ISIL, ma, soprattutto, per supportare i Curdi e difendere Erbil.

Durante il pomeriggio dell’8 agosto 2 F/A18FSUPER HORNET dello Strike Fighter Squadron 213 “Black Lions” appartenenti al Carrier Air Wing 8 della portaerei a propulsione nucleare CVN GEORGE W. BUSH hanno attaccato con bombe JDAM GBU-54 da 500lb a guida laser/GPS postazioni d’artiglieria di ISIL nei pressi di Erbil. 

La GEORGE W. BUSH incrociava nelle acque del Golfo Persico dal 14 giugno 2014, quando a seguito dell’avanzata delle milizie dell’ISIL era stata preventivamente inviata nell’area a protezione degli interessi USA. Quelli della prima settimana di agosto sono stati i primi strike statunitensi dal ritiro delle truppe americane dall’Iraq nel 2011. Contestualmente al rafforzamento del dispositivo aeronavale, completato anche dal rischiaramento dell’ LPD-19 USS MESA VERDE nel Golfo Persico, unità  facente parte dell’ Anphibious Ready Group dell’LHD-5 USS BAATAN, il Pentagono ha rafforzato anche la truppe di terra presenti in Iraq.  Un totale di circa 800 uomini sono stati dispiegati nei punti chiave a protezione degli interessi statunitensi: si tratta dell’ambasciata a Baghdad e del consolato ad Arbil, così come anche dell’aeroporto della capitale irachena. Nei primi 2 casi è da notare la presenza di membri del  Fleet  Anti-terrorism Security Team, probabilmente provenienti o da Rota in Spagna o da Manama in Bahrein: unità in stand-by dei Marines utilizzabile in qualità di rinforzo nelle installazioni diplomatiche durante periodi di crisi a protezione degli stabili e del personale. Le unità di terra statunitensi, negli ultimi giorni hanno raggiunto circa 1.200 unità: oltre che a difesa dei siti sensibili, i militari americani sono anche impegnati nel  fornire supporto alle Forze Armate irachene e curde impegnate direttamente nel contrasto alle forze jihadiste. Le unità statunitensi sono impiegate principalmente nella direzione degli attacchi aerei e nel fornire quella che in gergo è definita situation awareness  attraverso missioni di ricognizione ed intelligence: queste unità sono costituite principalmente da membri dello United States Special Operation Command (USSOCOM). A titolo d’esempio verso metà agosto, uno dei team delle Forze Speciali statunitensi è stato impiegato in una missione volta alla gestione ed organizzazione del deflusso dei profughi Yazidi e delle altre minoranze irachene in fuga dalle milizie dell’ISIL sul monte Sinjar. Presente all’operazione vi era anche un nucleo di membri dello Special Air Service (SAS) britannico, unità che con lo Special Reconnaissance Regiment (SRR) è stata inviata in Iraq e Siria per dare la caccia al “boia” dei giornalisti statunitensi James Foley e Steve Sotloff, presumibilmente di origine britannica, missione sulla quale il Ministero della Difesa britannico mantiene naturalmente la massima segretezza. Il Regno Unito è del resto stato sin dall’inizio attivo nel fornire, insieme agli USA, aiuti umanitari alle popolazioni in fuga, prendendo poi parte all’attività di ricognizione con RC-135W RIVET JOINT e TORNADO GR4 dispiegati nella base cipriota di Akrotiri.

Anche Germania, Francia, Svezia , Danimarca, Italia ed Australia hanno contribuito all’invio di aiuti umanitari per le popolazioni sotto la minaccia dell’ISIL, non solo: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada, Italia e Finlandia hanno acconsentito anche all’invio di armi ai Peshmerga al fine di migliorare le loro capacità offensive (per i dettagli RID 10/14 in edicola dal 26 settembre). Gli attacchi aerei statunitensi si sono susseguiti durante tutto il corso dell’estate superando le 150 sortite e contribuendo ad una parziale controffensiva da parte delle truppe di Baghdad e dei Peshmerga, anche se è da notare che la situazione sul campo permane fluida. Nel frattempo il Governo australiano ha manifestato la disponibilità all’invio di armi così come a partecipare attivamente alle operazioni mediante l’invio dei propri F/A-18 HORNET e Super HORNET  in parallelo con l’impiego delle proprie forze speciali. Anche la Gran Bretagna sembra orientata verso un ruolo più attivo, così come la Francia che ha manifestato l’intenzione di partecipare alle operazioni contro ISIL qualora lo Stato Iracheno ne autorizzasse l’intervento.  Il 4 settembre 2014, poi,  il Governo Canadese ha confermato l’invio di un contingente di Forze Speciali con il ruolo di consiglieri a beneficio delle forze irachene. Nelle ultime settimane gli sforzi diplomatici statunitensi si sono intensificati per mettere su quella coalizione dei volenterosi che dovrebbe fare perno su un nucleo centrale di 9 Paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Turchia, Italia, Canada, Australia e Polonia. Il tanto atteso discorso di Obama di questa notte ha in pratica dato il via libera ufficiale a questa strategia ed ha chiarito 2 aspetti fondamentali. Il primo è che tale coalizione combatterà ISIL impiegando esclusivamente il potere aereo, ma , ecco il secondo aspetto, che gli attacchi aerei colpiranno anche i santuari e le roccaforti di ISIL in Siria. Un aspetto quest’ultimo di fondamentale importanza da un punto di vista militare considerando che limitare gli attacchi al solo Iraq, di fatto, permetterebbe al gruppo di mantenere aree logistiche e retrovie sicure nel nord e nell’est della Siria. Il Presidente Obama ha, tuttavia, precisato che tutto questo non significa una collaborazione di fatto con Assad e che, anzi, gli USA rafforzeranno gli aiuti all’opposizione anti-Assad considerata “moderata”. Già da fine agosto gli Stati Uniti stanno conducendo voli di intelligence e ricognizione  in Siria utilizzando i venerabili U-2 DRAGON LADY ed i droni RQ-4 GLOBAL HAWK e RQ-170 SENTINEL, con lo scopo di tracciare i movimenti delle milizie ed identificare possibili bersagli. Resta da chiarire il ruolo che avrà l’Italia in questa coalizione. Il nostro Paese, che già arma i Curdi, potrebbe mettere a disposizione aviocisterne KC-767A o KC-130J, personale per addestrare le forze irachene, ma anche cacciabombardieri AMX. 


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