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RID - Rivista Italiana Difesa 28-08-2014 Ucraina: ecco i Russi Cronaca di un’invasione (per ora) soft data: a cura di:

Il fronte del Donbass, tra il 24 e il 28 agosto,  ha registrato una massiccia offensiva da parte dei separatisti filo-russi e di unità dell’Esercito Russo contro le forze governative di Kiev.

Le operazioni più rilevanti hanno riguardato i territori meridionali dell’oblast di Donetsk, dove le milizie della Repubblica Federale di Novorossya (RFN), entità che riunisce le 2 Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, hanno attaccato e conquistato la cittadina rivierasca di Novoazovsk, costringendo l’Esercito e la Guardia Nazionale ucraini ad una precipitosa ritirata verso ovest. I regolari di Kiev sono stati colti di sorpresa dalla manovra dei ribelli che hanno approfittato dell’esiguità del contingente e a protezione della città. Infatti, a Novoazovsk erano presenti soltanto alcune centinaia di uomini e poche decine di mezzi, visto che la maggior parte del dispositivo militare ucraino è impegnato nei combattimenti alle porte di Donetsk e Lugansk. Secondo alcune fonti, pare che i ribelli, oltre a Novoazovsk, siano prossimi alla presa dei villaggi di Shcherbak, Huselshchykove e Markyne. Appare plausibile che i para-militari filorussi, una volta consolidato il controllo della porzione sud-orientale del Donbass, fondamentale per i collegamenti con la Federazione Russa e per il controllo di depositi di armi e impianti industriali, decidano di puntare nuovamente verso Mariupol, centro oggi nelle mani di Kiev ma che, fino a metà giugno, era uno dei bastioni dell’insorgenza anti-governativa, e addirittura Kherson, alle porte della Penisola Crimeana. Oltre a Novoazovsk, l’avanzata delle milizie del Donbass è diretta verso Amvrosiivka, alcune decine di km più a nord. In realtà, l’offensiva nei distretti meridionali dell’oblast di Donetsk sarebbe stata quasi interamente condotta da un Battalion Tactical Group (BTG) dell’Esercito Russo, marcato con insegne dei separatisti, entrato nel Paese presumibilmente attraverso il valico di Maksimov. Il BTG è un’unità ibrida di artiglieria, fanteria motorizzata e meccanizzata con capacità antiaerea (tramite MANPADS e mitragliatrici) tipica delle forze armate ex-sovietiche e riesumata dallo Stato Maggiore russo per sopperire ai ritardi della riforma militare del 2008 e garantire alle FA un sufficiente livello di flessibilità e rapid deployability. Nello specifico, il BTG è formato da circa 1.200\1.300 uomini e raccoglie elementi provenienti da battaglioni di fanteria, di artiglieria e corazzati. Nel caso dell’offensiva su Novoazovsk, secondo le fonti ucraine, il BTG sarebbe stato formato da 12-20 MBT (T-64 e T-72), diversi camion Ural per il trasporto truppe, e decine di BMP-2, BTR-80 e lanciarazzi BM-21 GRAD. Occorre sottolineare come, nei gironi precedenti all’offensiva meridionale, l’artiglieria russa posizionata sul confine abbia effettuato massicci bombardamenti sulle posizioni ucraine, seguendo una tattica ampiamente utilizzata anche nelle aree settentrionali a  ridosso di Lugansk e Donetsk. Nel complesso, circa 1.500 elementi hanno preso parte all’offensiva, mentre non ci sono ancora dati ufficiali su bilancio complessivo delle vittime che, in ogni caso, dovrebbe attestarsi nell’ordine delle 2 decine. Ad oggi, non è da escludere che la strategia del Cremlino possa essere quella di favorire l’unificazione territoriale del Donbass e della Crimea, utilizzando il duplice strumento della forza militare dei separatisti e una ipotetica nuova ondata di manifestazioni popolari contro la “Giunta di Kiev” abilmente istigate e manovrate dagli agitatori del GRU e del SVR. La puntata russa nel territorio ucraino a Novoazovsk non costituisce un caso unico. Infatti, già a metà agosto la leadership della RFN aveva pubblicamente dichiarato che 1.200 soldati russi con diverse centinaia di mezzi erano entrati nell’oblast di Lugansk a supporto dei separatisti.  

Oltre alla riapertura del fronte meridionale, i paramilitari filorussi hanno avviato la controffensiva nell’area di Donetsk e Lugansk. Infatti, con l’Esercito bloccato alle porte delle due principali città orientali ucraine, i miliziani ribelli, nello specifico i battaglioni “internazionali” e elementi del battaglione OPLOT di Aleksandr Zakharchenko, sono avanzati a sud di Donetsk, in direzione di Ilovaisk, centro controllato dai governativi. L’offensiva su questa cittadina è partita sia dalla capitale del Donbass sia dalla vicina Sakhtarsk, seguendo una manovra di accerchiamento volta a tagliare i rifornimenti all’Esercito e a consolidare il controllo sull’autostrada H-21, vitale per la logistica e l’approvvigionamento dei miliziani. I ribelli hanno conseguito una vittoria dal sensibile valore strategico e propagandistico, riprendendo il controllo di Savur-Mohyla, collina ad est di Donetsk che domina le alture del Donec e che permette il controllo di una vasta area intorno alla città. Inoltre, Savur-Mohyla è un “santuario” della Grande Guerra Patriottica, simbolo di una delle più feroci battaglie anti-naziste della II Guerra Mondiale, e ospita un famoso monumento nazionale alle memoria dei soldati caduti contro le forze del III Reich.

Anche a Lugansk le forze anti-governative, guidate dall’omonima Guardia Popolare e dall’Armata del Sud-Est (gruppo paramilitare formato da ex membri dei Berkut) hanno seguito una strategia simile, attaccando i centri orientali di Stanytsia Luhanska e Shchastya, entrambi nella mani dell’Esercito di Kiev, e cercando di accerchiarle attraverso una manovra a tenaglia partita da Lugansk e dalla vicina Stakhanov. Anche in questo caso l’obbiettivo è duplice: da una parte isolare i reparti governativi e dall’altra controllare la strada P-22 che consente i collegamenti con il territorio russo.

Nel complesso, la recente ripresa di manovre offensive da parte delle milizie della RFN ha messo in luce un sostanziale cambiamento nella strategia militare dei ribelli. Infatti, a differenza dei primi mesi di guerra, quando le forze paramilitari opposte a Kiev agivano in piccole unità il cui compito principale era assumere il controllo dei palazzi governativi nelle città orientali e soverchiare la timida e sparuta resistenza di alcuni irriducibili ucraini, nelle ultime settimane, con il picco raggiunto dallo sforzo militare ucraino, i ribelli hanno dovuto adattarsi e rispondere colpo su colpo per non soccombere. Non è un caso, dunque, che nell’ultimo mese si sia assistito ad un graduale ma costante abbandono delle tecniche di guerriglia in favore di convenzionalizzazione della strategia delle milizie, resa possibile dall’arrivo dei “volontari” russi, ceceni e serbi e dal sostanzioso supporto addestrativo, logistico e di equipaggiamento da parte di Mosca. Infatti, oltre ai combattenti stranieri, il cui numero ufficiale oscilla tra le 5.000 e le 7.000 unità, i para-militari filorussi dispongono di un crescente numero di mezzi, il cui numero, pur difficilmente quantificabile, dovrebbe attestarsi nell’ordine di 100-150 MBT (T-64\72), circa 200 tra BMP e BTR e diverse decine tra BM-21 GRAD e pezzi di artiglieria semovente (2S1 GVOZDIKA e 2S9 NONA). Nonostante alcune fazioni ribelli affermino che i mezzi sono stati sottratti alle FA ucraine, alcune immagini degli MBT lanciano un pesante sospetto sul coinvolgimento diretto di Mosca. Infatti, se i T-64BV operati dai separatisti sono in dotazione anche all’Esercito ucraino, i T-72B2 avvistati a Donetsk (riconoscibili dalla forma della torretta e dalle particolari corazze reattive), sono in servizio esclusivo con l’Esercito Russo.

Ad oggi, i miliziani del Donbass che lo scorso marzo hanno avviato la rivolta anti-governativa sono relegati al ruolo di comprimari nella difesa delle principali città, dove il contesto di guerra urbana assottiglia il divario con le forze regolari ucraine, e si occupano della conduzione “politica” della rivolta per chiari scopi di opportunità, sostenibilità e propaganda. In ogni caso, a distinguersi nella difesa di Donetsk sono stati, sinora, la Divisione dei Minatori e il Battaglione KALMIUS. Al contrario, i meglio addestrati e preparati “volontari” d’oltre confine agiscono nei teatri più caldi dello scontro, fronteggiando apertamente le forze regolari. In breve, con il passare dei mesi, si potrebbe assistere sempre più ad uno scontro tra 2 eserciti che ad una battaglia tra una forza convenzionale ed una forza di guerriglia. Naturalmente, questa evoluzione dipenderà dalla volontà, dalle decisioni e dai calcoli fatti entro le mura del Cremlino. Dal punto di vista meramente tattico, nella conduzione delle operazioni, i ribelli adottano la stessa dottrina di ispirazione sovietica dei propri avversari, basata sulla potenza di fuco e sull’utilizzo massiccio dell’artiglieria.

In conclusione, le recenti offensive dei ribelli, che sono costate a Kiev oltre 50 morti, e la crescente convenzionalizzazione delle milizie, rischiano di aumentare le già sensibili difficoltà che l’Esercito ucraino ha incontrato nelle ultime settimane. Infatti, le forze regolari, dopo la repentina avanzata degli ultimi 2 mesi, si sono impantanate alle porte di Lugansk e Donestk e, elemento più grave, hanno sinora fallito nel tagliare le vie di rifornimento dei ribelli, che così continuano a ricevere materiale e “volontari” da Mosca. Inoltre, le recenti debacle dell’Esercito e l’umiliante sfilata a cui i soldati catturati sono stati sottoposti a Donetsk potrebbero fiaccare il morale delle truppe e, di conseguenza, aumentare la fiducia dei ribelli. Infine, non bisogna dimenticare gli enormi costi umani, politici ed economici che Kiev ha affrontato e continuerà ad affrontare nella conduzione della guerra. Si tratta di elementi non secondari, soprattutto nell’ottica di un ulteriore prolungamento del conflitto. Per ulteriori approfondimenti vedi RID 10/2014 in edicola dal 26 settembre e lo speciale su RID 8/2014.     


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