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RID - Rivista Italiana Difesa 12-06-2014 Catastrofe Iraq data: a cura di:

In neanche 2 giorni le forze di ISIL (Al Qaeda in Iraq e nel Levante), appoggiate da milizie sunnite e baathiste, hanno conquistato Mosul e gran parte del nord dell’Iraq. Mosul è la terza città irachena, abitata da quasi 2 milioni di abitanti, ed un importantissimo centro economico e strategico del Paese. Una debacle per il Premier Nouri AL Maliki. Le poche forze – di polizia e appartenenti all’Esercito iracheno – che difendevano la città, infatti, si sono sbandate quasi subito di fronte al rullo compressore in termini di compattezza, disciplina e organizzazione di ISIL. I qaedisti, provenienti dalla provincia di Anbar, hanno conquistato basi dell’Esercito, caserme, depositi di armi, oltre 100 checkpoint gestiti da Polizia ed Esercito lungo la strada che porta a Baghdad, e persino l’aeroporto, mentre i militari iracheni disertavano in massa lasciandosi alle spalle veicoli e armamenti. All'attacco avrebbero preso parte circa 2.000 miliziani. Secondo le prime informazioni disponibili, ISIL avrebbe catturato diversi pezzi di artiglieria, da 122 e130 mm, mortai, oltre 200 veicoli di tutti i tipi – MRAP, HUMVEE up-armored – e alcuni elicotteri. Una cinquantina di HUMVEE up-armored hanno già raggiunto Raqqa, la roccaforte di ISIL in Siria. A questi bisogna aggiungere quasi 500 milioni di dollari trafugati da banche e edifici governativi. La facilità della vittoria di ISIL dipende dal fatto che, come si diceva, la città era scarsamente difesa dal momento che un accordo dello scorso anno tra il Governo di Baghdad ed il Kurdistan Regional Government (KRG) aveva nei fatti portato alla quasi smilitarizzazione della città, posta a snodo tra le rispettive aree di influenza, per allentare le tensioni tra le 2 parti che minacciavano di sfociare in guerra aperta. Adesso, però, Maliki se vorrà riprendere la terza più importante città dell’Iraq dovrà chiedere l’aiuto dei Peshemrga, gente seria e molto più affidabile del nuovo Esercito Iracheno. Occorreranno forza corazzate, e i curdi ce l’anno, e mezzi pesanti. Manca il supporto aereo, e non ci stupiremmo e qualcuno – leggi gli americani – lo fornisse dall’esterno. Del resto la posta in gioco è enorme considerata l’importanza strategica di Mosul. Grazie all’autostrada che la collega a Baghdad, difatti, i qaedisti potrebbero piombare in poco tempo sulla capitale, con tutto ciò che ne consegue. Non caso, dopo Mosul, in breve tempo ISIL ha conquistato anche Tikrit, città natale di Saddam Hussein, ed è arrivata a minacciare anche Samarra, tra Tikrit e Baghdad, anche se i primi scaglioni che hanno investito questa città sono stati respinti dalle forze irachene. Questa città è di fondamentale importanza perché è l’ultimo vero bastione prima dell’area della capitale e perché è sacra per gli sciiti vista la presenza del santuario di al-Askari, protetto da milizie sciite e, nelle ultime ore, pare anche da 100/150 membri dell’unità per le operazioni all’estero dei Pasdaran Al Qods.

Dal canto suo, ISIL ha dimostrato di essere ormai una forza para-convenzionale a tutti gli effetti in grado di condurre azioni complesse e sostenerle da un punto di vista logistico. Al di là della determinazione e della compattezza dei suoi ranghi, l’organizzazione può contare su una struttura di comando e controllo molto efficiente, che dà ampia autonomia alle unità territoriali, ma capace di condurre operazioni simultanee, e su equipaggiamenti pesanti – catturati nelle caserme siriane o in quelle dell’Esercito iracheno o agli altri gruppi ribelli siriani con cui ISIL è in guerra – come carri armati, lanciarazzi multipli, sistemi anticarro. Equipaggiamento per la gran parte di origine ex sovietica ma anche più moderno, proveniente dagli arsenali occidentali e finito nel calderone siriano per alimentare la “resistenza” contro Assad: fucili d’assalto M-16, sistemi controcarro TOW ecc.. I suoi miliziani sono soldati a tutti gli effetti, capaci di impiegare le tecniche e le tattiche della guerriglia, supportandole con un ampio ricorso a camion bomba per aprire brecce in check point e caserme, ma anche di utilizzare e mantenere mezzi e dotazioni pesanti. Ad oggi, ISIL potrebbe contare tra Iraq e Siria fino a 30.000 miliziani, inquadrati in battaglioni da 2/300 uomini ciascuno, e su un’estesa infrastruttura di supporto e logistica nell’Iraq occidentale e nel nord e nell’est della Siria. Un'area semi-santuarizzata grande quanto il Belgio grazie alla quale ISIL può ri/raggrupparsi e distribuire in profondità tutto il proprio dispositivo. In Siria, il gruppo controlla gran parte del nord e dell’est, mentre in Iraq buona parte dell’ovest, a cominciare da Falluja e Ramadi, e, adesso, anche del nord.

ISIL è l’erede di AQI (Al Qaeda in Iraq), a sua volta evoluzione di Tawid Wal Jihad, lo storico gruppo di Al Zarqawi. Il suo leader è adesso Abu Bakr al-Baghdadi. Quest’ultimo, a partire dai primi del2013, ha iniziato ad infiltrare propri elementi in territorio siriano chiedendo all’altro gruppo qaedsita, Al Nusra, di fondersi con ISIL per formare un’unica realtà con la quale stabilire un califfato esteso ai 2 Paesi. Di fatto, Baghdadi ha chiesto ad Al Nusra di accettare la propria leadership e di subordinare la lotta ad Assad alla costituzione di un califfato che andasse da Bassora a Latakia. Un obbiettivo inaccettabile soprattutto per la componente siriana di Al Nusra. Questa diversità di obbiettivi alla lunga ha pesato sulla tenuta della componente qaedista siriana ed è alla fine esplosa innescando durissimi scontri ed una guerra civile nella guerra civile. Molti dei combattenti di Al Nusra, soprattutto la componente cecena, sono confluiti nei ranghi di ISIL che sono per la gran parte compositi da stranieri: oltre ai già citati ceceni, sauditi, nordafricani e anche qualche miglia di occidentali.

I successi fulminanti di ISIL in Iraq sono dovuti anche, se non soprattutto, alla rivolta di diverse realtà tribali sunnite nei confronti del Governo guidato dallo sciita Maliki e delle sue politiche considerate settarie. Questa rivolta, ampiamente strumentalizzata da ISIL, ha portato lo scorso gennaio alla conquista di Falluja e Ramadi e di gran parte della provincia di Anbar da parte delle milizie tribali sunnite e di ISIL (vedi 3/2014). Tra le nuove milizie sunnite che combattono, in nome di una convergenza tattica, assieme ad ISIL c’è anche Jaysh Rijal al-Tariqah al-Naqshabandia (l'Esercito degli Uomini dell'Ordine di Naqshbandi, JRTN), formazione di matrice baathista composta in gran parte da appartenenti all’ex regime di Saddam, dietro cui sembra ci sia Izzat Ibrahim al-Douri, ex vice di Saddam Hussein rifugiatosi all'estero ormai da anni. Il gruppo ha un’organizzazione molto radicata nelle aree sunnite del Paese, da Mosul a Tikrit e in tutto l’Anbar, ed un’ottima organizzazione militare considerando che tra i suoi membri ce ne sono tanti che in passato servivano con le Forze Armate di Saddam Hussein. Anche JRTN, come rivendicato dallo stesso gruppo, ha preso parte all’attacco su Mosul, preparato da mesi. Adesso la situazione per il Governo Maliki si fa critica. A nord di Baghdad si sta riorganizzando la difesa a partire dal complesso militare di Taji, ma ISIL e le forze di JRTN sono a poche decine di km, mentre si stanno pericolosamente affacciando anche nella prima cintura ad ovest della capitale. In queste condizioni, il Governo Maliki non ha alternative a coalizzarsi con le forze curde per arginare l’offensiva di qaedisti e baathisti. I Peshmerga hanno già compiuto il primo passo prendendo il controllo di Kirkuk, altro importante centro petrolifero del nord del Paese, e città al centro di una disputa tra il Governo regionale curdo e il Governo iracheno, approfittando del ritiro delle forze irachene presenti nella città. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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