a cura della Rivista Italiana Difesa
La battaglia di Deir Ezzor: ecco anche i Curdi data: 11-09-2017 a cura di: Michele Taufer


Martedì 5 settembre 2017, unità dell’Esercito Siriano (SAA) e delle National Defense Forces (NDF), con alla loro testa le Tiger Forces, l’unità d’elité formata da ufficiali alawiti resasi protagonista nelle battaglie condotte in Siria nell’ultimo anno, hanno ufficialmente spezzato l’assedio dello Stato Islamico alla città di Deir Ezzor. L’avanzata dei lealisti è stata ampiamente supportata dalle Forze Aerospaziali Russe (Vozdushno-Kosmicheskiye Sily - VKS) e dagli Spetsnaz/Contractor russi che parrebbero aver partecipato in maniera massiccia ed attiva agli scontri. I governativi di Assad erano riusciti a spingersi nelle vicinanze della città già durante il 2-3 settembre ma, vista la resistenza da parte dei miliziani dell’ISIS posti a cinturare l’area, sono riusciti a stabilire un corridoio sicuro con la guarnigione della 104ª Brigata Paracadutisti, appartenente alla Guardia Repubblicana, all’interno della base della 137ª Brigata, nella parte occidentale della città, soltanto nella giornata di martedì 5. A partire dal 4 settembre, le VKS hanno aumentato in maniera significativa i ratei degli strike aerei condotti sia dentro la città di Deir Ezzor che nelle sue vicinanze, al fine così di mantenere sotto pressione gli assedianti del Daesh e di fornire supporto aereo all’avanzata dei lealisti. A quanto dichiarato dal Ministero della Difesa Russo, le VKS hanno condotto circa 80 sortite aeree mettendo fuori uso e distruggendo 2 carri armati, 3 veicoli da combattimento, e più di 10 pick-up dotati di armamento pesante, con la morte o il ferimento di circa 70 miliziani. Al fine di supportare le operazioni attorno al villaggio di Ash-Sholah poi, oltre a strike aerei, il 5 settembre sono stati lanciati 3 missili da crociera KALIBR da una fregata in navigazione nel Mediterraneo. L’unità navale, l’ADMIRAL ESSEN (distintivo ottico 751), è la seconda fregata della classe GRIGOROVICH, con un dislocamento a pieno carico di 4.000 tonnellate e dotata, tra i vari armamenti a disposizione, di un lanciatore ottuplo a celle verticali tipo UKSK per missili della famiglia KALIBR. Sempre dai comunicati del Ministero della Difesa di Mosca, gli strike navali hanno portato all’eliminazione di un posto di comando dell’ISIS, un centro di comunicazioni, un’officina per la riparazione dei mezzi e depositi di munizioni ed armi. L’attacco missilistico avrebbe altresì contribuito a sventare un ammassamento di miliziani in procinto di contrattaccare le unità del SAA proprio nei pressi di Ash-Sholah. L’ISIS ha risposto all’avanzata delle truppe di Damasco sia lanciando attacchi diretti contro le posizioni governative presenti nella città di Deir Ezzor, sia trasferendo miliziani nel villaggio di al-Mayadeen che si trova a sud-est, al fine di sviluppare una controffensiva nell’area per tagliare le retrovie del SAA isolando così la “testa di ponte” ricongiuntasi con gli uomini del Maggior Generale Issam Zahredinne, divenuto ormai per i fedelissimi di Assad l’eroe della resistenza di Deir Ezzor. Il 7 settembre sembrerebbero essere giunti nella città anche pontoni ed imbarcazioni appartenenti al 5° Corpo dell’Esercito Siriano così da poter attraversare l’Eufrate e proseguire l’avanzata con una manovra a tenaglia sulla città ai danni dei miliziani ancora presenti al suo interno. Con l’avvenuto ricongiungimento e la rottura dell’assedio, l’obiettivo principale dei lealisti è infatti ora quello di riprendere il controllo totale della città: un’operazione che beneficia del possesso del canale di rifornimento rappresentato dal controllo dell’autostrada Palmyra-Sukhna-Deir Ezzor. L’avanzata continua a proseguire con successo e a riprova di ciò l’8 settembre gli uomini di Assad, con l’aiuto, oltre che russo anche delle milizie palestinesi di Liwa al-Quds ed Hezbollah, hanno raggiunto un altro importante traguardo: il ricongiungimento con i lealisti presenti all’interno dell’aeroporto, anch’essi cinti d’assedio dai ribelli da più di 3 anni. La conquista e la messa in sicurezza dell’intera città di Deir Ezzor, al pari del suo perimetro circostante, costituirebbe un colpo mortale ai danni del Daesh e permetterebbe alle truppe di Damasco di poter disporre di un avamposto di inestimabile valore operativo dal quale poter effettuare operazioni militari nell’intera regione e riprendere il controllo di tutto il territorio lungo il confine iracheno. Quella che si sta prefigurando è però una vera e propria corsa contro il tempo: a partire da venerdì 8 settembre, infatti, le Syrian Democratic Forces (SDF), supportate dagli Stati Uniti, hanno iniziato la loro propria offensiva contro le posizioni del Daesh presenti nella parte nord della provincia di Deir Ezzor e puntando verso sud, in direzione della città capoluogo. L’avanzata è stata sino ad ora rapidissima, permettendo alle SDF di sottrarre al Califfato ben 250 km² di territorio dall’avvio delle operazioni. Sebbene ufficialmente la Coalizione abbia affermato che lo scopo dell’avanzata delle SDF sia la messa in sicurezza e l’espulsione di ISIS dalle aree della valle del fiume Khabur, sarà sicuramente interessante vedere nelle prossime ore se la Coalizione a guida USA permetterà a Damasco e a Mosca di conquistare in maniera totale Deir Ezzor, oppure se tenterà in qualche modo di inserirsi cercando di “arginare” e contenere i Siriani al di là del fiume Eufrate. Nel 2012, Deir Ezzor era la settima più popolosa città siriana con 240.000 abitanti. La sua importanza però deriva dal fatto di essere sempre stata il principale centro di estrazione petrolifero dell’intero Paese, con il più grande sito di stoccaggio situato nel complesso di Al-Omar. La sua collocazione geografica, le fa assumere poi il ruolo di snodo cruciale per le arterie viarie che connettono Siria ed Iraq. Da un punto di vista storico e simbolico, infine, Deir Ezzor è stata una delle prime città siriane ad essere investita nel 2011 dall’ondata di proteste sfociate poi su scala nazionale nell’attuale conflitto siriano. Caduta nell’autunno del 2012 la quasi totalità dell’omonima provincia in mano dei ribelli, è a partire dalla successiva primavera che la città è stata cinta d’assedio ed ha visto i governativi abbandonare le proprie posizioni nel centro città per trincerarsi nel settore occidentale all’interno della base della 137ª Brigata e mantenendo il controllo dell’aeroporto. Dal luglio 2014, poi, i militanti del neonato Califfato hanno continuamente cercato di far crollare la strenua resistenza degli uomini di Zahredinne, circa 5.000 soldati, senza però mai riuscirci. Di questi 5.000, il nucleo è costituito dai membri della già menzionata 104ª Brigata Aerotrasportata, a cui si sono aggiunte unità appartenenti alla 137ª e 123ª Brigata Meccanizzata, miliziani locali e parti del 119° , 71° Reggimento e dell’8° Stormo della Syrian Arab Air Force (SAAF), ed anche, parrebbe, uomini di Hezbollah, attivi in città a fianco dei lealisti sin dal 2014. I tentativi da parte dei miliziani del Daesh di eliminare la guarnigione dei lealisti sono stati innumerevoli nel corso dei 3 anni d’assedio ed hanno visto l’impiego massivo di attentatori suicidi, di Vehicle-Borne Improvised Explosive Devices (VBIEDs) blindati, così come di tunnel bomba scavati con lo scopo di penetrare le difese nemiche. L’accurato supporto di fuoco d’artiglieria, di armi anticarro così come l’impiego del potere aereo combinato di SAAF e VKS hanno permesso, però, alla guarnigione di resistere durante gli scorsi 3 anni, fino all’arrivo delle Tiger Forces del Maggior Generale Suheil Al Hassan, avvenuto lo scorso 5 settembre.


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