a cura della Rivista Italiana Difesa
La portaerei VINSON verso la Corea data: 10-04-2017 a cura di: Giuliano Da Frč

Non è chiaro se il neo-Presidente americano Donald Trump abbia deciso di fare proprio il motto di un suo popolare predecessore, negli ultimi tempi molto rimpianto negli Stati Unit, Teddy Roosevelt, ossia “Parla dolcemente ma porta con te un grosso randello: andrai lontano”. O se siamo dalle parti del più prosaico “can che abbaia, non morde”. Sta di fatto, che a 48 ore dall’attacco missilistico contro il regime siriano, contraddistinto da non poche ombre e punti di domanda (soprattutto relativi ai non certo devastanti danni inflitti alle forze di Assad), Washington sfodera nuovamente il randello. Contro la Corea del Nord, questa volta. La portaerei CARL VINSON e il suo Carrier Strike Group 1, che si trovavano a Singapore in vista di un ridispiegamento in Australia (nell’ambito della politica varata dall’ex Presidente Obama, tesa a fare dell’isola-continente un player chiave per il contenimento della Cina), domenica ha lasciato il porto della città-stato asiatica per dirigersi verso la Penisola coreana. Mentre lanciava l’attacco contro la Siria, Trump si stava confrontando con ilPresidente cinese Xi Jinping. Pechino ha sempre considerato la Corea del Nord nella propria zona di influenza: ma è ormai chiaro che il giovane, terzo dittatore della famiglia Kim, al potere a Pyongyang dal 1948, sia decisamente insofferente verso la tutela cinese. Ufficialmente, lo sviluppo dell’arsenale nucleare nordcoreano è in chiave anti-occidentale: ma ovviamente gli obbiettivi dei missili con testata nucleare potrebbero facilmente essere reimpostati per colpire la Cina, in caso di rottura. L’uccisione in questi anni di numerosi quadri militari e politici del regime, compreso il fratellastro di Kim Jong-un, considerati filo-cinesi, ha aumentato i dissapori tra Pyongyang e Pechino, che ha varato alcune (blande, ma significative) sanzioni. Difficile che Xi abbia dato il via libera a Trump per un’azione di forza. Resta il fatto che la VINSON, terza unità classe NIMITZ in servizio dal 1982, è stata allertata subito dopo il vertice tra i 2 capi di stato, e ora si dirige verso nord col suo 2° Stormo imbarcato, scortata da 2 caccia classe ARLEIGH BURKE (MEYER e MURPHY, entrati in servizio dopo il 2010 ed entrambi appartenenti alla versione Flight-IIA, più avanzata di quella impiegata in Siria), e dall’incrociatore antiaereo LAKE CHAMPLAIN, tipo AEGIS-TICONDEROGA, in servizio dal 1988 e pure armato con i TOMAHAWK. Il gruppo è inserito nella forza avanzata della 3ª Flotta (Third Fleet Forward initiative), agli ordini diretti del Comandante del Pacifico, Ammiraglio Harry B. Harris, il primo ufficiale di origini asiatiche – è nato nel 1956 in Giappone da padre americano e madre nipponica – a raggiungere il comando della flotta che nel 1945 sconfisse il Sol Levante. Il portavoce di USPACOM ha sottolineato come il dirottamento della VINSON dalle programmate attività in Australia al Pacifico nord-occidentale sia solamente da intendere quale misura prudenziale, dopo i nuovi test missilistici nordcoreani, cui si teme possa seguire un nuovo esperimento nucleare. La data entro la quale il Carrier Strike Group 1 sarà in posizione d’altra parte non è stata scelta a caso: il 15 aprile ricorrerà il 105° anniversario della nascita del fondatore di questo bizzarro regime monarchico-comunista, ossia il nonno dell’attuale Kim “Terzo”, Kim il-Sung (1912-1994), di fatto “divinizzato” alla sua morte e considerato come Presidente eterno essendo i successori semplici reggenti... Il giovane nipote sembra prediligere in queste occasioni oltre alle solenni parate in stile sovietico, anche fuochi d’artificio hi-tech, e in molti si aspettano nuovi test missilistici e/o nucleari, che ormai hanno portato Giappone e Corea del Sud all’esasperazione. Resta tuttavia da chiarire l’esatta natura della missione della VINSON, poiché una scarica di TOMAHAWK contro la Corea del Nord, sulla falsariga di quanto fatto in Siria, sarebbe inutile e controproducente. Il gruppo della VINSON garantisce, oltre alle batterie di missili TOMAHAWK, anche la presenza della forza d’urto dei circa 85 velivoli del suo Carrier Air Wing-2, incentrato su 4 squadroni da combattimento su HORNET e SUPER HORNET, più il 136° che impiega gli EA-18G GROWLER da guerra elettronica, e altri 4 squadroni di supporto, uno su aerei radar HAWKEYE, uno su aerei logistici, e 2 su elicotteri MH-60. Mezzi che mediamente potrebbero effettuare 150-160 sortite giornaliere, anche se in alcune azioni di guerra le NIMITZ sono arrivate a supportarne 200. Le voci relative ad un avviso di mobilitazione per 150.000 riservisti delle Forze Armate americane aggiunge un ulteriore punto di domanda su quanto Washington si prepara a fare. Agitare solo un grosso randello…o usarlo? E contro chi?


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