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RID - Rivista Italiana Difesa 15-12-2016 Finita la battaglia di Aleppo data: a cura di:

Stamattina i primi civili hanno iniziato a lasciare Aleppo Est. Dopo le incertezze di ieri, la tregua sembra dunque essere partita. Era stato l'Iran, pare, a mettersi di traverso all'accordo negoziato direttamente tra Putin ed Erdogan, accordo che prevedeva l'evacuazione sicura dei civili e dei ribelli rimasti negli ultimi 2-3 quartieri di Aleppo Est e la fine delle operazioni militari. Teheran, però, voleva che i 2 villaggi sciiti di Foua e Kefraya da tempo assediati nella provincia di Idlib, roccaforte di Jaish Al Fateh – la coalizione guidata dai qaedisti di Jabhat Fateh al-Sham (ex Al Nusra) e dai salafiti filo-sauditi di Ahrar al-Sham – venissero a loro volta evacuati. Alla fine un nuovo accordo pare essere stato trovato stanotte e, secondo fonti dei gruppi ribelli, le operazioni dureranno 2 o al massimo 3 giorni, salvo intoppi sempre dietro l'angolo in situazioni estremamente complesse e complicate come questa. La battaglia di Aleppo può dirsi in questo momento conclusa con la vittoria del fronte lealista sostenuto da Iran e Russia. Questo esito si deve ad una serie di fattori convergenti. Il primo, e più importante, è stato il riavvicinamento politico tra Turchia e Russia, culminato con l'incontro lo scorso agosto tra il Presidente russo Putin e quello turco Erdogan. In quell'occasione le 2 potenze hanno messo da parte i feroci dissidi dell'ultimo anno, sfociati nell'abbattimento di un bombardiere tattico Su-24 russo ad opera di 2 F-16 turchi, ed hanno trovato un'intesa ad ampio raggio comprendente energia, con il nuovo vi libera al progetto Turkish Stream (che porterà il gas russo da Krasnodar alla Tracia turca), ristabilimento dei rapporti commerciali e Siria. E proprio sulla Siria pare che i 2 uomini forti abbiano fatto una sorta di baratto: via libera russo all'intervento turco nel nord della Siria, e riduzione del supporto turco ai ribelli di Aleppo. Gli effetti di questi accordi sono stati immediati. Di lì a poco la Turchia è intervenuta nel nord della Siria – Operazione SCUDO DELL'EUFRATE - senza nessuna interferenza da parte dell'Esercito Siriano e dell'Aeronautica Russa. Un intervento volto a ripulire l'area di confine dai miliziani di ISIS, ma, soprattutto, a impedire che i 2 canton i curdi siriani, quello di Hasakah e quello di Afrin, potessero essere riunificati. La fanteria per questa operazione è stata fornita in buona parte dai ribelli dell'FSA (da anni diventato il braccio armato della Fratellanza Musulmana siriana) e di Ahrar Al Sham fatti affluire proprio da Aleppo e Idlib in diverse migliaia di unità. Questo "storno" di risorse ha indebolito nei fatti il fronte ribelle aleppino che ha progressivamente ceduto terreno all'avanzata dei lealisti – reparti di elite dell'Esercito Siriano, la milizia irachena Al Nujaba, quella palestinese di Liwa Al Quods ed Hezbollah, supportati da consiglieri russi, iraniani e dai raid aerei di Aeronautica Russa e Siriana – dopo che questi avevano provveduto per tutti i primi 6 mesi del 2016 a stringere e consolidare l'anello attorno alla città. Alla fine, la posizione dei ribelli rimasti asserragliati nei quartieri orientali era diventata insostenibile. Meglio un accordo che permetterà forse ai sopravvissuti di tornare presto a combattere contro Assad, e a questo di mostrare al Mondo la sua vittoria. Vedremo, poi, se l'accordo tra Ankara e Mosca reggerà. Al Bab sarà il banco di prova che dimostrerà se le 2 potenze sono in grado di controllare i clienti locali e di mantenere un equilibrio tra le rispettive sfere di influenza. L'altra ragione forte dietro il successo di Assad è il supporto russo e di Hezbollah. L'assistenza russa è stata fondamentale. I consiglieri di Mosca hanno fornito assistenza alla pianificazione delle operazioni ed alla pianificazione del supporto logistico alle stesse operazioni. Concetti da sempre molto sfuggenti per gli eserciti arabi, ma fondamentali per vincere le battaglie, soprattutto se battaglie di lunga durata. E poi il supporto aereo, che è sempre stato costante anche se con ratei di sortite giornalieri non certo elevati (30-40 il giorno; numeri lontani anni luce dai 300 delle ultime 3 settimane della Guerra in Kosovo, per esempio, o dal rullo compossessore da 1.000 strike il giorno di DESERT STORM). Nelle ultime settimane, poi, gli attacchi aerei russi, più che sui quartieri orientali di Aleppo si sono concentrati sulle linee di rifornimento di Jaish Al Fateh da Idlib verso la città alleggerendo la pressione sugli assedianti da sud-ovest. Per quanto riguarda Hezbollah, questo ha garantito una forza di manovra di fanteria meccanizzata di alto livello, ben addestrata e motivata, capace di essere dinamica e aggressiva sul terreno. Non a caso è stato proprio Hezbollah a sostenere, assieme alle forze speciali (Tigri) ed agli uomini della Guardia Repubblicana dell'Esercito Siriano, gli scontri più duri e complessi. Infine, il supporto dei consiglieri iraniani, fondamentale soprattutto per addestrare, inquadrare e guidare in battaglia le milizie sciite straniere e non. I 2 grandi perdenti della battaglia di Aleppo sono l'Arabia Saudita e, in parte, l'Occidente. L'Arabia Saudita ha visto i suoi clienti, a cominciare da Ahrar Al Sham, subire una grave sconfitta ed Assad restare in sella. A differenza di Erdogan, che ha ottenuto il risultato di ritagliarsi una sfera di influenza nel nord della Siria, obbiettivo da sempre perseguito da Ankara, il nuovo Re Salman non ha portato nulla a casa, mentre si ritrova con la voragine yemenita, di cui qua da noi non si parla mai, che macina uomini, mezzi e risorse e di cui il Regno non riesce a venire a capo. L'Occidente perde in parte perchè in realtà non ha mai avuto una politica coerente sulla Siria. E' sempre stato a parole contro Assad, ma non ha mai potuto contare su un'alternativa vera e credibile – esattamente quanto accaduto in Libia con Gheddafi. In pratica, non ha mai avuto influenza sulla ribellione, come dimostrato dal sostanziale fallimento dei programmi di reclutamento e riarmo di alcune fazioni ribelli, mentre questa veniva progressivamente egemonizzata da qaedisti, salafiti e fratelli musulmani. L'unica cosa che poteva fare era voltarsi dall'altra parte, verso lo Stato Islamico, il nemico perfetto e di tutti, senza però avere un disegno più complessivo sul futuro della Siria e di tutta la regione. Troppo poco.


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