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RID - Rivista Italiana Difesa 16-07-2016 Turchia: il golpe - fallito - dei Colonnelli data: a cura di:

Nella tarda serata del 15 luglio alcune fazioni delle Forze Armate turche, autonominatesi “Consiglio della Pace”, hanno tentato di impossessarsi del potere con un colpo di stato. Nell’arco di 4 ore i militari hanno coordinato una manovra volta a prendere il controllo dei gangli fondamentali del Paese: aeroporti, ponti, edifici governativi e reti televisive, andando a colpire con almeno un paio di elicotteri S-70A ed alcuni carri armati la sede del MIT (l’intelligence turca) a Yenimahalle, il quartier generale della Polizia a Golbasi, la sede del Parlamento, e sequestrando il Capo di Stato Maggiore turco, Gen. Hulusi Akar, trasferito dal Ministero della Difesa alla base aerea di Akinci, a nordovest di Ankara. Intorno alle 2 il tentato colpo di stato è stato dichiarato fallito, prima dal comando dei servizi di sicurezza nazionali e dal PM Yldirim, seguiti dopo meno di un’ora dallo stesso Erdogan, atterrato all’aeroporto Ataturk di Istanbul alle 2.20 ed accolto da una numerosa folla di sostenitori, dopo essere decollato da Dalaman dove era in vacanza, con un volo che inizialmente sembrava diretto verso la Germania/Gran Bretagna. Nella conferenza stampa il Presidente turco si è rivolto al Paese definendo il tentato golpe “un regalo dal cielo che aiuterà il suo governo a purgare le FFAA dagli elementi sovversivi”. Il fallito colpo di stato lascia dietro di sé un bilancio di 194 vittime (49 civili, 41 agenti di polizia e 104 golpisti) e l’arresto per alto tradimento di ben 1563 membri delle FFAA, tra cui 5 generali e 29 colonnelli.

Quello tentato il 15 luglio sarebbe stato il quinto golpe turco, dopo quelli del 1960,1971,1980 e 1997, senza dimenticare le 2 purghe avvenute nel 2010, con l’arresto di 49 alti ufficiali militari, e nel 2012 con oltre 300 militari arrestati, in entrambi i casi con l’accusa di tentato colpo di stato. Da una prima analisi si può certamente dire che il tentato golpe di questa notte è stato maldestro e raffazzonato, guidato da una fazione eccessivamente polarizzata, pare guidata dal Col. Muharrem Kose, ex ufficiale dell’Esercito congedato con disonore lo scorso marzo per la sua vicinanza al movimento gulenista Hizmet, costituita da ufficiali di rango medio alto e di dimensioni non sufficientemente adeguate per avere successo. A giocare contro i golpisti non ci sono stati, tuttavia, solo la ridotta partecipazione e la carenza di un supporto dei comandanti più anziani e degli alti ranghi delle FFAA turche, ma anche la mancanza del sostegno statunitense. E’ estremamente probabile, infatti, che Stati Uniti e Russia fossero informate dell’imminente golpe. Anzi, non è da escludere che Kerry e Lavrov abbiano parlato anche di questo durante il vertice tenutosi a Mosca. Da Washington, tuttavia, fin dal principio sono giunte dichiarazioni di supporto al governo eletto e già questo non costituiva un presagio positivo per i golpisti. Interessante la tempistica del tentato golpe, avvenuto poche settimane prima della riunione dell’Alto Consiglio Militare, organo di supervisione delle FFAA, durante il quale ci si attendeva un intervento di Erdogan volto ad estromettere alcuni militari legati al movimento Hizmat capeggiato da Fethullah Gulen, ex alleato del Presidente turco, ormsi divenuto nemico numero uno, già oggetto di ripetute purghe governative fin dal 2014. Come detto, proprio questi ufficiali sarebbero stati alla guida del tentato colpo di stato. Risulta ancora poco chiara la situazione delle FFAA, nello specifico quanto controllo ha il Governo su di esse. E’ un dato di fatto che, a differenza della Marina, da giudicarsi totalmente estranea al golpe, alcune unità dell’Esercito e dell’aviazione abbiano partecipato alle operazioni pianificate dai golpisti. In particolare, una grossa fetta della Gendarmeria, la polizia militare turca, ha preso parte alle operazioni di chiusura dei 2 ponti sul Bosforo. Mezzi corazzati LEOPARD ed M60T della 65° Brigata Meccanizzata hanno preso parte alle operazione per la messa in sicurezza degli aeroporti di Istanbul. Inoltre 2 elicotteri AH-1W COBRA sono stati impiegati per colpire il Parlamento e da 4 a 6 caccia F-16C VIPER hanno ripetutamente sorvolato a bassissima quota sia Ankara che Istanbul e alcuni di essi avrebbero provato a localizzare il GULFSTREAM IV di Erdogan per abbatterlo, probabilmente dopo essere stati riforniti in volo da un KC-135R del 101° Squadron di Incirlick. Ancora, non va dimenticato che il Capo di Stato Maggiore turco è stato tenuto in ostaggio in una base, quella di Akinci sede di 3 squadrons di F-16C (141°,142° e 143°), controllata da membri che certamente hanno preso parte al golpe. Inoltre, una coppia di elicotteri CSAR AS532 dell'Aeronautica sono stati impiegati per sequestrare un numero imprecisato di Generali presenti ad un matrimonio, e ben 8 aerei da trasporto tra C-160 TRANSALL e A400M ATLAS, sono stati ritrovati a Malatya con un carico di armi che sarebbero dovute essere utilizzate per ilgolpe. Al momento, inoltre, sembra che il Comando Generale dell’Esercito sia ancora nelle mani dei militari ribelli.

Per quanto riguarda la posizione di Erdogan, va evidenziato come sul piano interno la sua posizione resti estremamente solida, grazie al diffuso sostegno popolare di cui continua a godere, come dimostrato dalle immagini di questa notte dopo il suo atterraggio ad Ataturk, quando ha voluto camminare senza scorta tra la sua gente che lo acclamava e a cui aveva chiesto di scendere in piazza e ribellarsi. Del resto, le elezioni le ha sempre vinte in modo abbastanza netto e il suo partito AKP è, ormai,  profondamente radicato nel tessuto politico turco. D’altro canto, la sua posizione internazionale non è delle migliori. Di fatto, nessun Capo di Stato ha manifestato in modo chiaro il proprio supporto al Presidente turco prima dell’una di notte (il primo è stato Obama), quando ormai era chiaro che il golpe fosse fallito. Inoltre, le voci riguardanti il rifiuto da parte tedesca ed inglese di accogliere il volo sul quale si trovava Erdogan in caso di fuga in seguito al golpe riuscito, vanno ancora verificate, ma se reali costituirebbero un duro colpo per la postura internazionale del “sultano”. Ciononostante, il golpe fallito dimostra che Erdogan, oltre ad avere, come detto, un seguito popolare non indifferente, ha ancora una presa solida sulle istituzioni turche  - non solo civili - e che sarà estremamente arduo porre fine alla suo governo sempre meno laico, e per noi, più pericoloso.


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