LEONARDO
RID Articoli Mese
Notizie a cura di RIDlogo RID
anteprima logo RID Si placano (per ora) gli scontri a Tripoli

Sembrano per il momento placarsi gli scontri a Tripoli dopo l’escalation degli scorsi giorni. L’ingresso in forze delle milizie “ufficiali” di Misurata nella capitale, dove a dar man forte a Serraj erano già giunti gli uomini di Zintan, ha permesso di consolidare le difese e di dissuadere l’ulteriore avanzata dei miliziani ribelli dei fratelli Kani e del Misuratino “rinnegato” Salah Badi. In queste ore nella battaglia ha fatto il suo ingresso anche la RADA, la milizia salafita di Abdel Rauf Kara, inizialmente “tiepida” di fronte all’escalation e preoccupata per il ritorno degli Zintani nella capitale. Di sicuro, l'ingresso in grande stile dei Misuratini a Tripoli è una buona notizia per l’Italia che da sempre ha ottimi rapporti con le forze della città autonoma sulla costa libica e che giustamente considera gli stessi Misuratini più affidabili della “cupola” cittadina – formata da un coacervo di milizie salafite e personalistico-mafiose – che regge Serraj.

anteprima logo RID Missili iraniani (anche) in Iraq

Gli Hezbollah e le milizie sciite irachene continuano a rafforzare il loro arsenale. I primi ricevono il materiale via Siria, una rotta colpita più volte da Israele con una serie di raid per neutralizzare materiale strategico, ma anche le seconde – stando a rivelazioni della Reuters – avrebbero ottenuto di recente un buon numero di missili di produzione iraniana, con una portata compresa tra i 200 e i 700 chilometri. Armi che potrebbero essere usate in eventuali scontri con Israele e Arabia Saudita. La strategia perseguita da Teheran è quella di dotare i propri alleati regionali di strumenti in grado di garantire forme di rappresaglia. L’impatto bellico è relativo, ma certamente è più consistente quello politico perché consente allo schieramento sciita di poter comunque ingaggiare gli avversari, incidendo in particolare sul “fronte interno”, ossia città e insediamenti. Una scelta, quella dell’Iran, consolidatasi dopo le esperienze del conflitto libanese del 2006, i combattimenti a Gaza e la campagna nello Yemen: una salva di razzi permette di tenere in scacco i civili, uno SCUD risponde all’attacco dell’Aviazione. Inoltre, da mesi, i tecnici iraniani stanno sviluppando dei kit che renderebbero più precisi gli ordigni. Le indiscrezioni sulle forniture alle formazioni irachene hanno innescato l’immediata reazione di Gerusalemme. Il Ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha affermato che lo Stato Ebraico non pone limiti al suo raggio d’azione, dunque potrebbe – in caso di minaccia – cercare di neutralizzare i “pezzi” giunti in Iraq. Un’estensione di quanto gli israeliani hanno compiuto, in questi anni, nel quadrante siriano. L’ultima incursione sarebbe avvenuta nel fine settimana nella zona dell’aeroporto di Damasco ed avrebbe interessato un deposito. 

anteprima logo RID Nuova torretta per il T-15?

Nel corso del salone Army 2018, tenutosi dal 21 al 26 agosto nei pressi di Mosca, l’ARMATA T-15, la versione da combattimento per la fanteria dell’MBT russo, è stata esposta con una nuova torretta. Al posto di quella in comune con altri 2 dei nuovi veicoli in procinto di entrare in servizio con l’Esercito Russo, il cingolato KURGANETS-25 e il ruotato K-16 BOOMERANG, dotata di cannone da 30 mm, il T-15 era armato con una torre remotizzata AU-220M BAIKAL con cannone da 57 mm. Non è dato a sapere se verranno mantenute entrambe le opzioni, se il prototipo in esposizione era unicamente a scopo valutativo, o altro. Come sempre le notizie sui nuovi veicoli russi non abbondano.

anteprima logo RID A Tripoli torna il caos

Ancora ieri sera continuavano, seppur con minore intensità, gli scontri tra milizie nella capitale libica Tripoli dopo che il Premier riconosciuto Serraj aveva dichiarato lo stato di emergenza. La situazione resta caotica con le forze dei fratelli Kani della 7ª Brigata e della Brigata Samoud del leader misuratino "rinnegato" Salh Badi che stanno avanzando sulla capitale da sud minacciando il quartiere di Abu Salim, roccaforte di Hashm Bishr, uno dei signori della guerra tripolini che sostiene Serraj. Quest'ultimo appare oggi in una situazione estremamente difficile. La "cupola" di milizie che ne garantisce la sopravvivenza – formata formata dai "rivoluzionari" di Haithem Al Tajouri, i salafiti di Abdul Rauf Kara e dagli uomini di Abdul Ghani Al-Kikli e, appunto, Hashm Bishr – sembra incrinarsi tanto è vero che Serraj è stato costretto a richiamare a Tripoli, dopo che ne erano state scacciate nel 2014, le milizie di Zintan che nei mesi scorsi avevano stretto uno storico accordo di pace con gli arci-nemici di Misurata. Tuttavia, il "ritorno" degli Zintani a Tripoli non poteva incontrare il favore di alcuni pezzi da novanta della cerchia del Premier riconosciuto, da qui il caos che attualmente è tornato a regnare sulla capitale. Più in generale, in Libia negli ultimi mesi sono cambiare alcuni riferimenti fondamentali. Il primo, ed il più importante, è stato il cambio di governo in Italia. Con i precedenti esecutivi, Gentiloni in particolare, le milizie tripoline avevano trovato un accordo che aveva consentito di stabilizzare in parte la situazione e ridurre notevolmente il flusso di migranti diretti verso il nostro Paese. La percezione oggi, invece, è che il nuovo Governo non sia così saldamente accanto a Serraj e che si stia anzi riavvicinando troppo ad Haftar come testimonierebbe anche la recente visita del Vice Premier Di Maio al Cairo – seguita a quella del Ministro degli Esteri Moavero Milanese e dell'altro Vice Premier Salvini - durante la quale c'è stato l'incontro con il Generale Al Sissi, grande protettore di Haftar, e nella quale è stata (anche) ufficialmente rilanciata la tradizionale relazione speciale tra Italia ed Egitto. A ciò bisogna aggiungere la forte pressione francese per tenere elezioni in Libia a dicembre – ipotesi contrastata dall'Italia – ed i tentativi neanche troppo nascosti di Parigi di indebolire Serraj e favorire Haftar nel pieno della crisi nei rapporti tra Italia e Francia. Una crisi che abbraccia tanto gli aspetti politici e ideologici quanto quelli industriali come dimostra la durissima campagna di stampa d'oltralpe contro Fincantieri e l’”operazione STX”.

anteprima logo RID Primo ordine per l’ARMATA

Nel corso del salone Army 2018, il Ministero della Difesa russo ha annunciato la firma di numerosi contratti di acquisizione. Fra questi, c’è anche il primo ordine riguardante l’ARMATA, o per meglio dire la famiglia, dato che non è stata precisata l’esatta suddivisione fra il carro armato T-14 e il veicolo da combattimento per la fanteria T-15. Il quantitativo ordinato è di 132 mezzi, che dovrebbero essere forniti a un’unità che sottoporrà i veicoli a una completa valutazione operativa, prima di un’acquisizione su scala maggiore.

anteprima logo RID Le Forze Speciali turche

Membro della NATO dal 1952, la Turchia possiede oggi la seconda Forza Armata, in termini organici, dell’Alleanza Atlantica, dopo quella degli Stati Uniti, ciò con non meno di 500.000 uomini e donne in servizio attivo, Gendarmeria compresa. Cospicua anche la componente per operazioni speciali, costituita da vari reparti specializzati in specifici settori d’intervento e/o ambienti operativi. Come generalmente avviene durante i colpi - o tentati colpi - di stato le forze per operazioni speciali sono spesso implicate a vari livelli. E quelle turche non fanno certo eccezione alla regola: almeno 5 generali o colonnelli comandanti di reparti di forze per operazioni speciali o commando delle Türk Kara Kuvvetleri, le forze terrestri turche, sarebbero stati messi agli arresti all’indomani del tentato golpe del 15-16 luglio 2016 e successivamente sostituiti. A cominciare dai numerosi quadri ufficiali e sottufficiali della 1ª Brigata, fiore all’occhiello della componente Special Operations Forces (SOF) delle Türk Silahl? Kuvvetleri (TSK), le FA turche, e di altre 4 o 5 brigate commando (Komando Tugayi). Ricordiamo a questo proposito che i fulmini del Presidente Erdogan hanno colpito soprattutto le forze terrestri con ben 2 comandanti d'armata e di corpi d’armata posti in stato di fermo: il Generale Adem Huduti, Comandante della 2ª Armata, ed il Generale Erdal Oztürk, Comandante del 3º Corpo d’Armata (sono stati sostituiti rispettivamente dai Generali ?smail Metin Temel e Mehmet Daysal). Tornando alle Türk Özel Kuvvetler l’origine della componente SOF (Special Operations Forces) delle FA turche risale ai tempi della Guerra fredda e dell’Operazione Gladio, che come tutti ricorderanno è il nome in codice di un'operazione promossa dalla Central Intelligence Agency (CIA) e dalla NATO per costituire varie strutture paramilitari segrete di tipo stay-behind (letteralmente “stare dietro") mirante a contrastare un eventuale attacco e l'occupazione dei territori dei Paesi dell’Alleanza Atlantica da parte delle forze del Patto di Varsavia.

  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>