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anteprima logo RID 22 AW169M per la Guardia di Finanza

Leonardo ha stipulato un contratto con la Guardia di Finanza per la consegna di 22 elicotteri bimotore di nuova generazione AW169M

anteprima logo RID Difesa: novità sui tagli

Iniziano a definirsi con maggiore chiarezza i contorni degli annunciati tagli alla Difesa previsti con la Legge di Bilancio 2019. Grazie alle schede e alle note tecniche approntati dagli uffici studi parlamentari, infatti, è stato possibile fare un quadro più preciso che, a meno di revisioni in sede di esame parlamentare, vedrà la Difesa nel suo complesso perdere il prossimo anno 372 milioni di euro: 254 milioni di bilancio ordinario e 118 milioni di bilancio MiSE. In parte saranno tagli veri e propri, in parte frutto della cosiddetta “flessibilità orizzontale” che vedrà spostare agli esercizi successivi al 2019 alcune voci di spesa. Al bilancio ordinario della Difesa verranno tolti 60 milioni più altri 25 milioni dovuti alla riduzione del fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale (“fondone”), previsto dalle Legge di Bilancio 2017, mentre 170 milioni sono sono frutto della flessibilità orizzontale e andranno in toto a a colpire gli investimenti in procurement. Per quanto riguarda, invece, il MiSE i 118 milioni di euro in questione sono interamente dovuti alla flessibilità orizzontale: 40 milioni sul programma FREMM, 38 milioni sul programma Eurofighter, ed altri 40 milioni sulla Legge 808 che finanzia la ricerca e sviluppo per l’accrescimento di competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico. Nel complesso verranno ridimensionati, pertanto, sopratutto gli investimenti nell'acquisizione di nuovi armamenti, con gravi ripercussioni sull’industria e sul tessuto occupazionale del Paese, mentre le spese per il personale aumenteranno (a fronte della contrazione degli organici prevista dalla Legge Di Paola) ed altre voci di spesa anacronistiche e improduttive, come l'Ausiliaria, non verranno toccate.

anteprima logo RID I primi caccia TF-X con motori GE

I prototipi ed i primi esemplari di preserie del futuro caccia turco TF-X avranno un sistema propulsivo basato su una coppia di motori appartenenti alla famiglia F110 della General Electric, che verranno acquistati come soluzione tampone fin quando il consorzio turco TRMotor non svilupperà un motore indigeno che, verosimilmente, sarà ricavato dal propulsore americano. Gli F110 - probabilmente nelle varianti F110-GE-129 da 29.400 libbre di spinta, già montata sugli F-16 turchi, o nella più potente e recente F110-GE-132 da 32.500 libbre presente sugli F-16 Block 60 emiratini - equipaggeranno il primo prototipo ed un numero imprecisato di velivoli (probabilmente una decina) del lotto iniziale destinato ai test, previsti per il 22/23. Nella gara turca la GE ha battuto la Rolls Royce che, ad inizio anno, sembrava vicinissima alla chiusura di un accordo per lo sviluppo e la co-produzione dei motori destinati al TF-X, con tanto di lettera d’intenti tra il Governo britannico e quello turco per la finalizzazione dell’accordo entro il 31 luglio, accordo che, tuttavia, non è andato a buon fine. Ciò si spiega, probabilmente, con la preferenza data alla GE in quanto già fornitrice dei motori degli F-16 di Ankara.

anteprima logo RID Pronto il primo AW-159 per le Filippine

Nello stabilimento Leonardo Elicotteri di Yeovil, Regno Unito,  sono iniziati i test in volo del primo elicottero antisom AW-159 per la Marina delle Filippine in vista della consegna prevista tra la fine di quest'anno ed il prossimo. Le Filippine avevano ordinato 2 AW-159 nel 2016 con un contratto, comprensivo di training e supporto, da 100 milioni di euro.

anteprima logo RID La nuova missione NATO in Iraq

Il 31 ottobre ha avuto inizio la nuova missione di addestramento della NATO in Iraq (NMI, NATO Mission Iraq).

anteprima logo RID US Navy: 355 non bastano

L’obbiettivo fissato nel 2017 dall’allora appena eletto Presidente americano Donald Trump per una flotta di 355 navi, comprese 12 super portaerei nucleari, non è abbastanza ambizioso. La doccia fredda sulla solitamente esuberante programmazione di “The Donald” arriva dai super-falchi della Heritage Foundation, un think-tank conservatore molto influente negli ambienti di Washington. Secondo i suoi analisti, alla US Navy non basterebbero nemmeno le 355 navi promesse da Trump, per affrontare con un adeguato margine di sicurezza almeno 2 conflitti simultanei, più eventuali crisi minori e dispiegamenti a rotazione, e fatta la tara a periodi di indisponibilità per manutenzione e upgrade. Lo studio ha pertanto fissato in 400 navi il fabbisogno minimo dell’US Navy da qui al 2039: una forza superiore del 40% a quella attuale di 280 unità, e del 12% rispetto alla nuova programmazione, che entro il 2023 prevede di raggiungere le 326 unità grazie all’accelerazione dei programmi in corso ed all’estensione della vita attiva di unità già in servizio. Per raggiungere questo obbiettivo, lo studio della Heritage Foundation stima una spesa aggiuntiva compresa tra i 4 e i 6 miliardi di dollari in più all’anno, ma con un occhio alle difficoltà di budget e industriali, poiché si parla anche di tipologie di unità (fregate, cacciamine) da tempo non più realizzate dai cantieri americani, o interessate da progetti modulari come le LCS. Nel dettaglio, lo studio punta a includere nella flotta una tredicesima portaerei, 19 ulteriori unità tipo LCS, 12 delle quali configurate per la lotta alle mine, altre 7 unità anfibie, e 22 unità logistiche, mentre viene invece confermato come adeguato il già previsto potenziamento della componente dei sottomarini d’attacco nucleari, portati da 48 a 66. La lancia spezzata a favore di un ulteriore lotto di LCS ovviamente può favorire anche la classe FREEDOM, che viene realizzata da Fincantieri Marinette Marine, in corsa inoltre (e con buone chance di successo) per le 20 fregate antisom del programma FFG(X) con una versione customizzata delle FREMM (e con una versione “saudi” delle stesse LCS).

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