LEONARDO
RID Articoli Mese
Notizie a cura di RIDlogo RID
anteprima logo RID Missili iraniani (anche) in Iraq

Gli Hezbollah e le milizie sciite irachene continuano a rafforzare il loro arsenale. I primi ricevono il materiale via Siria, una rotta colpita più volte da Israele con una serie di raid per neutralizzare materiale strategico, ma anche le seconde – stando a rivelazioni della Reuters – avrebbero ottenuto di recente un buon numero di missili di produzione iraniana, con una portata compresa tra i 200 e i 700 chilometri. Armi che potrebbero essere usate in eventuali scontri con Israele e Arabia Saudita. La strategia perseguita da Teheran è quella di dotare i propri alleati regionali di strumenti in grado di garantire forme di rappresaglia. L’impatto bellico è relativo, ma certamente è più consistente quello politico perché consente allo schieramento sciita di poter comunque ingaggiare gli avversari, incidendo in particolare sul “fronte interno”, ossia città e insediamenti. Una scelta, quella dell’Iran, consolidatasi dopo le esperienze del conflitto libanese del 2006, i combattimenti a Gaza e la campagna nello Yemen: una salva di razzi permette di tenere in scacco i civili, uno SCUD risponde all’attacco dell’Aviazione. Inoltre, da mesi, i tecnici iraniani stanno sviluppando dei kit che renderebbero più precisi gli ordigni. Le indiscrezioni sulle forniture alle formazioni irachene hanno innescato l’immediata reazione di Gerusalemme. Il Ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha affermato che lo Stato Ebraico non pone limiti al suo raggio d’azione, dunque potrebbe – in caso di minaccia – cercare di neutralizzare i “pezzi” giunti in Iraq. Un’estensione di quanto gli israeliani hanno compiuto, in questi anni, nel quadrante siriano. L’ultima incursione sarebbe avvenuta nel fine settimana nella zona dell’aeroporto di Damasco ed avrebbe interessato un deposito. 

anteprima logo RID Nuova torretta per il T-15?

Nel corso del salone Army 2018, tenutosi dal 21 al 26 agosto nei pressi di Mosca, l’ARMATA T-15, la versione da combattimento per la fanteria dell’MBT russo, è stata esposta con una nuova torretta. Al posto di quella in comune con altri 2 dei nuovi veicoli in procinto di entrare in servizio con l’Esercito Russo, il cingolato KURGANETS-25 e il ruotato K-16 BOOMERANG, dotata di cannone da 30 mm, il T-15 era armato con una torre remotizzata AU-220M BAIKAL con cannone da 57 mm. Non è dato a sapere se verranno mantenute entrambe le opzioni, se il prototipo in esposizione era unicamente a scopo valutativo, o altro. Come sempre le notizie sui nuovi veicoli russi non abbondano.

anteprima logo RID A Tripoli torna il caos

Ancora ieri sera continuavano, seppur con minore intensità, gli scontri tra milizie nella capitale libica Tripoli dopo che il Premier riconosciuto Serraj aveva dichiarato lo stato di emergenza. La situazione resta caotica con le forze dei fratelli Kani della 7ª Brigata e della Brigata Samoud del leader misuratino "rinnegato" Salh Badi che stanno avanzando sulla capitale da sud minacciando il quartiere di Abu Salim, roccaforte di Hashm Bishr, uno dei signori della guerra tripolini che sostiene Serraj. Quest'ultimo appare oggi in una situazione estremamente difficile. La "cupola" di milizie che ne garantisce la sopravvivenza – formata formata dai "rivoluzionari" di Haithem Al Tajouri, i salafiti di Abdul Rauf Kara e dagli uomini di Abdul Ghani Al-Kikli e, appunto, Hashm Bishr – sembra incrinarsi tanto è vero che Serraj è stato costretto a richiamare a Tripoli, dopo che ne erano state scacciate nel 2014, le milizie di Zintan che nei mesi scorsi avevano stretto uno storico accordo di pace con gli arci-nemici di Misurata. Tuttavia, il "ritorno" degli Zintani a Tripoli non poteva incontrare il favore di alcuni pezzi da novanta della cerchia del Premier riconosciuto, da qui il caos che attualmente è tornato a regnare sulla capitale. Più in generale, in Libia negli ultimi mesi sono cambiare alcuni riferimenti fondamentali. Il primo, ed il più importante, è stato il cambio di governo in Italia. Con i precedenti esecutivi, Gentiloni in particolare, le milizie tripoline avevano trovato un accordo che aveva consentito di stabilizzare in parte la situazione e ridurre notevolmente il flusso di migranti diretti verso il nostro Paese. La percezione oggi, invece, è che il nuovo Governo non sia così saldamente accanto a Serraj e che si stia anzi riavvicinando troppo ad Haftar come testimonierebbe anche la recente visita del Vice Premier Di Maio al Cairo – seguita a quella del Ministro degli Esteri Moavero Milanese e dell'altro Vice Premier Salvini - durante la quale c'è stato l'incontro con il Generale Al Sissi, grande protettore di Haftar, e nella quale è stata (anche) ufficialmente rilanciata la tradizionale relazione speciale tra Italia ed Egitto. A ciò bisogna aggiungere la forte pressione francese per tenere elezioni in Libia a dicembre – ipotesi contrastata dall'Italia – ed i tentativi neanche troppo nascosti di Parigi di indebolire Serraj e favorire Haftar nel pieno della crisi nei rapporti tra Italia e Francia. Una crisi che abbraccia tanto gli aspetti politici e ideologici quanto quelli industriali come dimostra la durissima campagna di stampa d'oltralpe contro Fincantieri e l’”operazione STX”.

anteprima logo RID Primo ordine per l’ARMATA

Nel corso del salone Army 2018, il Ministero della Difesa russo ha annunciato la firma di numerosi contratti di acquisizione. Fra questi, c’è anche il primo ordine riguardante l’ARMATA, o per meglio dire la famiglia, dato che non è stata precisata l’esatta suddivisione fra il carro armato T-14 e il veicolo da combattimento per la fanteria T-15. Il quantitativo ordinato è di 132 mezzi, che dovrebbero essere forniti a un’unità che sottoporrà i veicoli a una completa valutazione operativa, prima di un’acquisizione su scala maggiore.

anteprima logo RID Le Forze Speciali turche

Membro della NATO dal 1952, la Turchia possiede oggi la seconda Forza Armata, in termini organici, dell’Alleanza Atlantica, dopo quella degli Stati Uniti, ciò con non meno di 500.000 uomini e donne in servizio attivo, Gendarmeria compresa. Cospicua anche la componente per operazioni speciali, costituita da vari reparti specializzati in specifici settori d’intervento e/o ambienti operativi. Come generalmente avviene durante i colpi - o tentati colpi - di stato le forze per operazioni speciali sono spesso implicate a vari livelli. E quelle turche non fanno certo eccezione alla regola: almeno 5 generali o colonnelli comandanti di reparti di forze per operazioni speciali o commando delle Türk Kara Kuvvetleri, le forze terrestri turche, sarebbero stati messi agli arresti all’indomani del tentato golpe del 15-16 luglio 2016 e successivamente sostituiti. A cominciare dai numerosi quadri ufficiali e sottufficiali della 1ª Brigata, fiore all’occhiello della componente Special Operations Forces (SOF) delle Türk Silahl? Kuvvetleri (TSK), le FA turche, e di altre 4 o 5 brigate commando (Komando Tugayi). Ricordiamo a questo proposito che i fulmini del Presidente Erdogan hanno colpito soprattutto le forze terrestri con ben 2 comandanti d'armata e di corpi d’armata posti in stato di fermo: il Generale Adem Huduti, Comandante della 2ª Armata, ed il Generale Erdal Oztürk, Comandante del 3º Corpo d’Armata (sono stati sostituiti rispettivamente dai Generali ?smail Metin Temel e Mehmet Daysal). Tornando alle Türk Özel Kuvvetler l’origine della componente SOF (Special Operations Forces) delle FA turche risale ai tempi della Guerra fredda e dell’Operazione Gladio, che come tutti ricorderanno è il nome in codice di un'operazione promossa dalla Central Intelligence Agency (CIA) e dalla NATO per costituire varie strutture paramilitari segrete di tipo stay-behind (letteralmente “stare dietro") mirante a contrastare un eventuale attacco e l'occupazione dei territori dei Paesi dell’Alleanza Atlantica da parte delle forze del Patto di Varsavia.

anteprima logo RID Usato sicuro per il naviglio italiano

Nel mese di giugno si è tenuta a La Spezia la manifestazione SEAFUTURE: in quest’occasione si è parlato anche del futuro delle navi in fase di dismissione dalla Marina Militare. E a sottolineare la questione, erano presenti in porto 3 unità, appartenenti ad altrettanti classi di corvette, pattugliatori di squadra e fregate, poi radiate il 16 luglio: EURO (MAESTRALE), AVIERE (SOLDATI), DRIADE (MINERVA). In passato, né le navi realizzate col programma navale del 1950, nè quelle (eccellenti, ma poche: la famosa “flotta di qualità”, ma anche dei prototipi) costruite tra 1958 e primi anni ’70, avevano fornito “pezzi” da immettere sul mercato dell’usato, se si escludono alcuni dragamine e cisterne ceduti a Grecia, Ecuador e Tunisia, e la nave salvataggio PROTEO alla Bulgaria. Tuttavia, la “grande flotta” nata con i programmi degli anni ’70, e integrata via via sino agli anni ’90 con nuove realizzazioni, poteva contare su una portaerei, 2 caccia, 8 sommergibili, 16 fregate (comprese quelle ex irachene), 12 tra corvette e OPV, 7 aliscafi lanciamissili, 12 cacciamine, 3 LPD, 3 rifornitori, e naviglio ausiliario, con armi e sensori all’avanguardia, e costantemente aggiornati o sostituiti, e un buon livello di automazione e standardizzazione. Soprattutto, la presenza di molti esemplari all’interno della stessa classe, favorisce il supporto di unità aggiornate, grazie alla presenza di piattaforme da cannibalizzare. La Marina e l’industria hanno così avviato un percorso parallelo a quello classico incentrato sinora sul ciclo RDT/disarmo/radiazione/demolizione – o in alternativa, all’impiego come bersaglio, e più raramente (si pensi ai sommergibili TOTI e SAURO) alla musealizzazione -, che ancora di recente ha avviato verso la fiamma ossidrica 2 unità gloriose come i caccia ARDITO e AUDACE. L’obbiettivo è quello di arrivare alla cessione o vendita delle unità costruite a partire dagli anni ’70, ottenendo per Fincantieri e Leonardo i contratti di ammodernamento e/o acquisizione di nuovi sistemi d’arma e sensori. Qualcosa in passato è già stato fatto, come con la vendita al Perù nel 2004-2005 delle 4 fregate LUPO appena passate in riserva dalla Marina Militare, e simili alle 4 già acquistate da Lima nuove di pacca negli anni ’70. I contratti, entrambi del valore di 30 milioni di euro, comprendevano per ogni nave non solo 5 milioni per la cessione, ma anche altri 10 per revisione e upgrade, cui nel 2010 e 2015 si sono aggiunti i contratti per la vendita di 4 radar KRONOS destinati ad un ulteriore ammodernamento. Le LUPO erano tuttavia nel 2004 abbastanza recenti, essendo entrate in servizio nel 1977-1980, e benché spremute erano state aggiornate nel 1991-1995, e passate in RDT nel 2002-2004. Oggi, le unità loro coetanee si presentano più anziane, decisamente sfruttate, ma non per questo meno appetibili. Il secondo colpo è stato così segnato quando nel 2015 il Bangladesh ha acquistato 2 corvette classe MINERVA in RDT dal 2012: la capoclasse e la SIBILLA (la più recente delle 8 unità completate tra 1987 e 1991) sono così state trasformate in OPV per la Guardia Costiera del Paese asiatico, dove nel 2016 sono andate a formare la classe LEADER, cui nel 2017 si sono aggiunte anche URANIA e DANAIDE. Nel frattempo, dal 2012 altre unità hanno ammainato la bandiera, passando in disarmo: delle fregate antisom classe MAESTRALE, costruite tra 1978 e 1985, la capoclasse nel 2015, seguita da ALISEO nel 2017 ed EURO nel 2018; tutti e 4 i pattugliatori di squadra classe SOLDATI, radiati tra 2013 e 2018 e simili alle LUPO, realizzati per l’Iraq nel 1982-1987 e poi modificati per la Marina Italiana nel 1993-1996; delle corvette MINERVA, oltre alle 4 già vendute, sono in disponibilità dal 2017-2018 anche SFINGE, DRIADE e FENICE, cui presto dovrebbe aggiungersi la “superstite” CHIMERA. Per queste unità, le più appetibili, già nel 2012 c’era stato l’interessamento delle Filippine, seguito da visite di delegazioni peruviane ed ecuadoriane, mentre anche il Bangladesh potrebbe essere interessato a loro, magari riconvertendole in corvette lanciamissili e portaelicotteri per la Marina. In disarmo dal 2015 ci sono poi anche 2 cacciamine classe LERICI, dei 4 completati nel 1985, ancora decisamente interessanti (e a cui si aggiungeranno a breve gli altri 2), oltre ad un certo numero di unità ausiliarie minori, come rimorchiatori e cisterne degli anni ’70-’80. Infine, ci sono le unità di prossima radiazione: in primis le restanti 5 MAESTRALE, comprese le 4 aggiornate nel 2005-2009, che resteranno in servizio sino al 2020-2024, e quindi molto spremute. Attorno al 2025 saranno disponibili anche i 2 caccia lanciamissili classe DURAND DE LA PENNE, in servizio dal 1993 e aggiornati radicalmente nel 2006-2011, che potrebbero interessare al Perù, rimasto senza navi-comando e da difesa antiaerea dopo la radiazione del vecchio incrociatore ALMIRANTE GRAU nel 2017, ma validi anche per flotte più blasonate, come la Marina Greca. Sempre entro il 2023 andranno in pensione anche i 4 OPV classe CASSIOPEA, completati nel 1989-1991 ma robusti, spartani e dotati di hangar e ponte di volo per elicottero medio. Un altro assetto appetibile sono le 3 LPD tuttoponte classe SANTI, costruite nel 1984-1994 (ammodernate radicalmente 15 anni fa, e dal 2012 replicate con successo in versione migliorata per Algeria e Qatar), che nei piani vengono date in dismissione nel 2019-2022, mentre più difficile sarà collocare sul mercato dell’usato i 2 rifornitori classe STROMBOLI, in servizio dal 1975-1978 e sfruttatissimi, se non come eventuale cessione gratuita all’interno di qualche pacchetto, così come per la nave salvataggio ANTEO (1980) e la nave oceanografica MAGNAGHI (1975). Un discorso a parte va fatto per la portaeromobili GARIBALDI, i 4 restanti sommergibili tipo SAURO, e gli 8 cacciamine classe GAETA. Per questi ultimi, il prolungarsi dei tempi di aggiornamento (il programma si è svolto dal 2010 al 2018, per unità completate nel 1992-1996), sposta i termini di dismissione. Dei SAURO, ricordiamo che i primi 4 esemplari della classe, costruiti nel 1974-1982, sono stati dismessi tra 2003 e 2005: con il DA VINCI relegato a compiti minori sino al 2010, e il capoclasse trasformato in museo. Le restanti unità in disarmo per cannibalizzazione potrebbero però supportare la vendita dei 2 PELOSI (SAURO Trerza Serie, del 1988-1989) e dei 2 LONGOBARDO (1993-1995, Quarta Serie), ancora validi, e tutti peraltro aggiornati nel 1999-2003, anche se sui tempi di dismissione ancora non ci sono certezze, sebbene si parlasse del 2018-2022. I possibili sbocchi asiatici, come Bangladesh, Filippine e Thailandia, dati per possibili negli anni 2000, hanno scelto – o stanno per scegliere – altre strade, guardando soprattutto alla Cina e alla Russia, mentre i pochi Paesi africani che dispongono di una componente subacquea (Sudafrica, Egitto, Algeria) hanno puntato su prodotti nuovi di pacca, e la Libia molto difficilmente si doterà di nuovo di sommergibili in tempi brevi. Un possibile sbocco potrebbe essere il Sudamerica, dove i Type-209 degli anni ’70 in servizio con Ecuador, Perù, Colombia e Venezuela sono ormai vecchissimi, e l’Argentina è alle prese con la gestione del disastro del SAN JUAN. Infine, nave GARIBALDI, che nel 2022 sarà sostituita dalla nuova LHD TRIESTE da 33.000 t. in costruzione. Oggettivamente, anche offrendola assieme ad elicotteri AB-212 e HARRIER 2+ dismessi, è il pezzo più difficile da collocare, soprattutto dopo il recente acquisto da parte brasiliana dell’OCEAN inglese. Si tratta di una nave complessa e costosa che nel 2022 avrà 37 anni di vita, pur essendo stata costantemente aggiornata: e forse sarebbe meglio sin d’ora iniziare a pensare a una sua conservazione museale – magari anche ospitando aerei ed elicotteri dismessi dal servizio aeronavale – evitando il pantano in cui è finito l’incrociatore VITTORIO VENETO.

  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>