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Argomento Selezionato: Sicurezza
anteprima logo RID L'Italia cambia marcia in Africa

Il Governo italiano ha deciso di cambiare il proprio approccio alla sicurezza in Nordafrica e nel Sahel adottando un profilo più incisivo basato sull'assistenza ai partner locali e sul cosiddetto “capacity building”. E' in quest'ottica che va letto il contenuto della Delibera che contiene gli impegni internazionali dell'Italia per il 2018 - prevista dalla Legge Quadro Garofani sulle missioni all'estero del 2016 (L.141/2016) - e che andrà all’attenzione delle commissioni parlamentari la prossima settimana, e di cui in esclusiva vi abbiamo già dato ampie anticipazioni. La Delibera prevede soprattutto 2 nuove missioni, quella in Niger ed in Tunisia, e la riconfigurazione dell’impegno in Libia con un incremento del nostro contingente presente nel Paese fino ad un massimo di 400 unità. In Niger e Libia si tratta di missioni bilaterali, richieste dai Governi dei 2 Paesi, basate sostanzialmente sul medesimo approccio, ovvero addestramento e formazione, mentoring ed assistenza alle forze di sicurezza locali per migliorarne le capacità nelle operazioni di lotta al terrorismo e di monitoraggio dei confini e dei flussi migratori. In pratica, le 2 missioni si complementeranno ed integreranno con l’obbiettivo di garantire una più incisiva tutela dell’interesse nazionale in un’area strategica per l’Italia. Una certa integrazione potrebbe esserci anche sul piano operativo. Se, infatti, come sembra, in Niger dovessero essere schierati anche UAV PREDATOR del 32° Stormo di Amendola dell’Aeronautica per le operazioni di ricognizione e sorveglianza è ovvio che...i loro “occhi” guarderebbero anche al sud della Libia ed al Fezzan dove negli ultimi mesi si vanno riformando anche nuclei dello Stato Islamico (lo Stato Maggiore non ha tuttavia fornito dettagli più precisi circa la composizione della missione). In più la “nuova” missione in Libia, come già anticipato da RID, prevede anche le attività per il ripristino dell'efficienza dei principali mezzi terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, impiegati dalle forze che sostengono il Governo Serraj (a cominciare da quelle di Misurata, tradizionalmente più vicine all'Italia). Per quanto riguarda, invece, la Tunisia, il Governo ha deciso di prendere parte alla neo-costituenda missione NATO per il supporto alla creazione di un Comando Joint di livello brigata per trasformazione del già esistente Comando della 1ª Brigata di fanteria dell’Esercito Tunisino. L'iniziativa è inserita nell'ambito delle attività di cooperazione per la sicurezza svolte dalla NATO con i Paesi cosiddetti partner, quali, appunto, anche la Tunisia (con la quale la NATO collabora già nel campo dell’intelligence), ed è volta ad intervenire su 2 aspetti complementari ed integrati: lo sviluppo capacitivo ed ordinativo del Comando brigata attraverso attività di addestramento, consulenza ed assistenza e la realizzazione di un'adeguata infra/info-struttura di supporto alla capacità di comando e controllo. In particolare, questo nuovo Comando, che integrerà membri pure della Polizia e della Guardia Nazionale tunisina, avrà il compito di coordinare e gestire le operazioni di lotta al terrorismo e di controllo delle frontiere. Il contingente italiano comprenderà consiglieri, addestratori, nuclei di supporto, team sanitario e aliquota di force protection per un totale massimo di 60 unità (costo fino al 30 settembre 2018 di poco inferiore ai 5 milioni di euro).

anteprima logo RID Più incisivo l’impegno italiano in Libia

Nella Delibera che contiene gli impegni internazionali dell'Italia per il 2018, prevista dalla Legge Quadro Garofani sulle missioni all'estero del 2016 (L.141/2016), trasmessa dal Governo al Parlamento il 28 dicembre, è contenuta anche la rimodulazione dell’impegno militare e di assistenza in Libia. Nel dettaglio, la Delibera prevede la riorganizzazione in un unico dispositivo delle attività di supporto sanitario e umanitario dell'Operazione IPPOCRATE e di alcuni compiti della missione in supporto alla Guardia Costiera libica, fino ad ora inseriti tra quelli svolti dal dispositivo aeronavale nazionale MARE SICURO, più “ulteriori attività richieste dal Governo di Accordo Nazionale libico”. Quest’ultima frase potrebbe far pensare ad un’ulteriore espansione dei compiti della missione, qualora richiesto da Tripoli, considerando pure 2 ulteriori fattori. La priorità che la stessa Delibera assegna all'Africa in termini di attenzione e proiezione di politica estera, con l’impegno pure nel confinante Niger, nonché la contestuale riduzione della presenza militare in Iraq e Afghanistan. Detto ciò, la nuova missione italiana in Libia (anche questa, come quella in Niger, a carattere bilaterale) ha l'obiettivo di rendere l'azione di assistenza e supporto in Libia maggiormente incisiva ed efficace, sostenendo le autorità libiche nell'azione di pacificazione e  stabilizzazione del Paese e nel rafforzamento delle attività di controllo e contrasto all'immigrazione illegale, ai traffici illegali ed alle minacce alla sicurezza. Tra i compiti, troviamo: assistenza e supporto sanitario, attività di sostegno a carattere umanitario, formazione, addestramento, consulenza, assistenza e mentoring a favore delle forze di sicurezza e delle istituzioni governative libiche, in Italia e in Libia, al fine di incrementarne le capacità complessive e di supportarle nelle operazioni di contrasto all'immigrazione illegale, ai traffici illegali ed alle minacce alla sicurezza, attività per il ripristino dell'efficienza dei principali mezzi terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, ecc. Il contingente avrà una consistenza massima di 400 unità e comprenderà anche 130 mezzi terrestri, mezzi navali, tratti dalle unità del dispositivo aeronavale nazionale MARE  SICURO già autorizzate, e mezzi aerei, tratti sempre dal dispositivo di MARE SICURO. Il costo per il 2018 è programmato in poco meno di 35 milioni di euro. Ulteriori approfondimenti su RID 2/18.

anteprima logo RID Afghanistan: la situazione sul campo

Nelle ultime settimane l’Afghanistan ha subito un sensibile deterioramento della propria sicurezza causato dalla nuova campagna di attacchi effettuati in varie zone del Paese dalla rete talebana, in particolare degli Haqqani, ai danni di contingenti e strutture delle Afghan National Security Forces.

anteprima logo RID Pronte le 4 componenti della NRF 2018

Con la certificazione del Comando NRDC-ITA di Solbiate Olona si è completato il ciclo esercitativo di preparazione dei Comandi delle componenti Terrestre, Navale, Aerea e Forze Speciali della Enhanced NATO Response Force (ENRF) per l’anno 2018.

anteprima logo RID Ecco il Master in Cyber Security

Insegnare agli studenti la capacità di essere innovativi e a scommettere sulle professioni del futuro, creando un sistema di nuove prospettive di formazione e di lavoro, come quelle legate al tema della sicurezza informatica, considerata la seconda emergenza in Europa dopo il cambiamento climatico e prima dell’immigrazione. Con queste premesse, l'Università LUISS Guido Carli, in partnership con Elettronica SpA, ha presentato oggi il primo Master in Cyber Security, volto a formare nuovi professionisti del settore, capaci di gestire le frodi e gli attacchi informatici e di interpretare le ricadute di un fenomeno cruciale per la competitività dell’Italia nel contesto internazionale dell’industria 4.0. La giornata, svoltasi nella splendida cornice di Villa Blanc (Roma), nuova sede della Business School della LUISS, ha offerto anche l'occasione per un confronto a tutto campo sulla tematica al quale hanno partecipato, tra gli altri, il Ministro degli Interni Marco Minniti, il Presidente e CEO di Elettronica Enzo Benigni, il Presidente della LUISS Emma Marcegaglia, il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ed il Vice Direttore del DIS (Dipartimento Informazioni e Sicurezza) Paolo Ciocca. Il tutto moderato dall'ottimo Gianni Riotta, editorialista de La Stampa. Gli interventi si sono tutti concentrati sulla necessità di un approccio multidisciplinare per fronteggiare, e rispondere, ad una minaccia sempre più complessa e subdola, ma devastante, come quella cibernetica e sulla necessità di sviluppare una sinergia, anzi una vera e propria alleanza, per utilizzare le parole del Ministro Minniti, tra istituzioni, imprese ed università. L'obbiettivo è quello di affermare una nuova cultura della cyber e dei professionisti a tutto tondo in grado di affrontare e di ridurre i rischi derivanti dagli attacchi cyber. Il Presidente di Elettronica Enzo Bengni ha sviluppato ancor di più questo concetto rimarcando il fatto che la sua azienda sta spingendo da tempo per far crescere le sinergie con l'università recuperando una cultura che sia poi il più possibile fruibile per le stesse imprese e per il mondo del lavoro. E questo Master, il cui protocollo è stato firmato tra Elettronica e LUISS il 20 settembre, va proprio in tale direzione e mira ad avere un taglio fortemente interdisciplinare in cui aspetti legali, economici, politici, digitali e informatici, possano essere al servizio di un sistema di ricerca e analisi, tra pubblico e privato, che consenta lo sviluppo di una economia che governi la rivoluzione tecnologica. A tirare un pò le fila di tutti gli interventi ci ha pensato, poi, il Ministro Minniti - che ancora una volta ha dimostrato di padroneggiare in maniera eccellente i fondamentali dell'interlligence e della sicurezza - il cui intervento si è concentrato sul sempre più stretto legame tra sicurezza e Web toccando diversi aspetti. Dall'impiego che l'ISIS fa di Internet – grazie al quale è possibile convertire, reclutare e trasferire, ovvero trasferire per emulare o per veicolare esperienze/expertise – all'ampiezza della minaccia cyber, che può arrivare fino a sfidare l'espressione del consenso in una democrazia, per finire al ruolo centrale che il DIS ha assunto nella politica pubblica italiana sulla cyber (a seguito del DPCM Gentiloni dello scorso febbraio). Il Master, che prenderà il via all’inizio del nuovo anno, sarà diretto dalla Prof.ssa Paola Severino, Rettore della LUISS, dal Prof. Andrea Prencipe, Prorettore Vicario LUISS e docente di Innovation Management, e dal Prof. Luciano Floridi, Direttore del Laboratorio di Etica digitale al Oxford Internet Institute e Professore di Filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford. Le iscrizioni saranno aperte fino a fine novembre e sarà possibile candidarsi per una borsa di studio a copertura integrale messa a disposizione dalla Elettronica S.p.A.  

anteprima logo RID CyberTech 2017

Il 26 e il 27 settembre si è svolta a Roma la 2ª edizione del CyberTech, evento organizzato in collaborazione con Leonardo, uno dei principali appuntamenti del settore a livello mondiale e al quale hanno partecipato le principali aziende del settore e i soggetti istituzionali ad esso legati. Durante la 2 giorni di conferenze ed esposizioni sulle ultime innovazioni del mondo virtuale, il tema principale è stato quello della cybersecurity; in particolare, le iniziative europee in tema di standardizzazione delle politiche di sicurezza cyber, le strategie di sviluppo dei principali player mondiali, le applicazioni nelle infrastrutture critiche e nei sistemi di utilizzo quotidiano e la capacità di innovazione di Università, start up e delle PMI europee. A tal proposito, infatti, ci sono da considerare gli elementi emersi da alcune stime di mercato, che parlano dell’80% delle imprese europee colpite da attacchi cyber nell’ultimo biennio, il 71% dei quali effettuati ai danni di aziende con meno di 100 dipendenti. Inoltre, secondo uno studio pubblicato da Accenture nel 2017, il costo medio dei crimini informatici a livello mondiale ha raggiunto 11,7 milioni di dollari per azienda (6,73 milioni la media per le aziende italiane), con un aumento del 23% rispetto al 2016 dovuto in larga parte ad attacchi malware come WannaCry e Petya. Tra i vari relatori, presenti l’AD di Leonardo, Alessandro Profumo, il Ministro della Difesa, Sen. Roberta Pinotti, e diversi esponenti di aziende leader nel settore (Kaspersky, RSA, Cisco, Accenture) e di istituzioni internazionali (Commissione UE, Parlamento Europeo), nazionali (MISE, Ministero dell’Interno, DIS, Polizia Postale, ENAV) e di altri paesi (Regno Unito, Israele, Estonia). Nel suo intervento d’apertura dei lavori, l’AD di Leonardo Alessandro Profumo ha sottolineato come “la cybersecurity rappresenti una priorità assoluta, nella quale Leonardo riconferma il proprio impegno per lo sviluppo tecnologico e la cooperazione/sinergica tra settore pubblico e privato, ma anche tra i vari Paesi e tra agenzie ed aziende, vitale per creare un fronte comune nella lotta al cybercrime”. Sinergie che possono essere create: aumentando la percezione del rischio; facendo gioco di squadra, soprattutto in Europa seguendo la Direttiva NIS (Network & Information Security) che impone l’adozione di misure di sicurezza comuni; unire pubblico e privato come sistema Governo-Industria-Università, sulla falsariga di quanto sta realizzando Israele con il distretto tecnologico di Silicon Wadi che ospita Università, centri di ricerca, grandi aziende, organizzazioni istituzionali e start-up; innovare continuamente, puntando ad una nuova generazione di prodotti con tecnologie duali; sviluppare competenze cyber; valorizzare le start-up attive in tale settore; aumentare la competitività. L’AD ha proseguito ricordando come “la tecnologia non può esistere senza le persone, ragion per cui diventa assolutamente necessario investire nella formazione per diffondere la cultura della sicurezza”. Riguardo agli investimenti, Profumo ha parlato di una spesa nel settore della cybersecurity “in forte crescita nel prossimo futuro. Se fino a oggi, di fatto, la sicurezza informatica si è concentrata su come reagire a un attacco – ha spiegato – ora la nuova frontiera è rappresentata dallo sviluppo di strumenti di cyber intelligence che prevedono e anticipano le mosse del nemico”. E, in tal senso, andranno indirizzati nuovi investimenti. Secondo i dati elaborati da Leonardo, infatti, il mercato globale della cybersecurity passerà da 120 miliardi di euro nel 2017, a circa 180 nel 2021. All’interno di tale cifra, l’Europa rappresenta il 25% del mercato, con un valore economico che nel 2021 raggiungerà i 44,6 miliardi di euro. Molti degli argomenti evidenziati da Profumo sono stati ripresi dall’intervento del Ministro Pinotti, che ha sottolineato come “l’ampia partecipazione di aziende attive nella cybersecurity all’evento, testimonia l’importanza del settore per il funzionamento dei servizi della società e di come ciò renda imprescindibile una sua tutela. Una tutela dal cybercrime che non deve essere di dominio esclusivo dello Stato e delle istituzioni pubbliche, il cui ruolo resta importante nell’ambito delle risorse destinate alla cybersecurity, ma anche dei privati, dai singoli alle grandi aziende informatiche. Gli attori tecnologici attivi nel settore cybersecurity devono essere coinvolti nei temi dello Stato, serve collaborazione ad ogni livello, ma è un terreno importante per costruire partnership tra pubblico e privato”. Il Ministro ha proseguito il suo intervento ricordando come “troppo a lungo sia stato sottovalutato il potenziale cyber anche nell’ambito terroristico e, in particolare, nella radicalizzazione degli individui e di come, ad oggi, le capacità offensive cyber siano di livello elevato, laddove le capacità di difesa non sono ancora al passo”. “Un settore, quello cyber – ha concluso il Ministro - dove la deterrenza risulta estremamente difficile, soprattutto a causa dell’enorme difficoltà nell’individuazione del soggetto attaccante, per il contrasto dei quali servono soluzioni nuove”. Mark Sayers, Vice Direttore del Cyber & Government Security Cabinet Office del Regno Unito, ha evidenziato come il Governo britannico abbia iniziato a lavorare su una comunicazione più efficace tra istituzioni e cittadini, in modo da semplificare i messaggi che arrivano in ambito cyber, ed aumentare la consapevolezza, dando messaggi positivi su ciò che può essere fatto. Altro elemento fondamentale, ricordato da Sayers, è quello riguardante “la stretta collaborazione, che nel Regno Unito avviene già da qualche anno grazie all’esistenza di diversi programmi di cooperazione, tra le startup operative nel settore sicurezza ed il Governo. Tuttavia – ha concluso Sayers - è necessario superare i confini nazionali e creare una vera collaborazione per avere un’Europa più sicura in tale ambito. Come detto, oltre a conferenze e workshop, al CyberTech era presente un grande spazio espositivo con i vari stand delle aziende attive nel settore, con una nutrita rappresentanza di società israeliane: dal gigante della difesa IAI - Israel Aerospace Industries a ben 13 startup (BitDam, Commugen, Crusoe Security, CybInt, GuardiCore, Idefend, Minerva, NsKnox, SecBI, SecuPi, SIGA- SCADA, Reblaze e Votiro). Tra gli stand di aziende italiane, oltre a quello di Leonardo, particolarmente interessante quello di CY4GATE, dove è stato possibile assistere ad una demo dell’eccellente sistema D-SINT (Digital and Spectrum Intelligence System), una piattaforma integrata di Cyber Intelligence, basata su intelligenza artificiale, che utilizza un'architettura flessibile e open, con l’obiettivo di: gestire e sostenere il ciclo strategico delle organizzazioni, estrapolare informazioni su un tema target a partire da grandi volumi di dati, ridurre i tempi di risposta per prendere decisioni, presentare e diffondere informazioni chiave ai decision maker.

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