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anteprima logo RID Lo STINGRAY va a Boeing

Dopo soli 9 mesi dalla RFP, lo scorso 30 agosto la Marina Americana ha comunicato l’assegnazione del contratto per la sviluppo e la realizzazione della nuova aerocisterna unmanned MQ-25 STINGRAY alla Boeing, il cui progetto è stato preferito a quelli presentati da Lockheed Martin e General Atomics, mentre la Northrop si era già ritirata dalla gara lo scorso ottobre. È probabile che la scelta sia ricaduta sull’azienda di St. Louis in quanto l’unica tra le 3 ad aver già sviluppato un prototipo volante (il PHANTOM RAY, inizialmente sviluppato per il programma UCLASS congelato nel 2016). Il valore del contratto è di poco superiore agli 805 milioni di dollari, somma che include lo sviluppo, la produzione, i test, le certificazioni, la consegna, il supporto e l’integrazione di 4 velivoli all’interno dei Carrier Air Wing (CAW). Secondo i programmi della US Navy, il primo dei 4 MQ-25 dovrebbe essere consegnato nel 2021 per condurre i test di decollo, appontaggio e di movimentazione sul ponte di volo (a tal proposito è prevista la creazione di una stazione di comunicazione e controllo dedicata presente sulle portaerei, il cui sviluppo è affidato al Naval Air Systems Command), mentre il raggiungimento della capacità operativa iniziale è prevista entro la fine del 2024, 2 anni prima rispetto alla data stabilita un anno fa. Tutti i dettagli su RID 10/18.

anteprima logo RID Parte il Fondo Europeo per la Difesa

L’UE investe seriamente sulla ricerca tecnologica e lo sviluppo di equipaggiamenti militari, con 13 miliardi di euro proposti per il prossimo bilancio 2021-2027. Si tratta di una novità significativa dal punto di vista militare, industriale e politico, e di un’opportunità importante per l’Italia. Secondo i piani della Commissione Europea, l’UE spenderà circa 4,1 miliardi in 7 anni per la ricerca tecnologica e ciò attribuisce inevitabilmente alla Commissione un ruolo inedito quanto a politica industriale nel campo della difesa, che andrà sviluppandosi in modo dialettico con i governi nazionali. I progetti approvati nel quadro del Fondo Europeo per la Difesa vedranno la totalità dei costi finanziati dall’UE, a condizione che rispettino tutti i criteri di elegiblità – tra cui la partecipazione di almeno 3 soggetti da 3 diversi stati membri: un requisito pensato appositamente per incentivare una cooperazione più che bilaterale, e fortemente voluto dall’Italia anche in modo da favorire l’aggancio di Roma alle iniziative franco-tedesche in cantiere. Con altri 8,9 miliardi di euro l’UE co-finanzierà il 20% dello sviluppo di prototipi e l’80% delle attività di test e certificazione di nuovi equipaggiamenti, a patto che gli stati membri investano la percentuale rimanente del budget – anche qui con il criterio di almeno 3 partecipanti di diversi Paesi UE. Un incentivo non di poco conto per programmi di procurement cooperativi che arriva a lambire la fase di produzione vera e propria, fermo restando che gli equipaggiamenti saranno poi acquistati, posseduti e operati dai governi nazionali. Ciò vuol dire che mentre per la ricerca tecnologica i 4,1 miliardi di fondi UE sono certi, per attivare il volano di Bruxelles per lo sviluppo capacitivo servirà la volontà politica da parte degli stati membri di investire in progetti EDF, sottostando alle sue regole pur di avere il bonus finanziario. Il co-finanziamento sale di un ulteriore 10% per i progetti eleggibili che sono approvati anche nel quadro della Permanent Structured Cooperation (PESCO) nel campo della difesa, lanciata nel 2017 da 25 stati UE. Dei 17 progetti PESCO concordati nella prima tornata annuale dell’iniziativa, solo 6 riguardano lo sviluppo capacitivo. Tra questi ultimi, 2 sono guidati dall’Italia e mirano rispettivamente allo sviluppo di una nuova famiglia di veicoli blindati terrestri e di sistemi per la protezione dei porti. Il nuovo impegno dell’Ue sull’EDF si muove in continuità con alcuni passi intrapresi all’indomani del referendum sulla Brexit, che ha rimosso i veti britannici al riguardo, e dell’adozione della EU Global Strategy che ha fornito un più ampio mandato politico-strategico per un maggiore ruolo UE nella difesa. Già nel 2017-2018 la Preparatory Action on Defence Research (PADR) ha allocato 90 milioni di euro per la ricerca in ambito militare. Tra i maggiori progetti finanziati dalla PADR vi è OCEAN 2020, guidato da Leonardo e comprendente altri 42 partner tra industrie, forze armate e centri di ricerca, volto all’integrazione di sistemi manned e unmanned in operazioni navali. Nel 2018 l’Ue ha inoltre lanciato l’European Defence Investment Development Programme (EDIDP), con un portafoglio di 500 milioni di euro da allocare in appena 2 anni su progetti sostanzialmente simili a quelli da finanziare con il futuro EDF. Così simili che i regolamenti approvati questa estate per l’EDIDP fungeranno verosimilmente da base anche per il futuro EDF. Tra gli aspetti più importanti bisogna sottolineare che i regolamenti EDIDP permettono la partecipazione di entità basate in Paesi terzi, ma solo a determinate condizioni, per lasciare aperta la porta a cooperazioni militari-industriali con la Gran Bretagna anche dopo l’uscita di Londra dall’UE. Nel complesso, la crescita del ruolo dell’UE nel campo della difesa, in particolare per il finanziamento allo sviluppo tecnologico e capacitivo, è un elemento rilevante, nuovo ma non transitorio, che rappresenta un’opportunità per il sistema-Paese italiano - ma anche una sfida per rimanere al passo con i partner e concorrenti europei.

anteprima logo RID Parte la campagna TYPHOON in Polonia

E' entrata ufficialmente nel vivo la campagna del consorzio Eurofighter, guidata da Leonardo, per la fornitura all'Aeronautica Polacca del caccia TYPHOON nell'ambito del programma HARPIA che prevede la sottuzione dei cacciabomardieri Su-22 e dei caccia MiG-29. Secondo quanto annunciato dal Ministero della Difesa polacco nel 2017, quando venne lanciato il programma, Varsavia intenderebbe acquisire 2 squadroni per un totale di 32 nuovi velivoli che andrebbero a sostituire l’attuale flotta di di 31 Mig-29 e 18 Su-22.

anteprima logo RID Sotto l’inferno, sopra le spie

Sui cieli di Libia continuano a volare velivoli da ricognizione e intelligence americani, una presenza seguita – anche dagli appassionati via web– e ormai nota. Sono più di 2 anni che gli aerei statunitensi decollano da una serie di basi per condurre missioni nello scacchiere libico-tunisino. I turboelica "speciali" Beechcraft KING AIR 350 ER partono da Pantelleria, raggiungono la costa nordafricana e poi rientrano. EP-3 ARIES II e ATR-42-300 si staccano dalla pista di Souda Bay, a Creta, altro punto d’appoggio nel Mediterraneo meridionale. Non meno frequenti le “navette” di un Dornier C-146A del Comando Forze Speciali: trasporta uomini e materiali dalla Germania o dall’Italia verso l’aeroporto di Misurata, la città dove il Pentagono ha creato un avamposto. Washington continua a mantenere un profilo basso nel conflitto, però al momento opportuno gioca le sue carte. Intanto cerca di puntellare le milizie amiche fornendo informazioni su reparti ostili e più in generale osserva lo sviluppo caotico della crisi marcando le posizioni. Quindi, con i voli prosegue nell’individuazione di terroristi jihadisti: i Beechcraft, in coordinamento con attività sul terreno, ricostruiscono “il sentiero di vita” quotidiana dei militanti. Nascondigli, percorsi, abitudini, luoghi di incontro. Dati che sono poi fondamentali per sferrare raid affidati molto spesso agli UAV MQ-9 REAPER basati a Sigonella o, in alternativa, ai cacciabombardieri pesanti F-15 E STRIKE EAGLE in arrivo dalla Gran Bretagna. Il 28 agosto il Pentagono ha condotto uno strike nella località di Bani Walid uccidendo Walid Abu Hreiba, un guerrigliero dello Stato Islamico dal passato importante. Sembra che nel 2013 sia stato coinvolto in una clamorosa rapina in una banca di Sirte, sottraendo decine di milioni in valuta pregiata, quindi è cresciuto di ruolo partecipando alle fasi successive della guerra fino alla temporanea sconfitta della fazione. Rovescio che ha spinto Abu Hreiba a cercare rifugio a Bani Walid dove avrebbe cercato di riorganizzare il network, attività che lo ha tramutato in un “target di alto valore”. Non certo l’unico. Nel 2018 gli Stati Uniti hanno eseguito una mezza dozzina di raid (2 soli in giugno contro membri ISIS e Al Qaeda, ed un altro a fine agosto) mentre durante l’anno precedente sarebbero stati 12.

anteprima logo RID Prende piede il progetto F-15X

Verso la prima metà di luglio, la Boeing ha presentato all’USAF il progetto di una nuova variante del caccia F-15, denominata F-15X. Quest’ultima, ennesima versione dell’EAGLE, sarebbe sviluppata su una fusoliera, struttura alare interna e carrello d’atterraggio completamente riprogettati ed equipaggiata con un ampia gamma di nuovi sistemi. Nello specifico, l’F-15X dovrebbe disporre di nuovi controlli di volo fly-by-wire, di un abitacolo completamente touch con display unico 10x19, del sistema di visione montato su casco del pilota JHMCS II, di nuova suite avionica (tra cui il radar AESA Raytheon AESA APG-82) e sensoristica (in particolare la suite EW EPAWSS ed IRST21 montato su pod LEGION), di nuova suite comunicazioni radio e satellitari. Anche la potenza di fuoco sarebbe sensibilmente superiore rispetto ai predecessori (si parla di una possibile configurazione da superiorità aerea con 22 missili aria-aria rispetto agli 8 trasportabili dagli EAGLE o ai 12 degli STRIKE EAGLE e, in generale, di un carico bellico massimo di 29.000 libbre), aumento reso possibile grazie allo sfruttamento di 2 nuovi punti d’attacco per le nuove rastrelliere quadruple AMBER, poste sulla parte più esterna delle ali. La panoplia di armamento trasportabile comprenderebbe quasi tutti gli ordigni aviolanciabili disponibili nell’inventario americano (missili HARPOON, JSOW, HARM, bombe SDB, missili anti satellite, futuri missili ipersonici e così via). Ulteriori aggiornamenti su RID 11/18.

anteprima logo RID Tregua a Tripoli

Grazie alla mediazione dell'ONU e italiana, è stato raggiunto un accordo per una tregua a Tripoli dopo l'escalation dell'ultima settimana. Le milizie protagoniste degli scontri hanno accettato di riporre per il momento le armi mentre è stata raggiunta un'intesa pure per la riapertura dell'aeroporto di Mittiga. Per lo sblocco della situazione, oltre alle pressioni internazionali, è stato probabilmente decisivo l'ingresso in forze nella capitale della milizia "ufficiale" di Misurata che ha "spento" gli ardori ribelli.