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Notizie a cura di RIDlogo RID
anteprima logo RID Firmato il contratto per la produzione dell'ALTAY

Lo scorso 9 novembre è stato firmato il contratto tra la SSB (l’agenzia turca per il procurement) e l’azienda locale BMC per la produzione di massa dei carri armati ALTAY MBT (Main Battle Tank). L’ALTAY è il primo MBT sviluppato in Turchia.

anteprima logo RID Il J-20 mostra i denti

Star indiscussa dell’ultimo salone aeronautico cinese di Zhuhai è stato sicuramente il caccia stealth di 5ª generazione Chengdu J-20, con 2 esemplari presenti durante l’intera rassegna. 

anteprima logo RID Lanciato il primo MARTE ER

MBDA ha completato con successo il primo lancio del missile antinave Marte ER, raggiungendo un importante milestone nel programma di sviluppo della munizione.

anteprima logo RID MBDA sigla contratto per MICA NG

L’agenzia di procurement militare francese - Direction générale de l’armement (DGA) – ha siglato un contratto con il consorzio missilistico europeo MBDA per lo sviluppo e la fornitura del cosiddetto Missile d’Interception et de Combat Aérien Nouvelle Génération, o più semplicemente MICA NG, nuova variante del missile aria-aria a medio raggio MICA. 

anteprima logo RID Simposio sulla geopolitica del digitale

Si è svolto ieri, presso la Sala della Scherma del Foro Italico a Roma, la seconda edizione del simposio “Geopolitica del digitale: nuovi confini, crescita e sicurezza del paese”, organizzata dal gruppo Elettronica con la collaborazione della European House – Ambrosetti

anteprima logo RID I risultati della Conferenza di Palermo

Al di là delle "foto opportunity" e delle bizze (ad uso e consumo dell'uditorio interno...) della prima donna Haftar, seguite dalle bizze della delegazione turca, la Conferenza di Palermo sulla Libia è stata molto importante. Sì, è vero, Haftar non ha preso parte alla plenaria, ma i suoi rappresentanti c'erano, eccome, ed oltretutto non si può non considerare rilevante un evento come questo che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di alto livello di 30 Paesi e che ha segnato il definitivo ravvicinamento dell'Italia all'Egitto (in corso da mesi e forgiato negli interessi strategico-energetici). Nella conferenza stampa finale, l'inviato dell'ONU per la Libia Ghassam Salamè ha parlato di "successo e unità della comunità internazionale, ma anche di pietra miliare" lungo il percorso della stabilizzazione libica. Parole alle quali hanno fatto seguito quelle del Presidente Conte il quale ha affermato che a Palermo si sono create "importanti premesse" per portare il Paese a nuove elezioni nella primavera 2019 (sconfitta definitivamente la velleitaria pretesa francese di votare a dicembre). Un appuntamento decisivo nella storia recente del Paese che dovrà essere preceduto da una grande conferenza nazionale sulla Libia, aperta a tutte (si spera) le componenti tribali e di opinione del Paese, da tenersi con il patrocinio ed il supporto dell'ONU. Sì perchè la Libia non è solo Haftar e Serraj, ma una miriade di realtà/poteri/appartenenze locali/informali, più o meno forti, capaci costantemente di condizionare l'azione politica di Tobruk e Tripoli. Uno dei "segreti" della longevità del potere gheddafiano era, infatti, la capacità del potere centrale di mantenersi "leggero" e di negoziare costantemente con i poteri locali secondo uno schema a geometria variabile che premiava a volte l'uno a volte l'altro, per cui alla fine l'interesse a mantenere in piedi l'istituzione centrale prevaleva sull'interesse opposto. Adesso, per usare le parole del padre della Scienza Politica italiana Gianfranco Miglio, è necessario "costituzionalizzare" tali poteri. Tuttavia, la condizione sine qua non per svolgere con successo questa conferenza e le successive elezioni è la sicurezza. A Palermo si è lavorato moltissimo a questo aspetto, soprattutto dietro le quinte, sia nell'ottica di consolidare il cessate il fuoco di settembre a Tripoli sia nell'ottica di premere sulle milizie – espressione di quei poteri locali di cui sopra – affinchè in una prima fase collaborino a sostenere il processo politico e successivamente accettino di essere integrate nelle nascenti istituzioni. E, forse, è proprio questo il compito più difficile che attende la comunità internazionale e gli stessi Libici nelle prossime settimane.

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