LEONARDO
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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID US Navy: nostalgia per gli SSK?

La necessità di rafforzare numericamente la US Navy, sino a quota 355 unità, l’obbiettivo di immettere in linea naviglio di nuovo modello e di superare alcuni gap creatisi dopo la fine della (prima) Guerra Fredda, come nei settori del naviglio di scorta antisom e mine warfare, e le maggiori risorse destinate dall’amministrazione Trump al procurement, stanno comportando l’avvio di nuovi programmi, con modalità inedite.

anteprima logo RID Brasile, ecco la tuttponte ATLANTICO

La Marina Brasiliana torna a schierare una tuttoponte. Il 25 agosto è infatti arrivata nella base navale di Rio de Janeiro la LHD A140 ATLANTICO; nome “oceanico” dietro cui si cela la (non troppo) vecchia ex HMS OCEAN, unità portaelicotteri d’assalto anfibio costruita nel 1994-1998 per la Royal Navy, sulla base di una rielaborazione del progetto per le 3 portaerei VSTOL classe INVINCIBLE realizzate nel 1973-1985. L’OCEAN, comunque in grado di trasportare sino a 20 HARRIER ma senza poterli ricoverare, e con limitate capacità operative per aerei VSTOL, è stata la punta di lancia della forza anfibia britannica per quasi 20 anni. Lunga 203 m, larga sino a 36, e con un dislocamento di 21.500 t. a pieno carico, dispone di ampie capacità aeronautiche, grazie al ponte di volo continuo di 170x32 m, collegato al sottostante hangar tramite 2 elevatori della portata di 19 tonnellate. Il che le rendeva in grado di supportare, durante il servizio con la Royal Navy, un gruppo aereo formato da 18 elicotteri pesanti (SEA KING, MERLIN o CHINOOK, LYNX o APACHE d’attacco). Nei ponti sottostanti trovavano posto sino ad un massimo di 800 soldati, con 80 mezzi tra veicoli leggeri e cannoni, ma non corazzati pesanti, mentre in assenza di un bacino allagabile 4 mezzi da sbarco LCVP Mk-5B (pure trasferiti al Brasile) sono alloggiati in aree laterali. Già ammodernata nel 2012-2014, l’OCEAN, venduta alla Marina Brasiliana il 19 febbraio 2018 per quasi 85 milioni di sterline, è stata sottoposta a revisione completa prima della consegna, come mostrano le immagini della ribattezzata ATLANTICO, fresca di pitturazione grigio chiara. Sono stati mantenuti i nuovi radar ARTISAN Type-997, il sistema CCS CMS-1, i 4 cannoni da 30 mm DS-30B, imbarcati nel 2014, e parte della sensoristica più datata, ma aggiornata. Sono invece stati rimossi altri apparati, come i 3 CIWS PHALANX Mk-15 Block-1B, i lancia-inganni SIREN, il sistema antisiluro Surface Ship Torpedo Defence (SSTD). L’unità va a sostituire la portaerei SAO PAULO (ex FOCH francese, completata nel 1963) in servizio con la Marina Brasiliana dal 2000, quando aveva preso il posto della MINAS GERAIS (1960-2002), e disarmata nel 2017. Tuttavia, se l’ATLANTICO, unità recente e di moderna concezione, mantiene nella flotta brasiliana una grande unità “tuttoponte”, gli ammiragli carioca restano ancora, dopo 57 anni di valida esperienza aeronavale, privi di una portaerei, essendo poco probabile una trasformazione dell’ex OCEAN in portaerei VSTOL, data la scarsa disponibilità di aerei a decollo verticale di quarta generazione efficienti, e l’entità dei lavori da effettuarsi. Sul tappeto resta quindi la necessità di dotarsi di una vera portaerei, nuova o di seconda mano.

anteprima logo RID Usato sicuro per il naviglio italiano

Nel mese di giugno si è tenuta a La Spezia la manifestazione SEAFUTURE: in quest’occasione si è parlato anche del futuro delle navi in fase di dismissione dalla Marina Militare. E a sottolineare la questione, erano presenti in porto 3 unità, appartenenti ad altrettanti classi di corvette, pattugliatori di squadra e fregate, poi radiate il 16 luglio: EURO (MAESTRALE), AVIERE (SOLDATI), DRIADE (MINERVA). In passato, né le navi realizzate col programma navale del 1950, nè quelle (eccellenti, ma poche: la famosa “flotta di qualità”, ma anche dei prototipi) costruite tra 1958 e primi anni ’70, avevano fornito “pezzi” da immettere sul mercato dell’usato, se si escludono alcuni dragamine e cisterne ceduti a Grecia, Ecuador e Tunisia, e la nave salvataggio PROTEO alla Bulgaria. Tuttavia, la “grande flotta” nata con i programmi degli anni ’70, e integrata via via sino agli anni ’90 con nuove realizzazioni, poteva contare su una portaerei, 2 caccia, 8 sommergibili, 16 fregate (comprese quelle ex irachene), 12 tra corvette e OPV, 7 aliscafi lanciamissili, 12 cacciamine, 3 LPD, 3 rifornitori, e naviglio ausiliario, con armi e sensori all’avanguardia, e costantemente aggiornati o sostituiti, e un buon livello di automazione e standardizzazione. Soprattutto, la presenza di molti esemplari all’interno della stessa classe, favorisce il supporto di unità aggiornate, grazie alla presenza di piattaforme da cannibalizzare. La Marina e l’industria hanno così avviato un percorso parallelo a quello classico incentrato sinora sul ciclo RDT/disarmo/radiazione/demolizione – o in alternativa, all’impiego come bersaglio, e più raramente (si pensi ai sommergibili TOTI e SAURO) alla musealizzazione -, che ancora di recente ha avviato verso la fiamma ossidrica 2 unità gloriose come i caccia ARDITO e AUDACE. L’obbiettivo è quello di arrivare alla cessione o vendita delle unità costruite a partire dagli anni ’70, ottenendo per Fincantieri e Leonardo i contratti di ammodernamento e/o acquisizione di nuovi sistemi d’arma e sensori. Qualcosa in passato è già stato fatto, come con la vendita al Perù nel 2004-2005 delle 4 fregate LUPO appena passate in riserva dalla Marina Militare, e simili alle 4 già acquistate da Lima nuove di pacca negli anni ’70. I contratti, entrambi del valore di 30 milioni di euro, comprendevano per ogni nave non solo 5 milioni per la cessione, ma anche altri 10 per revisione e upgrade, cui nel 2010 e 2015 si sono aggiunti i contratti per la vendita di 4 radar KRONOS destinati ad un ulteriore ammodernamento. Le LUPO erano tuttavia nel 2004 abbastanza recenti, essendo entrate in servizio nel 1977-1980, e benché spremute erano state aggiornate nel 1991-1995, e passate in RDT nel 2002-2004. Oggi, le unità loro coetanee si presentano più anziane, decisamente sfruttate, ma non per questo meno appetibili. Il secondo colpo è stato così segnato quando nel 2015 il Bangladesh ha acquistato 2 corvette classe MINERVA in RDT dal 2012: la capoclasse e la SIBILLA (la più recente delle 8 unità completate tra 1987 e 1991) sono così state trasformate in OPV per la Guardia Costiera del Paese asiatico, dove nel 2016 sono andate a formare la classe LEADER, cui nel 2017 si sono aggiunte anche URANIA e DANAIDE. Nel frattempo, dal 2012 altre unità hanno ammainato la bandiera, passando in disarmo: delle fregate antisom classe MAESTRALE, costruite tra 1978 e 1985, la capoclasse nel 2015, seguita da ALISEO nel 2017 ed EURO nel 2018; tutti e 4 i pattugliatori di squadra classe SOLDATI, radiati tra 2013 e 2018 e simili alle LUPO, realizzati per l’Iraq nel 1982-1987 e poi modificati per la Marina Italiana nel 1993-1996; delle corvette MINERVA, oltre alle 4 già vendute, sono in disponibilità dal 2017-2018 anche SFINGE, DRIADE e FENICE, cui presto dovrebbe aggiungersi la “superstite” CHIMERA. Per queste unità, le più appetibili, già nel 2012 c’era stato l’interessamento delle Filippine, seguito da visite di delegazioni peruviane ed ecuadoriane, mentre anche il Bangladesh potrebbe essere interessato a loro, magari riconvertendole in corvette lanciamissili e portaelicotteri per la Marina. In disarmo dal 2015 ci sono poi anche 2 cacciamine classe LERICI, dei 4 completati nel 1985, ancora decisamente interessanti (e a cui si aggiungeranno a breve gli altri 2), oltre ad un certo numero di unità ausiliarie minori, come rimorchiatori e cisterne degli anni ’70-’80. Infine, ci sono le unità di prossima radiazione: in primis le restanti 5 MAESTRALE, comprese le 4 aggiornate nel 2005-2009, che resteranno in servizio sino al 2020-2024, e quindi molto spremute. Attorno al 2025 saranno disponibili anche i 2 caccia lanciamissili classe DURAND DE LA PENNE, in servizio dal 1993 e aggiornati radicalmente nel 2006-2011, che potrebbero interessare al Perù, rimasto senza navi-comando e da difesa antiaerea dopo la radiazione del vecchio incrociatore ALMIRANTE GRAU nel 2017, ma validi anche per flotte più blasonate, come la Marina Greca. Sempre entro il 2023 andranno in pensione anche i 4 OPV classe CASSIOPEA, completati nel 1989-1991 ma robusti, spartani e dotati di hangar e ponte di volo per elicottero medio. Un altro assetto appetibile sono le 3 LPD tuttoponte classe SANTI, costruite nel 1984-1994 (ammodernate radicalmente 15 anni fa, e dal 2012 replicate con successo in versione migliorata per Algeria e Qatar), che nei piani vengono date in dismissione nel 2019-2022, mentre più difficile sarà collocare sul mercato dell’usato i 2 rifornitori classe STROMBOLI, in servizio dal 1975-1978 e sfruttatissimi, se non come eventuale cessione gratuita all’interno di qualche pacchetto, così come per la nave salvataggio ANTEO (1980) e la nave oceanografica MAGNAGHI (1975). Un discorso a parte va fatto per la portaeromobili GARIBALDI, i 4 restanti sommergibili tipo SAURO, e gli 8 cacciamine classe GAETA. Per questi ultimi, il prolungarsi dei tempi di aggiornamento (il programma si è svolto dal 2010 al 2018, per unità completate nel 1992-1996), sposta i termini di dismissione. Dei SAURO, ricordiamo che i primi 4 esemplari della classe, costruiti nel 1974-1982, sono stati dismessi tra 2003 e 2005: con il DA VINCI relegato a compiti minori sino al 2010, e il capoclasse trasformato in museo. Le restanti unità in disarmo per cannibalizzazione potrebbero però supportare la vendita dei 2 PELOSI (SAURO Trerza Serie, del 1988-1989) e dei 2 LONGOBARDO (1993-1995, Quarta Serie), ancora validi, e tutti peraltro aggiornati nel 1999-2003, anche se sui tempi di dismissione ancora non ci sono certezze, sebbene si parlasse del 2018-2022. I possibili sbocchi asiatici, come Bangladesh, Filippine e Thailandia, dati per possibili negli anni 2000, hanno scelto – o stanno per scegliere – altre strade, guardando soprattutto alla Cina e alla Russia, mentre i pochi Paesi africani che dispongono di una componente subacquea (Sudafrica, Egitto, Algeria) hanno puntato su prodotti nuovi di pacca, e la Libia molto difficilmente si doterà di nuovo di sommergibili in tempi brevi. Un possibile sbocco potrebbe essere il Sudamerica, dove i Type-209 degli anni ’70 in servizio con Ecuador, Perù, Colombia e Venezuela sono ormai vecchissimi, e l’Argentina è alle prese con la gestione del disastro del SAN JUAN. Infine, nave GARIBALDI, che nel 2022 sarà sostituita dalla nuova LHD TRIESTE da 33.000 t. in costruzione. Oggettivamente, anche offrendola assieme ad elicotteri AB-212 e HARRIER 2+ dismessi, è il pezzo più difficile da collocare, soprattutto dopo il recente acquisto da parte brasiliana dell’OCEAN inglese. Si tratta di una nave complessa e costosa che nel 2022 avrà 37 anni di vita, pur essendo stata costantemente aggiornata: e forse sarebbe meglio sin d’ora iniziare a pensare a una sua conservazione museale – magari anche ospitando aerei ed elicotteri dismessi dal servizio aeronavale – evitando il pantano in cui è finito l’incrociatore VITTORIO VENETO.

anteprima logo RID I nuovi radar NS-100 e NS-200

Grazie ad una recente visita presso lo stabilimento di Hengelo (Olanda) abbiamo potuto fare il punto sui radar NS-100 e NS-200 di Thales Netherlands, sensori destinati principalmente ad unità navali di dimensioni contenute oppure a navi anfibie che devono operare in acque litoranee. Gli studi e i test effettuati per questa famiglia di radar hanno permesso di mettere a punto tecnologie allo stato dell’arte da applicare poi all’intera gamma di sistemi radar dell’azienda. Nel corso della Guerra Fredda il conflitto tra stati era quello atteso come prevalente. Lo scenario tipico aeronavale considerava quali minacce prioritarie velivoli armati di missili antinave oppure missili antinave lanciati da altre navi o da terra. La sfida tecnologica principale riguardava la capacità di contrastare attacchi simultanei e coordinati, con minore attenzione alla discriminazione della minaccia. D’altronde, la maggior parte delle operazioni avrebbe avuto luogo in alto mare (nelle cosiddette blue waters). Dagli anni novanta, con il proliferare delle missioni di peacekeeping o comunque a bassa intensità, le navi hanno iniziato ad operare sempre più vicino alla costa e contro minacce asimmetriche. Dunque, è cambiato sia il nemico che il contesto geografico di riferimento ed un buon radar avrebbe dovuto distinguere il bersaglio in un ambiente disturbato dal clutter; provocato da uccelli e dai fenomeni atmosferici oppure dissimulato nel traffico costiero. Secondo la visione di Thales Netherlands, per i radar odierni e futuri non si potranno più fare scelte di campo: le Marine Militari potrebbero trovarsi ad operare sia in uno scenario ad alta intensità, dove l’importanza e la numerosità delle minacce è notevole, sia in uno a bassa intensità e in ambiente litoraneo con tutte le insidie che attori non statali possono porre, oltre a numerosi scenari misti e multidimensionali.

anteprima logo RID L’Egitto si proietta sul mare

Già nel XIX secolo la Marina Egiziana aveva dimostrato ambizioni da Blue Water Navy, acquistando anche ben 6 corazzate, poi cedute alla Turchia. Dopo il 2010, quella che tra anni ’70 e ’90 era divenuta una flotta poco standardizzata e per lo più di “seconda mano”, con navi acquistate da Cina, URSS, Stati Uniti, Spagna, o realizzate localmente, sta assumendo una nuova forma, decisamente hi-tech, pur mantenendo diversificate fonti di procurement. E i programmi lanciati nell’ultimo decennio stanno ormai cambiandone la fisionomia. Dalla Francia arriva il grosso delle piattaforme destinate ad ammodernare la componente alturiera di superficie, incentrata sino a pochi anni fa su 10 tra fregate e corvette degli anni ’70 e ’80, cui si è poi aggiunta la coetanea SHAHAB MISR, una corvetta ex sudcoreana classe POHANG del 1988, trasferita nel 2017. Nel giugno 2015 è però entrata in servizio la fiammante fregata TAHYA MISR, una delle FREMM in costruzione per la Marina Francese, acquistata direttamente dal Governo egiziano mentre era ai collaudi, seguita nel 2016 dalle 2 grandi LHD anfibie da 23.000 t. classe NASSER, tipo MISTRAL impostate per la Russia, ma poi sottoposte a embargo e girate all’Egitto. Infine, il 22 settembre 2017 è entrata in servizio la EL FATEH, prima delle 4 fregate leggere/corvettone multiruolo da 2.600 t. tipo GOWIND-2500 ordinate nel 2014, con altre 2 in opzione. La prima unità, impostata 2 anni prima della consegna, è stata realizzata dall’allora DCNS a Lorient, mentre le altre dal 2016 sono in costruzione (con assistenza francese) presso i cantieri di Alessandria, e la consegna è prevista nel 2019-2021. Nel 2013-2015 erano peraltro state consegnate 4 motomissilistiche tipo AMBASSADOR Mk-3 dell’americana VT Halter Marine, riclassificate localmente come corvette d’attacco da 780 t classe SULEIMAN EZZAT, affiancate nel 2015 dalla più piccola FADEL, una MOLNYA ex russa del 2000. La Germania ha invece supportato l’ammodernamento della componente subacquea, incentrata sinora su 4 battelli Type-033 cinesi vecchi di 35 anni. Nel dicembre 2016 è stato consegnato infatti all’Egitto lo S-41, primo dei 2 battelli Type-209/1400 (Improved) ordinati nel 2011, seguito dall’S-42 nell’agosto 2017. Nel frattempo, sono stati ordinati nel 2014 alla TKMS altri 2 sottomarini, la cui consegna è prevista nel 2019. Per quanto riguarda il naviglio ausiliario e specializzato, la componente di mine warfare è abbastanza recente, essendo incentrata sulle 5 unità costiere realizzate dalla Swiftships negli anni ’90, coetanee dei 2 cacciamine OSPREY ceduti dalla US Navy nel 2007. Date le ambizioni e i programmi in corso, le carenze riguardano navi logistiche, di appoggio/salvataggio per sommergibili, e SIGINT/ELINT, mentre restano per ora solo ipotesi le possibili acquisizioni di ulteriori fregate di squadra (FREMM in primis) e unità leggere d’attacco: componente quest’ultima che vede ancora in servizio o in riserva ben 31 unità lanciamissili, 10 motosiluranti, 12 cacciasommergibili/cannoniere, tutte realizzate tra 1966 e 1988, cui dal 2011 si vanno aggiungendo 6 vedette di progettazione turca, e 6 pattugliatori da 150 t della Swiftships, simili a 12 unità realizzate per la Guardia Costiera egiziana tra 2006 e 2014.

anteprima logo RID Type 055 Classe RENHAI

Ben poche forze navali, nel giro di un ristretto numero di anni, possono vantare come la Marina Cinese (PLAN, ovvero People’s Republic of China Navy) uno sviluppo così rapido nel settore dei cacciatopediniere (DDG). A partire dagli anni ’90, sulla scia della spettacolare crescita dell’economia del Paese, sono stati infatti introdotti in rapida successione ben 4 tipi di unità della suddetta categoria via via più prestanti ed avanzati (vedi RID 10/2013 pagg. 56-71): il Type 052 Classe LUHU, il Type 052 B Classe LUHAI, il Type 052 C Classe LUZHOU e il Type 052 D Classe LUYANG III, quest’ultimo, almeno inizialmente, considerato “l’AEGIS cinese” (ovvero l’equivalente dei DDG Classe BURKE dell’US Navy). Con l’introduzione dei Type 052 D, entrati in servizio a partire dal 2013/14, sembrava che la produzione si stesse standardizzando su questo tipo di unità, come ha fatto la Marina Americana con i BURKE per molti anni (anche se, naturalmente, apportando modifiche – ovviamente non sostanziali – con il passare del tempo) e continua a fare tuttora (vedi i BURKE Flight III). La Marina Cinese non si è tuttavia accontenta e ha puntato più in alto introducendo un nuovo tipo di DDG di maggiori dimensioni con prestazioni e capacità superiori a quelle del del Type 052 D. Il primo indizio dell’avvio della realizzazione di un nuovo tipo di unità di dimensioni superiori a quelle dei caccia Type 052 D Classe LUYANG III lo si ebbe nell’aprile del 2014 allorché un'immagine satellitare del poligono strumentale della Marina Cinese di Wuhan (che si occupa di attività riguardanti l’impronta elettronica/IR delle navi destinate alla costruzione) mostrò un mock-up, a grandezza naturale, della sovrastruttura di una nuova unità che inizialmente, per le sue notevoli dimensioni, venne fatta rientrare nella categoria degli incrociatori. La costruzione del primo esemplare del nuovo supercacciatorpediniere, designato Type 055 Classe RENHAI, venne commissionato il 14 agosto 2014 al cantiere Jiangnam di Shanghai che iniziò i lavori nel successivo dicembre effettuando il varo dell’unità il 28 giugno 2017. La seconda unità, impostata nello stesso cantiere il 28 aprile 2017, è stata varata nell’aprile di quest’anno. La 3a e la 4a sono state assegnate ai cantieri Dalian, la 5a ai cantieri Jiangnam mentre la 6a ancora ai cantieri Dalian. Delle 8 unità previste (almeno finora), 6 sono in diversi stadi di costruzione con le prime 2 in fase di allestimento.

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