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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Cooperazione NATO-UE: quale futuro?

Ieri si è svolto a Roma un'interessante convegno, organizzato dallo IAI e dalla Delegazione Italiana presso l'Assemblea Parlamentare della NATO, sullo stato della cooperazione NATO-UE e sulle sue prospettive. Il convengo, suddiviso in 2 diversi panel, ha visto confrontarsi i vertici della Difesa, a cominciare dal Capo di SMD Gen. Claudio Graziano, con i vertici dell'industria - rappresentata dall'AD di Fincantieri Giuseppe Bono e dal Direttore delle Strategie di Leonardo Giovanni Soccodato, nonchè dal Presidente dell'AIAD Guido Crosetto – esponenti politici – i Presidenti delle Commissioni Difesa parlamentari Francesco Saverio Garofani e Nicola Latorre ed il Presidente della Commissione Esteri della Camera Fabrizio Cicchitto, e gli On. Paolo Alli e Andrea Manciulli - e del Ministero degli Esteri, rappresentato dal Segretario Generale Elisabetta Belloni. Insomma, un bel pezzo di sistema Paese. Il tutto poi si è concluso con l'intervento del Ministro della Difesa Roberta Pinotti. Il tema era di quelli importanti, la cooperazione NATO-UE, appunto, soprattutto adesso che l'Unione Europea ha finalmente accelerato sulla strada dell'integrazione in ambito difesa, compiendo una serie d passi in avanti concreti, a cominciare dalla creazione del nuovo Fondo Europeo per la Difesa e dal via libera ufficiale alle cooperazioni rafforzate e strutturare, PESCO. Per cui adesso più che mai si pone il grande problema di come conciliare questo rinnovato attivismo dell'UE sulle questioni di difesa con il tradizionale ruolo della NATO quale organizzazione politico-militare. Il convengo ha cercato di dare delle risposte in tal senso e di fornire degli spunti di riflessione per evitare che la cooperazione tra le 2 organizzazioni si traduca in duplicazioni, inefficienze o, peggio, competizione, ma la riflessione ha inevitabilmente toccato pure l'aspetto riguardante le opportunità che il processo d'integrazione della difesa europea potrà dare all'Italia ed alla sua industria. Per quanto riguarda il primo aspetto, ormai è chiaro che il tempo del cosiddetto Pacchetto “Berlin Plus” 2002, che prevedeva la suddivisione del lavoro tra UE e NATO sulla base del fatto che alla prima sarebbero spettate le missioni civili, mentre alla seconda quelle militari, secondo la dicotomia "soft-hard", è ormai superato. Oggi l'UE è sempre più presente sul fronte del crisis management ed in alcuni contesti è persino “più hard” della NATO – vedi per esempio il caso della missione SOPHIA, più incisiva della "cugina" NATO SEA GUARDIAN, come sottolineato dal Gen. Graziano – e la stessa "Joint Declaration" NATO-UE del luglio 2016 stabilisce che il terreno di cooperazione principale tra le 2 organizzazioni è il defence capacity building, strumento sempre più importante e strategico in ottica di stabilizzazione e proiezione di sicurezza. Ma in futuro potremmo aspettarci pure maggiore sinergia nelle stesse operazioni militari visto che, come precisato sempre dal Generale Graziano, "le forze sono sempre quelle". Venendo invece alla seconda questione, c'è da dire che tutti gli interventi sono stati unanimi nell'osservare che per cogliere più opportunità possibile in sede europea occorre una massa critica ed una capacità di fare sistema che, purtroppo, il nostro Paese non sempre ha dimostrato e che troppo spesso si è sgretolata nei mille frammenti delle beghe di cortile nostrane. Da ciò discenderebbe, dunque, un’assunzione di maggiore responsabilità da parte del Governo, il solo che può ricondurre a sintesi le differenze sulla base del superiore interesse nazionale. Peccato che su questo l’Italia sia da sempre latitante pensando che tutto ciò che è strategia e sicurezza riguardi esclusivamente il Ministero della Difesa. A ciò bisogna aggiungere la necessità, sollevata con forza dal SGD/DNA Gen. Magrassi ed alla quale va data immediata risposta, di creare "dei professionisti di Bruxelles", ovvero delle figure da distaccare a Bruxelles, supportandole e non lasciandole poi a se stesse, per presidiare ad ogni livello i complessi meccanismi burocratici europei. Da questo punto di vista, pertanto, l'Italia deve ancora crescere molto, ma deve farlo in fretta perchè gli altri certo non ci aspettano, anzi, e marciano spediti per "fare bargaining" all'interno dell'arena europea e spuntare il più possibile. A nostro discapito.

anteprima logo Stato Maggiore Difesa Operazione Atalanta: l’Italia termina il comando

A bordo della fregata italiana Virginio Fasan, ormeggiata nel porto di Gibuti, il Contrammiraglio Fabio Gregori della Marina Militare italiana ha lasciato l’incarico di Force Commander della Task Force 465 al Major General Charlie Stickland, l’attuale Operational Commander dell’Operazione Atalanta.

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anteprima logo Marina Italiana Fasan con la Marina cinese e sudcoreana

Dal 28 al 30 Novembre, la fregata Virginio Fasan, da cinque mesi unità di bandiera dell’Operazione antipirateria Atalanta, ha condotto nelle acque del Corno d’Africa una serie di attività che hanno visto l’equipaggio italiano impegnato sia in iniziative a carattere umanitario verso la comunità della cittadina somala di Hobyo, sia in attività di integrazione ed addestramento con la Republic of Korea Navy(marina sudcoreana) e la People Liberation Army Navy of China (marina cinese).

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anteprima logo Esercito Italiano Conclusa l’esercitazione APT 17 della "Friuli"

Si è conclusa, presso l'aeroporto G. Vassura, sede del 7° Reggimento AVES "Vega" di Rimini, l'esercitazione Airmobile Permanent Training II/17 che ha consentito allo staff del Brigata Aeromobile "Friuli" di misurare e certificare il raggiungimento della full operational capability (FOC) dei reparti dipendenti di imminente impiego nei correnti teatri operativi attraverso la condotta di attività addestrative caratterizzate da uno scenario operativo particolarmente complesso.

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anteprima logo Aeronautica Italiana Attività bilaterali in tema di formazione

Nell'ambito del piano di cooperazione bilaterale, una delegazione straniera composta da due Ufficiali, guidata dal Comandante della scuola di aviazione dell'Uzbekistan, Colonel Saidov Bakithoyor ha visitato l'Accademia Aeronautica di Pozzuoli,  la Scuola Marescialli di Viterbo ed il 72° Stormo di Frosinone.

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anteprima logo RID USA e alleati potenziano difesa antimissile

Proprio nel bel mezzo del tour del Presidente Trump in Asia, che nei primi 10 giorni di novembre lo ha portato in diversi Paesi, tra cui Giappone e Corea del Sud, la Casa Bianca ha inviato al Congresso la richiesta per un supplememto di 6 miliardi al bilancio Difesa 2018. Tali fondi aggiuntivi servono, oltre a coprire l'incremento di truppe in Afghanistan, anche ad un ulteriore potenziamento della difesa antimissile in relazione al crescere della minaccia balistica e nucleare nordcoreana. In particolare, tali fondi verranno utilizzati per acquisire altri 20 intercettori multistadio con capacità di ingaggio eso-atmosferica GBI (Ground-Based Interceptor), 16 missili SM-3 Block IIA, per equipaggiare le unità navali con sistema di combattimento AEGIS, e 50 intercettori per la batterie Terminal High Altitude Area Defence (THAAD). In questo modo, gli USA intendono potenziare sia la componente strategica che quella regionale/tattica della difesa antimissile (BMD, Ballistic Missile Defence). I GBI dovrebbero potenziare soprattutto il sito di Fort Greely in Alaska , assieme a quello di Vandenberg, California, uno dei 2 siti della cosiddetta Midcourse Ground-based Defense, che assicura la difesa del territorio americano contro missili balistici, compresi missili balistici intercontinentali, e l’intercetto durante la loro traiettoria di medio corso, ovvero quando raggiungono l'apogeo. Ad oggi, tra Fort Greely e Vandernberg sono schierati 44 GBI, mentre nello scorso maggio, ricordiamolo, un GBI ha intercettato per la prima volta con successo un bersaglio rappresentativo di un ICBM. Gli SM-3 Block IIA andranno come si diceva a bordo delle navi AEGIS, in particolare quelle di stanza nel teatro Asia-Pacifico. Tali missili, sviluppati nell’ambito di una collaborazione tra Raytheon e la giapponese Mitshubishi Heavy Industries, sono dotati rispetto alle versioni precedenti di un razzo motore del primo stadio di maggiori dimensioni, con un diametro di 530 mm, e di una testata più pesante e grande, nonché di un seeker con una capacità di discriminazione del bersaglio ulteriormente migliorata. Per effetto di queste modifiche, l’SM-3 Block IIA ha una capacità di ingaggio pure contro ICBM. L’SM-3 Block IIA equipaggerà anche il sito dell’AEGIS ASHORE di Redzikowo (Polonia), uno dei 2, l’altro è quello rumeno di Deveselu, su cui si basa il sistema AEGIS ASHORE dispiegato in Europa dell’Est. In generale, l'SM-3 è un intercettore con capacità di kill eso-atmosferico in grado di di ingaggiare i missili balistici a medio raggio ed a raggio intermedio durante le fasi di ascesa e discesa della traiettoria di medio corso. L’intercettore equipaggia anche i cacciatorpediniere classe KONGO e ATAGO giapponesi, mentre la stessa Tokyo potrebbe acquisire nei prossimi mesi pure l’AEGIS ASHORE, già in valutazione da tempo. Attualmente il Giappone dovrebbe avere in servizio anche 16 batterie di PATRIOT PAC-3. Infine il THAAD è il componente di difesa terminale per intercettare i missili balistici al loro rientro nell'atmosfera e/o appena al di fuori di essa (l'ultimo anello, per intercettare i missili una volta rientrati nell'atmosfera, è il già citato sistema PATRIOT PAC-2/3). In Corea del Sud è al momento attiva una batteria THAAD, dotata di radar  AN/TYP-2  a singola faccia fissa in banda X e 6 lanciatori, ed un numero imprecisato di batterie PATRIOT PAC-2/3. E’ importante sottolineare che il radar AN/TYP-2, che ha una copertura di oltre 2.000 km, è schierato pure in Israele, in una base segreta nel deserto del Negev, e nel sito turco di Kurecik. Nel Pacifico, gli Stati Uniti hanno dispiegato pure Sea-Based X-Band Radar (SBX-1), un ulteriore radar in banda X da oltre 2.000 km di portata, basato su una piattaforma mobile galleggiante.