LEONARDO
RID Articoli Mese
Argomento Selezionato: Terrorismo
anteprima logo RID Aggiornamento India-Pakistan

Cominciano ad emergere alcuni dettagli sui raid aerei indiani in territorio pakistano di questa mattina. Come detto, l'attacco è stato effettuato da 12 caccia MIRAGE 2000H appartenenti al 40° Stormo di stanza a Maharajpur (Madhya Pradesh, India centrale) ma rischierati ad Ambala (Haryana, India nordoccidentale, base situata a ridosso del Jammu-Kashmir a poco più di 500 km dalla zona operazioni) lo scorso fine settimana, proprio in vista del raid.

anteprima logo RID La Jihad si espande in Africa

Mali, Somalia, Nigeria. Tre fronti dove movimenti armati colpiscono usando una doppia lancia: il terrorismo e le azioni manovrate, atti che vanno ben oltre la classica guerriglia. Ad Aguelhoc , la fazione qaedista JNIM(Jama'a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin ) ha condotto un’azione complessa uccidendo una decina di soldati ciadiani. Una ritorsione per il riavvicinamento tra N’Djamena e Israele. Gli insorti sono arrivati da più direzioni, hanno isolato alcuni check point e tenuto sotto il fuoco per ore l’avversario. Secondo i testimoni hanno impiegato moto e “tecniche” armate di mitragliatrici (oltre una ventina). Gli Shabaab, protagonisti della strage al Dusit Hotel di Nairobi, hanno confermato le loro doti militari investendo l’avamposto di Bar Sanjuni, tenuto da unità somale (notizia rilanciata tra il 19 e il 20 gennaio). La tecnica impiegata è consolidata: ricorso a veicoli-bomba - uno è stato catturato intatto - per disorientare la difesa, quindi incursioni di team di fanteria. Una battaglia per dimostrare la forza sul campo nonostante l’attività di contrasto statunitense: nuovi raid aerei avrebbero provocato decine di morti tra i mujaheddin. Gli osservatori hanno rilevato che il movimento, rimasto sempre fedele alla linea qaedista ortodossa, ha nominato nuovi “ufficiali”, considerati dei veterani per reagire alle perdite sostenute nel corso del 2018. Ancora più devastante l’offensiva, iniziata a dicembre, dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale nella Nigeria nordorientale. I suoi miliziani hanno travolto le posizioni di Baga, Rann e Maguremi. Migliaia i profughi, ingente il bottino di guerra: blindati, fuoristrada, casse di munizioni. E quello che non era trasportabile è stato distrutto. Volendo sintetizzare possiamo indicare alcuni punti che “ritornano” in aree diverse. 1. Alta mobilità. 2. Abilità nello sfruttare la staticità delle forze regolari. 3. Emulazione delle strategie del Califfato viste in Iraq. 4. Iniziative belliche combinate con la propaganda per esaltare i successi e demoralizzare i nemici.

anteprima logo RID Attacco a Nairobi. Update.

E’ in corso un attacco terroristico contro il complesso alberghiero Dusit, nel quartiere residenziale di Westland nella capitale del Kenya Nairobi. Nell’attacco, già rivendicato dal gruppo jihadista somalo Al Shabaab, si contano già 3 morti e 14 feriti, ma vi sarebbe anche una presa di ostaggi. Si tratta di un’azione che ricorda azioni analoghe compite da Shabaab come quella del 2013 contro un centro commerciale nello stesso quartiere di Westland, in cui morirono 67 persone, ma anche quello contro il campus universitario di Garissa, nel nord del Paese, in cui persero la vita 167 persone. Negli ultimi mesi, Shabaab ha recuperato terreno ed intensificato le sue azioni a carattere terroristico e mordi e fuggi. Ad oggi, in tutta la Somalia sarebbero attivi tra i 4.000 ed i 6.000 jihadisti, mentre tra ottobre 2017 e settembre 2018 nel Paese si sono verificati ben 440 attacchi/attentati. Gli Americani hanno incrementato la loro presenza nel Paese ad oltre 500 uomini (Berretti Verdi e Ranger), impegnati in compiti d’intelligence/ricognizione in profondità e formazione/mentoring delle componenti speciali e di antiterrorismo locali, ed hanno condotto oltre 30 strike aerei solo negli ultimi 10 mesi (erano stati una ventina in tutto il 2017). Questa recrudescenza del fenomeno di Al Shabaab in Somalia sarebbe dovuta principalmente al supporto ricevuto dall’Arabia Saudita che utilizzerebbe il gruppo jihadista per destabilizzare il governo del nuovo Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed “Farmajo”, troppo vicino a Turchia e Qatar. “Farmajo” fa inoltre parte del sub-clan Maheran – Darod e rappresenta il primo Capo dello Stato non appartenente al sub-clan Abgaal – Haweye (che aveva espresso i 2 presidenti precedenti) tradizionalmente vicino ai Sauditi.  Nel processo di rafforzamento di al-Shabaab in Somalia un ruolo cruciale potrebbe essere stato svolto da al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA), branca qaedista yemenita pesantemente infiltrata dai Sauditi, che potrebbe aver facilitato l’invio di armi, tecnici e guide spirituali o mentori per la formazione degli attentatori suicidi. La stessa AQPA viene usata dall’intelligence saudita in funzione anti-Houti ed anti-iranaiana nella guerra civile yemenita.

anteprima logo RID La Jihad in moto

Il 19 dicembre la ricognizione aerea francese ha individuato un gruppo di uomini armati nel settore di Menaka, verso il confine Niger-Mali. Erano a bordo di 8 moto: sono stati colpiti da un raid aereo. Un episodio come tanti, un piccolo scontro dove gli insorti si muovevano a bordo delle “due ruote”. In questi ultimi anni le foto diffuse da fazioni, movimenti e da intelligence di molti paesi hanno confermato come sia proseguito e cresciuto il ricorso alle moto. Su tutti i fronti. Nell’agguato costato la vita a 4 Berretti Verdi statunitensi in Niger nell’ottobre 2017, i guerriglieri le hanno impiegate insieme a qualche “tecnica” armata di mitragliatrice. Se ne servono i seguaci del Califfo nel deserto siro-iracheno, replica di quanto fatto dai Talebani e dagli uomini di Al Qaeda. In Afghanistan i mujaheddin anti-sovietici li impiegavano per collegamenti e trasferimenti di messaggi, primo passo verso un coinvolgimento diretto in operazioni militari. Famoso uno dei video d’addestramento dei qaedisti diffuso dopo il 2001, con i terroristi che si addestrano ad agguati a cavallo di moto. E la tattica è proseguita. In Libano del Sud con gli Hezbollah incaricati di attivare le postazioni di razzi, in Nigeria con Boko Haram e ovunque ci sia bisogno di un mezzo rapido quanto robusto che possa garantire mobilità a nuclei di fuoco. Oppure favorire missioni per reperire bersagli. Si mimetizzano con niente, possono essere “mescolate” al teatro civile, diventano uno strumento “doppio uso” e dal basso costo. Per formazioni di insorti e killer del crimine organizzato.

anteprima logo RID Attacco a Strasburgo

Dopo mesi di relativa tranquillità, l’Europa torna ad essere scossa dalla minaccia terroristica. Questa volta l’obbiettivo è stato il Mercatino di Natale di Strasburgo, sede del Parlamento europeo. L’attacco è stato condotto dal 29enne Chérif Chekatt che ha aperto il fuco contro la folla, uccidendo 4 persone e ferendone altre, tra cui il giornalista radiofonico italiano Antonio Megalizzi. Il killer è poi riuscito a fuggire ed è tuttora braccato dalle forze di polizia. Al momento non c’è stata nessuna rivendicazione, ma il profilo è quello classico di chi anche in passato ha colpito l’Europa in nome dell’ISIS. Si tratta, infatti, di un cittadino francese, nato nella stessa Strasburgo, di origine nordafricana e già segnalato con la cosiddetta “Fiche S” dalle autorità francesi come elemento radicalizzato. Un criminale comune, che ben conosce la città e i suoi quartieri, che avrebbe poi abbracciato la causa nichilistico-jihadista dell’IS come altri suoi “colleghi” protagonisti negli ultimi anni di alcuni attacchi che hanno funestato l’Europa. Al momento, però, come si diceva, non c’è rivendicazione. Lo Stato Islamico è stato duramente colpito nel quadrante siro-iracheno e la sua presenza è adesso circoscritta ad alcune aree desertiche a cavallo del confine. Tuttavia, l’organizzazione ha dato dimostrazione di sapersi adattare dinamicamente e colpire lo stesso, e, sopratutto, sembra rafforzarsi in altri contesti, a cominciare dall’Afghanistan e dal Sahel, quest’ultimo vero e proprio “ventre molle” dell’Europa.

anteprima logo RID Iran sotto attacco

Il terrorismo colpisce al cuore l'Iran. La capitale Teheran è stata scossa stamattina da un attacco complesso che ha interessato il Parlamento e il Santuario dell'Imam Khomeini. Le notizie sono ancora frammentate e confuse. Un gruppo di fuoco ha preso di mira il Parlamento facendo irruzione al suo interno e prendendo presumibilmente in ostaggio anche alcune persone, forse anche qualche parlamentare, mentre un altro commando ha attaccato il Santuario di Khomeini, che si trova nel sud della capitale. In entrambi i gruppi di fuco ci sarebbero anche dei kamikaze, mentre alcune fonti parlano già di 10 morti. Non è da escludere che dietro l'attacco possa esserci ISIS – che avrebbe già rivendicato l’attacco – o qualche gruppo sunnita locale. L'Iran, al 90% sciita, da tempo deve fare i conti con le tensioni nella provincia sud-orientale del Sistan-Belucista: poverissima, animata da spinte separatiste ed a forte componete sunnita. In quest'area sono attivi da anni almeno 2 organizzazioni radicali anti-governative - che colpiscono regolamentate membri delle forze di sicurezza, personale militare, ma anche target civili - considerate terroristiche non solo in Iran. La prima, la più anziana, è Jandallah: fondata nel 2003 da Abdolmalek Rigi, poi catturato e giustiziato dalle autorità iraniane nel 2010. La seconda, Jaish al-Adl, è nata, invece, nel 2012 grazie ad elementi fuoriusciti dalla stessa Jandallah. Lo scorso 26 aprile, Jaish al-Adl ha rivendicato un attacco in cui sono state uccise 9 guardie di confine iraniane. Le 2 organizzazioni hanno basi logistiche nel confinante Belucistan pachistano e questo è sempre stato un motivo di frizione tra Pakistan ed Iran. La regione del Sistan-Belucistan è, inoltre, uno dei crocevia del traffico di oppio dalla vicina Afghanistan – che ha in Teheran la principale piazza di sbocco e smercio della regione – e di traffici di vario tipo: armi, benzina, ecc. Non solo, ma le condizioni di povertà e sottosviluppo del Sistan-Belucistan, e di sostanziale isolamento rispetto al resto delle regioni iraniane, potrebbero aver favorito l'infiltrazione e l'azione di reclutamento dello Stato Islamico. Non a caso a fine marzo, in un video in lingua Farsi, IS incitava la minoranza sunnita dell'Iran a ribellarsi contro il dominio sciita, mentre anche il notiziario dell’ISIS Rumiyah viene adesso pubblicato in Farsi.

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