Argomento Selezionato: Mare
anteprima Quattro nuovi mezzi da sbarco per la MM 22-11-2017

Il Cantiere Navale Vittoria sta costruendo i 4 nuovi mezzi da sbarco destinati alla nuova LHD della MM.

a cura di Eugenio Po
anteprima La scomparsa del sottomarino SAN JUAN 21-11-2017

Non dà segni di vita da mercoledì 15 novembre. E dopo quasi 6 giorni di black-out, la preoccupazione circa la sorte del sommergibile argentino SAN JUAN, e dei 44 militari presenti a bordo, non può che aumentare trasformandosi in rassegnazione.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima La MIBIL addestra le FFAA libanesi 14-11-2017

Con la cerimonia di consegna degli attestati e dei distintivi del corso, presso la Base Navale di Beirut, si è concluso il ciclo di addestramento organizzato in favore di Ufficiali e Sottufficiali della Marina libanese al fine di diffondere la conoscenza delle tecniche e procedure di contrasto degli inquinamenti marini, e di fornire le competenze e le abilità tecniche per fronteggiare lo sversamento di idrocarburi o di altre sostanze nocive in mare.

a cura della Marina Militare
anteprima Nave Fasan impegnata in Operazione "Aeolus" 06-11-2017

Attività dell'Operazione Atalanta a guida italiana, come deterrente nei confronti della pirateria nelle acque del Corno d’Africa

a cura della Marina Militare
anteprima Le basi cinesi all'estero 30-10-2017

Lo scorso 18 ottobre, durante il discorso di apertura del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, il Presidente Xi Jinping ha ribadito la strategia del proprio Paese in campo internazionale confermando un trend già in corso da alcuni anni: la Cina è ormai diventata una potenza di primo piano sempre più in grado di agire su scala planetaria. Il Paese ha, infatti, la necessità di trovare una “valvola di sfogo” all’estero per la propria forza lavoro interna, data la sovra-capacità produttiva raggiunta da Pechino, a cui si aggiungono le sempre più imperanti necessità di tipo energetico. La Cina è diventata oggigiorno il più grande importatore di petrolio al mondo. Il 52% del greggio necessario al sostentamento della sempre più tecnologica “fabbrica” cinese viene importato dal Medio Oriente, mentre il 22% di esso arriva dall'Africa. Quasi il 40% per cento del commercio estero della Cina, poi, passa per l'Oceano Indiano: un dato destinato a crescere nei prossimi anni grazie al progetto della “Nuova Via della Seta”. Iniziativa, promossa e voluta da Xi Jinping, che ha lo scopo di connettere commercialmente per via terrestre e marittima Cina e Paesi dell’Eurasia. E’ quindi lapalissiano come, per Pechino, lo spazio marittimo dell’Oceano Indiano avrà sempre maggiore importanza, con in prospettiva anche la stabilità dei bacini ad esso adiacenti: Mar Rosso, Golfo Persico e Mar Mediterraneo. La protezione delle SLOC non può però essere effettuata dalla Marina (People's Liberation Army Navy - PLAN) partendo da basi stanziali nella Cina continentale vista l’enorme distanza in gioco. Era quindi inevitabile che anche la Cina, in linea con la propria strategia militare, cercasse di garantirsi degli approdi logistici in grado di fornire un adeguato supporto alle proprie unità navali impegnate nei vitali pattugliamenti marittimi, specie nell’Oceano Indiano Occidentale. Il 1° agosto è stata pertanto inaugurata, a Gibuti, la prima base militare permanente all’estero di Pechino, mentre, nel prossimo futuro, se ne prevede una seconda a Gwadar, in Pakistan, sito attualmente utilizzato dalla Marina per limitate visite occasionali. La base gibutina ha una superficie di circa 200 ettari, è dotata di eliporto, bunker rinforzati, aree logistiche e di stoccaggio/pre-posizionamento, mentre in futuro potrebbe anche contare su di un approdo a mare entro l’attuale perimetro. Della guarnigione cinese in terra africana, che dovrebbe essere composta da non meno di 1.000 uomini e di cui non vi è però ancora chiarezza sul numero effettivo di soldati, fanno parte attualmente 2 unità navali: la nave d’assalto anfibio TYPE 071 JINGGANGSHAN, con capacità di trasporto truppe pari a 500-800 uomini, e la DONGHAIDAO, unità logistica. Per quanto riguarda invece i mezzi terrestri a disposizione del contingente, dovrebbero essere presenti nella base almeno 6 veicoli da combattimento per la fanteria (IFV) tipo ZBL-08 con mitragliera da 30 mm e non meno di 4 veicoli tipo DONGFENG WARRIOR, rivisitazione cinese dell’HUMMER americano, dotati di mitragliatrice da 12,7mm. Un contingente anfibio al momento limitato ma destinato ad aumentare man mano che la base entrerà a pieno regime, permettendo così a Pechino di potere esercitare un’effettiva azione di deterrenza nell’area a sostegno dei propri interessi.

a cura di Michele Taufer
anteprima Altri 3 DOLPHIN per Israele 24-10-2017

Secondo indiscrezioni uscite sulla stampa israeliana e tedesca, la Germania avrebbe approvato la vendita ad Israele di un terzo lotto di sottomarini tipo DOLPHIN a propulsione AIP. L’accordo avrebbe un valore di 1,5 miliardi di euro, per un 27% a carico della Germania. La decisione di potenziare ulteriormente la componente subacquea (scelta non solo numerica, ma anche strategica, data la capacità di questi battelli di lanciare missili balistici a testata nucleare) della Marina Israeliana si era scontrata, nei mesi scorsi, con le conseguenze di uno scandalo legato a un presunto giro di mazzette. L’accordo ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, incrociandosi con le difficili trattative in corso per formare il nuovo Governo guidato da Angela Merkel. La Cancelliera (reincaricata) sta infatti tessendo la trama per dar vita alla “coalizione giamaicana”: cosiddetta per i colori dei partiti coinvolti (CDU, Liberali e Verdi), e nessuna attinenza col reggae di Bob Marley, anche se il varo del governo si preannuncia decisamente ballerino. Oltre a chiedere precise garanzie su energie rinnovabili e impianti a carbone, infatti, i Verdi si sono sempre detti contrari a vendere a Israele sottomarini impiegabili anche per il lancio di missili a testata nucleare. Opposizione che risale al 2012, quando fu siglato il contratto che concretizzava l’opzione per il sesto battello della classe DOLPHIN. La Marina Israeliana ha da tempo affidato all’industria tedesca lo sviluppo della propria componente subacquea, in graduale crescita. Il primo nucleo dei “delfini” israeliani risale al 1958, quando furono acquistati di seconda mano 2 battelli ex Royal Navy, seguiti da altri 3 nel 1964 (compreso lo sfortunato DAKAR, perduto con tutto l’equipaggio mentre si trasferiva in Israele, nel 1968). Per la seconda generazione di sommergibili, Tel Aviv si affidò a 3 nuove unità, classe GAL, costruite nel 1974-1977 dai cantieri Vickers inglesi, ma basate su una rielaborazione del progetto tedesco Type-206. Per sostituirli, infine, nel 1999-2000, con i primi 3 sottomarini classe DOLPHIN, realizzati dalla tedesca HDW-ThyssenKrupp, e basati su una rielaborazione dei Type-209. Nel 2006 fu siglato un contratto per altri 2 battelli – sottoclasse TANNIN - più grandi (oltre 11 metri di maggiore lunghezza, e un dislocamento che passava da 1.640/1.900 t a 2.050/2.400 t, con la possibilità di imbarcare 15 sommozzatori contro i 10 dei primi DOLPHIN) e con propulsione AIP, basati su modifiche mutuate dai Type-212, e consegnati nel 2013-2015, mentre un terzo in opzione, è stato confermato come accennato nel 2012, ed è impegnato nelle prove di collaudo. La consegna è prevista nel 2018, con un ritardo accumulato per alcune modifiche richieste dal committente. Il nuovo lotto è caratterizzato da autonomia e velocità incrementate (sino a 25 nodi in immersione), e dalla possibilità di lanciare una variante migliorata dell’SLCM POPEYE-TURBO, impiegabile (dopo i test del 2002) dai 4 tubi lanciasiluri da 650 mm dei DOLPHIN, in origine ufficialmente destinati solo al rilascio di operatori subacquei con mezzi SDV (Swimmer Delivery Vehicles), oltre che per l’impiego di mine, o dei 16 tra missili SUB HARPOON UGM-84C e siluri DM2A3 SEEHAKE di Atlas Elektronik imbarcati, e lanciabili ovviamente anche dagli altri 6 tubi in calibro 533 mm. Il POPEYE-TURBO può essere equipaggiato pure con una testata nucleare. Il sistema di combattimento del DOLPHIN-2/TANNIN integra sensori sempre marca Atlas Elektronik (dal CMS ISUS 90-55 ad una versione più avanzata della suite sonar CSU-90), con apparati dell’israeliana Elta, soprattutto RESM (Radar ESM) e CESM (Communications ESM). Nel 2016 sono state avviate trattative per un terzo lotto di 3 unità, destinate a sostituire entro il 2030 quelle più datate. La firma del MoU è poi slittata dopo lo scandalo esploso nel novembre 2016 in merito a un presunto tentativo di corruzione, che ha coinvolto il mediatore dell’azienda tedesca in Israele, Miki Ganor. L’inchiesta è ancora in corso, ma non sembra aver impedito l’accordo; anche se i Verdi ribadiscono il “no” alla vendita di sommergibili con capacità di second strike nucleare.

a cura di Giuliano Da Frè
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