LEONARDO
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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID La “Nuclear Posture Review” USA

L’ 8 febbraio scorso il Dipartimento della Difesa americano ha rilasciato la “Nuclear Posture Review” (NPR) per definire i nuovi parametri per il ruolo del deterrente nucleare nel quadro della politica di sicurezza nazionale e di difesa degli Stati Uniti. Il documento, che sostituisce una precedente “Review” formulata dall’Amministrazione Obama nel 2010, completa e integra le 2 precedenti espressioni dell’approccio dell’ Amministrazione Trump ai grandi temi della sicurezza nazionale e della difesa, e cioè la National Security Strategy (NSS) e la National Defence Strategy (NDF), di cui ci siamo occupati nel numero di marzo. Prima di passare all’esame del documento, ritengo necessario fare 2 premesse. La prima premessa riguarda la posizione personale di chi scrive. Non sono un Dottor Stranamore redivivo, e non provo alcuna macabra attrazione per il terribile potenziale distruttivo delle armi nucleari. Sono, anzi, sin troppo chiaramente cosciente delle spaventose conseguenze che avrebbe un conflitto nucleare. Ma d’altro canto, sono altrettanto chiaramente cosciente che il più lungo periodo di pace nella storia dell’umanità, di cui abbiamo goduto e stiamo godendo, si deve esclusivamente alla forza del deterrente nucleare, e dell’equilibrio strategico garantito dalla percezione della distruzione reciproca assicurata (ben rappresentata dalla sigla inglese MAD, Mutually Assured Destruction, che, come vocabolo, significa "pazzo"). Sono quindi convinto che, pur se il cavalcare la tigre possa risultare spiacevole e pericoloso, e richieda comunque un’estrema attenzione, i rischi connessi con il voler scendere sono ben peggiori. Tutte le polemiche, le campagne e le prese di posizione per “liberare il mondo dalle armi nucleari”, anche quando sono in buona fede (il che non è sempre il caso), non farebbero altro, se dovessero mai avere successo, che riportare la guerra nel novero delle opzioni disponibili alle grandi potenze per il perseguimento dei loro obiettivi – opzione che sarebbe immediatamente sfruttata, e con tutto il gusto derivante da una lunga astinenza. E’ solo la minaccia della rappresaglia nucleare, e non certo l’ONU o le “marce per la pace”, a costringere le grandi potenze ad esercitare una grande cautela nelle loro mosse, per quanto succulenta possa essere la posta in palio.

anteprima logo RID Il libro bianco olandese

Lo scorso 26 marzo, l’Olanda ha presentato il piano di spesa quindicennale per la difesa. Il documento stabilisce la precisa volontà di incrementare le capacità delle 3 FFAA con il procurement di nuovi materiali e sistemi d’arma e la modernizzazione di quelli acquisiti in tempi più recenti. 

anteprima logo Stato Maggiore Difesa NRDC-ITA: cooperazione con European University Institute

Presso la sede della Presidenza dell’EUI ha avuto luogo la firma del Memorandum of Cooperation (MOC) tra il citato Istituto ed il NRDC-ITA

a cura dello
anteprima logo RID Attacco alla Siria. Aggiornamenti

Stanotte Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno lanciato un attacco contro una serie di obbiettivi in territorio siriano. Come andiamo dicendo da giorni, il presunto attacco chimico di Douma non poteva restare senza risposta, e le 3 potenze occidentali sono passate all'azione. Secondo quanto comunicato in un briefing del Pentagono, sarebbero stati colpiti uno stabilimento del Syrian Scientific Studies and Research Center (SSRC) nella capitale Damasco, un centro di stoccaggio di armi chimiche ad ovest di Homs e, sempre nell'area di Homs, un altro centro di stoccaggio ed un posto di comando. Secondo altre fonti, invece, nell'attacco sarebbero state colpite anche la base di Dumayr, da dove sarebbero partiti gli elicotteri che avrebbero lanciato i barili al cloro contro Douma il 7 aprile, e la base missilistica di Al Qutifah. Nell'attacco sarebbero stati lanciati oltre 100 missili, da navi e sottomarini nel Mediterraneo Orientale, ma anche da aerei. In particolare, come scrivevamo anche ieri, nell'area operativa gli Stati Uniti possono contare sul cacciatorpediniere USS DONALD COOK, sul sottomarino OHIO convertito USS GEORGIA e sul sottomarino classe VIRGINIA  USS JOHN WARNE, ma sarebbero stati impiegati anche bombardieri strategici B-1B LANCER decollati dalla base qatarina di Al Udeid che dovrebbero aver usato missili standoff a lungo raggio JASSM ER. Coinvolte anche Francia e Regno Unito. Parigi ha usato i propri caccia RAFALE di stanza in Giordania (equipaggiati con la versione lanciabile da aereo del missile da crociera a lungo raggio SCALP, SCALP-EG), ma potrebbe aver coinvolto anche la fregata tipo FREMM classe AQUITAINE nel Mediterraneo equipaggiata con 16 missili SCALP-Naval. Gli Inglesi, invece, come confermato dal Ministero della Difesa di Londra, hanno utilizzato 4 bombardieri tattici TORNADO GR4 che hanno impiegato nell’attacco missili da crociera STORM SHADOW (la versione britannica dello SCALP). La Russia, che ha minacciato "conseguenze", ha tuttavia precisato che le proprie difese in Siria non sono intervenute. Secondo fonti locali e secondo fonti libanesi vicine ad Hezbollah, oltre una dozzina di missili sarebbero stati abbattuti dalla contraerea di Damasco. Al momento la sensazione è che si sia trattato di un attacco, di intensità superiore a quello lanciato lo scorso anno dopo i fatti di Khain Sheikhun, ma pur sempre dimostrativo su obbiettivi in qualche misura "concordati" con la Russia. Tuttavia, una valutazione più approfondita dovrà giocoforza essere fatta più avanti con maggiore calma.

anteprima logo RID Giochi di guerra nell'Egeo

Mentre l’attenzione internazionale è puntata sulla crisi siriana, anche in Egeo sale il termometro delle tensioni politico-militari. La sfida è tra 2 vecchi duellanti, Grecia e Turchia, più volte “venuti alle mani” negli ultimi 200 anni. Se nei mesi scorsi, parole grosse (e qualche incidente “dimostrativo”) erano volate per i classici punti caldi di Cipro e Imia, negli ultimi giorni le tensioni hanno virato verso una maggiore asprezza. Lunedì, militari della Guardia Costiera ellenica avevano aperto il fuoco, a scopo dimostrativo, verso un elicottero turco che aveva violato lo spazio aereo dell’Isola di Ro, a poche miglia dalla prospicente costa anatolica. Si tratta di uno dei territori la cui sovranità è contesa tra Grecia e Turchia, soprattutto dopo che il Presidente Recep Tayyip Erdogan, infuriato per l’asilo concesso da Atene ad alcuni militari protagonisti del fallito golpe del 2016, ha rimesso in discussione il Trattato di Losanna del 1923, e il controllo del Dodecaneso. Ieri, l’incidente più grave, quando un caccia MIRAGE 2000-5 dell’Aeronautica Greca è precipitato al largo dell’Isola di Skyros mentre era impegnato in uno scramble per fronteggiare un nuovo sconfinamento da parte di jet turchi. La perdita dell’aereo, e del suo pilota, Capitano Giorgos Baltadoros, del 331° Squadron THESEUS/114° Stormo da caccia ognitempo di Tanagra, non sono dovuti ad azione ostile, ma ad un incidente, dalle dinamiche ancora non chiarite. Tuttavia in passato, e soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, diversi jet turchi e greci sono andati perduti nel corso di spericolate manovre di intercettazione, con una sola perdita dovuta ad un abbattimento, quando durante la crisi del 1996 un F-16 turco fu abbattuto da un missile lanciato proprio da un MIRAGE 2000 ellenico. Dal 2006, dopo l’istituzione di una “linea rossa” e di nuove regole concordate tra Atene e Ankara, non si erano più registrati incidenti con perdite, benché le violazioni dei rispettivi spazi aerei siano tornate ad aumentare esponenzialmente negli ultimi tempi.

anteprima logo RID Siria: il ruolo dell'Italia

Quale potrebbe essere il ruolo dell'Italia in caso di escalation della guerra in Siria e di attacco americano? L'Italia difficilmente potrebbe partecipare ad un'azione militare assieme ad USA, Francia e Regno Unito con un Governo in carica solo per gli affari correnti e con un Parlamento dove sono presenti ampi settori che si opporrebbero ad un'eventualità del genere. Tuttavia, sarebbe lo stesso chiamata a dare un ruolo di supporto per via della presenza sul proprio territorio di alcune basi americane. Queste ultime sono regolate da accordi bilaterali tra Italia e USA, che risentono inevitabilmente dello status italiano di Paese sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale, e sono in alcune circostanze costituite da "porzioni" di basi dove “convivono” con una presenza militare italiana o NATO. Gli USA possono usare queste installazioni anche in caso di conflitto previa autorizzazione del Governo italiano e ciò vale pure se, come oggi, il governo è in carica solo per il disbrigo degli affari correnti. Le principali installazioni americane presenti attualmente in Italia sono Camp Ederle (Vicenza), sede della 173 ª Brigata Aerotrasportata e dell'United States Army Africa (USARAF), Aviano, dove sono di stanza caccia F-16 dell'USAF e dove sono stoccate pure le bombe nucleari B-61 (parte del dispositivo di deterrenza della NATO), e la Naval Support Acvitiy di Napoli, sede della Sesta Flotta dell'US Navy (che al momento ha assegnato in maniera permanente una solo unità, la nave comando USS MOUNT WHITNEY, di stanza presso il distaccamento di Gaeta). In un'ottica siriana, le stretture più importanti sono però rappresentate dalla base di Camp Darby (Pisa) e la Naval Air Station Sigonella. La prima è una delle più importanti basi logistiche delle FA americane fuori dagli USA ed ospita milioni di munizioni e bombe/ordigni di vario tipo. E' direttamente collegata al porto di Livorno attraverso un sistema di canali. La NAS Sigonella, invece, è il principale hub per le operazioni americane nel Mediterraneo. La base ospita velivoli da pattugliamento marittimo P-3 ORION e P-8 POSEIDON, UAV tipo HALE (High Altitude Long Endurance) GLOBAL HAWK per la sorveglianza strategica ad alta quota, UAV tipo MALE (Medium Altitude Long Endurance) REAPER armati, aerorifornitori e velivoli da trasporto, più un'aliquota di Marines della Special Purpose Marine Air-Ground Task Force-Crisis Response-Africa con convertiplani MV-22 OSPREY.