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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Notte di guerra totale in Siria

Dopo il vertice di Sochi tra il Preidente turco Erdogan e quello russo Putin, in cui è stata decisa la creazione di una zona cuscinetto nella provincia di Idlib per scongiurare l'offensiva di Assad, stanotte velivoli e navi israeliane hanno lanciato un pesante attacco contro obbiettivi governativi a Latakia, Tartus e Homs. Colpite postazioni militari, ma secondo diverse fonti anche aree residenziali e impianti industriali. La contraerea siriana ha risposto impiegando missili sup-aria. Nell'attacco gli Israeliani avrebbero impiegato per la prima volta anche missili balistici tattici LORA, montati in apposti moduli su navi container nel Mediterraneo. Tuttavia, il fatto potenzialmente più grave è l'abbattimento di un velivolo per lo spionaggio elettronico russo Il-20 COOT, partito dalla base di Jableh, avvenuto proprio nel bel mezzo dell'attacco. A tal proposito il Ministero della Difesa russo ha confermato che ad abbattere il jet sarebbe stata la contraerea siriana poichè gli F-16 israeliani si sarebbero fatti scudo con lo stesso aereo russo, mentre in un primo momento Mosca aveva parlato di abbattimento da parte di missili provenienti da una nave francese tipo FREMM. Secondo altre fonti, invece, gli Israeliani avrebbero di proposito abbattuto l'Il-20. Del resto non sarebbe la prima volta che gli Israeliani arrivano a tanto, basti ricordare l'affondamento della nave spia americana USS LIBERTY durante la Guerra dei 6 Giorni nel 1967.

anteprima logo RID Anche la Turchia alla VOSTOK 18?

Il Ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar, di ritorno dal vertice di Teheran sulla Siria al quale ha partecipato anche il Presidente Erdogan, ha rivelato ai giornalisti di aver ricevuto l’invito dal Governo russo per una partecipazione alla grande esercitazione russa VOSTOK 2018, alla quale prende parte anche la Cina 8l’esercitazione è iniziata ieri nelle aree estremo-orientali della Russia e proseguirà, interessando la Russia europea fino al 17 settembre). L’invito è arrivato nel quadro degli incontri fra Russia, Turchia e Iran, incentrati sia sull’offensiva siriana su Idlib, sia sul ruolo che Russia ed USA ricoprono nel contesto regionale. Lo stesso Presidente Erdogan, impressionato dalle dimensioni delle esercitazioni congiunte fra Russia e Cina e dal loro impatto geopolitico, ha promesso una rapida decisione in proposito. Il Presidente turco, informato in persona dal Ministro Akar, è rimasto particolarmente colpito anche dalla recente esercitazione aeronavale russa in Mediterraneo e dalla singolare coincidenza delle aree di fuoco con i principali giacimenti di gas ivi situati. Anche la successione temporale delle 2 esercitazioni russe non è sfuggita ad Erdogan, che incontrando la stampa ha dichiarato come la questione delle risorse energetiche del Mediterraneo sia vitale per la Turchia, e come sia necessario comprendere anche gli impatti che lo scontro globale fra USA e Russia avrà sulla questione. Erdogan, che dimostra sempre molta attenzione alle sinergie con la Russia, ha espresso la propria preoccupazione per il ruolo USA (sempre più vicini a Grecia e Cipro) e per quello della Francia, che secondo il Presidente turco sta lavorando in accordo con Gerusalemme. Movimenti che isolerebbero la Turchia, minacciandone il ruolo strategico, indebolendone l’economia e la sicurezza energetica. Tali eventi vedrebbero nel costante avvicinamento della Turchia alla Russia un necessario contraltare a difesa degli interessi strategici turchi. La stampa turca ha dato ampio risalto alle parole di Akar ed Erdogan, sottolineando come la VOSTOK 2018 sia un chiaro segnale per gli USA in merito alle reali capacità militari ed intenzioni politiche di Mosca e Pechino. VOSTOK 2018, alla quale oltre alla Russia, partecipano pure la già citata Cina e la Mongolia, è la più grande esercitazione dai tempi della ZAPAD-81 di era sovietica. Tutti i distretti militari russi sono stati allertati ed oltre 300.000 militari russi prenderanno parte all’esercitazione in questione. Nel quadro dell’esercitazione sarà anche simulato un attacco nucleare con la partecipazione dello stesso Presidente Putin. Pechino prenderà parte alla VOSTOK con 3.900 militari, 30 velivoli e circa 900 mezzi dell’Esercito, inclusi MBT del tipo TYPE 99, 13 dei quali sono stati segnalati durante il transito via ferrovia verso la Siberia.

anteprima logo RID Parte il Fondo Europeo per la Difesa

L’UE investe seriamente sulla ricerca tecnologica e lo sviluppo di equipaggiamenti militari, con 13 miliardi di euro proposti per il prossimo bilancio 2021-2027. Si tratta di una novità significativa dal punto di vista militare, industriale e politico, e di un’opportunità importante per l’Italia. Secondo i piani della Commissione Europea, l’UE spenderà circa 4,1 miliardi in 7 anni per la ricerca tecnologica e ciò attribuisce inevitabilmente alla Commissione un ruolo inedito quanto a politica industriale nel campo della difesa, che andrà sviluppandosi in modo dialettico con i governi nazionali. I progetti approvati nel quadro del Fondo Europeo per la Difesa vedranno la totalità dei costi finanziati dall’UE, a condizione che rispettino tutti i criteri di elegiblità – tra cui la partecipazione di almeno 3 soggetti da 3 diversi stati membri: un requisito pensato appositamente per incentivare una cooperazione più che bilaterale, e fortemente voluto dall’Italia anche in modo da favorire l’aggancio di Roma alle iniziative franco-tedesche in cantiere. Con altri 8,9 miliardi di euro l’UE co-finanzierà il 20% dello sviluppo di prototipi e l’80% delle attività di test e certificazione di nuovi equipaggiamenti, a patto che gli stati membri investano la percentuale rimanente del budget – anche qui con il criterio di almeno 3 partecipanti di diversi Paesi UE. Un incentivo non di poco conto per programmi di procurement cooperativi che arriva a lambire la fase di produzione vera e propria, fermo restando che gli equipaggiamenti saranno poi acquistati, posseduti e operati dai governi nazionali. Ciò vuol dire che mentre per la ricerca tecnologica i 4,1 miliardi di fondi UE sono certi, per attivare il volano di Bruxelles per lo sviluppo capacitivo servirà la volontà politica da parte degli stati membri di investire in progetti EDF, sottostando alle sue regole pur di avere il bonus finanziario. Il co-finanziamento sale di un ulteriore 10% per i progetti eleggibili che sono approvati anche nel quadro della Permanent Structured Cooperation (PESCO) nel campo della difesa, lanciata nel 2017 da 25 stati UE. Dei 17 progetti PESCO concordati nella prima tornata annuale dell’iniziativa, solo 6 riguardano lo sviluppo capacitivo. Tra questi ultimi, 2 sono guidati dall’Italia e mirano rispettivamente allo sviluppo di una nuova famiglia di veicoli blindati terrestri e di sistemi per la protezione dei porti. Il nuovo impegno dell’Ue sull’EDF si muove in continuità con alcuni passi intrapresi all’indomani del referendum sulla Brexit, che ha rimosso i veti britannici al riguardo, e dell’adozione della EU Global Strategy che ha fornito un più ampio mandato politico-strategico per un maggiore ruolo UE nella difesa. Già nel 2017-2018 la Preparatory Action on Defence Research (PADR) ha allocato 90 milioni di euro per la ricerca in ambito militare. Tra i maggiori progetti finanziati dalla PADR vi è OCEAN 2020, guidato da Leonardo e comprendente altri 42 partner tra industrie, forze armate e centri di ricerca, volto all’integrazione di sistemi manned e unmanned in operazioni navali. Nel 2018 l’Ue ha inoltre lanciato l’European Defence Investment Development Programme (EDIDP), con un portafoglio di 500 milioni di euro da allocare in appena 2 anni su progetti sostanzialmente simili a quelli da finanziare con il futuro EDF. Così simili che i regolamenti approvati questa estate per l’EDIDP fungeranno verosimilmente da base anche per il futuro EDF. Tra gli aspetti più importanti bisogna sottolineare che i regolamenti EDIDP permettono la partecipazione di entità basate in Paesi terzi, ma solo a determinate condizioni, per lasciare aperta la porta a cooperazioni militari-industriali con la Gran Bretagna anche dopo l’uscita di Londra dall’UE. Nel complesso, la crescita del ruolo dell’UE nel campo della difesa, in particolare per il finanziamento allo sviluppo tecnologico e capacitivo, è un elemento rilevante, nuovo ma non transitorio, che rappresenta un’opportunità per il sistema-Paese italiano - ma anche una sfida per rimanere al passo con i partner e concorrenti europei.

anteprima logo RID Le Forze Speciali turche

Membro della NATO dal 1952, la Turchia possiede oggi la seconda Forza Armata, in termini organici, dell’Alleanza Atlantica, dopo quella degli Stati Uniti, ciò con non meno di 500.000 uomini e donne in servizio attivo, Gendarmeria compresa. Cospicua anche la componente per operazioni speciali, costituita da vari reparti specializzati in specifici settori d’intervento e/o ambienti operativi. Come generalmente avviene durante i colpi - o tentati colpi - di stato le forze per operazioni speciali sono spesso implicate a vari livelli. E quelle turche non fanno certo eccezione alla regola: almeno 5 generali o colonnelli comandanti di reparti di forze per operazioni speciali o commando delle Türk Kara Kuvvetleri, le forze terrestri turche, sarebbero stati messi agli arresti all’indomani del tentato golpe del 15-16 luglio 2016 e successivamente sostituiti. A cominciare dai numerosi quadri ufficiali e sottufficiali della 1ª Brigata, fiore all’occhiello della componente Special Operations Forces (SOF) delle Türk Silahl? Kuvvetleri (TSK), le FA turche, e di altre 4 o 5 brigate commando (Komando Tugayi). Ricordiamo a questo proposito che i fulmini del Presidente Erdogan hanno colpito soprattutto le forze terrestri con ben 2 comandanti d'armata e di corpi d’armata posti in stato di fermo: il Generale Adem Huduti, Comandante della 2ª Armata, ed il Generale Erdal Oztürk, Comandante del 3º Corpo d’Armata (sono stati sostituiti rispettivamente dai Generali ?smail Metin Temel e Mehmet Daysal). Tornando alle Türk Özel Kuvvetler l’origine della componente SOF (Special Operations Forces) delle FA turche risale ai tempi della Guerra fredda e dell’Operazione Gladio, che come tutti ricorderanno è il nome in codice di un'operazione promossa dalla Central Intelligence Agency (CIA) e dalla NATO per costituire varie strutture paramilitari segrete di tipo stay-behind (letteralmente “stare dietro") mirante a contrastare un eventuale attacco e l'occupazione dei territori dei Paesi dell’Alleanza Atlantica da parte delle forze del Patto di Varsavia.

anteprima logo RID L’AEGIS ASHORE del Sol Levante

Mentre il 29 luglio veniva varato il MAYA, il primo dei 2 nuovi super-caccia AEGIS nipponici derivati dai KONGO/ATAGO, ma con capacità antimissile balistici potenziate, nelle stesse ore andava in scena uno stop-and-go per il programma AEGIS ASHORE, ossia l’acquisizione di 2 sistemi di difesa aerea simili a quelli imbarcati sulle unità AEGIS, ma basati a terra. Un piano che trae origine dalle prime minacce missilistiche (e poi atomiche) nordcoreane, iniziate con i test effettuati con missili a medio raggio dal regime di Pyongyang a partire dal 1998, ma che guarda anche alle tensioni con la Cina. Tuttavia, l’apparente disgelo in atto nella penisola coreana (che in realtà a Tokyo si vive con maggiori complicazioni, vista la rivalità economica e strategica anche con Seul), ha portato con sé diverse domande circa il programma AEGIS ASHORE. Soprattutto di natura finanziaria, visto che a fine luglio fonti di stampa riportavano i dubbi trapelati da ambienti governativi, circa i costi, stimati ora in 3,6 miliardi di dollari, contro i 2 inizialmente previsti: costi che poi arriverebbero a 5,4 miliardi di dollari (contro i 4 delle stime iniziali) comprendendo anche l’acquisto dei missili e il supporto logistico. Tuttavia, a sorpresa, nel bel mezzo delle polemiche, il 30 luglio il Ministero della Difesa nipponico ha annunciato di aver selezionato Lockheed Martin per la fornitura di 2 Long Range Discrimination Radar (LRDR), con un accordo del valore stimato in 2,34 miliardi di dollari ed operatività iniziale del sistema nel 2023. Si tratta tuttavia di una selezione solo ufficiosa: ancora pochi giorni prima, altre fonti riportavano un orientamento favorevole allo AN/SPY-6 /AMDR-Air and Missile Defense Radar, apparato in banda S in fase di sviluppo da parte di Raytheon. Pur riguardando sistemi avanzatissimi e allo stato dell’arte, gli analisti fanno notare che lo LRDR presenta tempi e rischi inferiori al radar rivale, che però andrà ad equipaggiare le future navi AEGIS della US Navy, creando così difficoltà nell’integrazione con le batterie AEGIS ASHORE nipponiche.

anteprima logo RID SISPROS: SIGINT per UAV

Elettronica sta lavorando al SISPROS (SIgint and SelfPROtection System ), ovvero una nuova suite di autoprotezione e SIGINT capace di esprimere sia la funzione CESM/COMINT sia la funzione RESM/ELINT e pensata per l’adozione su UAV della categoria MALE e HALE (evidente in questo caso l’attenzione dell’azienda a programmi quali il P2HH, che è ancora però fermo al vaglio parlamentare, e l’EUROMALE). Elettronica ha già condotto una serie di studi che al momento si orientano su un tipo di istallazione tradizionale con una carenatura ventrale capace di ospitare entrambe le tipologie di antenna. Il SISPROS, sviluppato in parte con fondi interni ed in parte con fondi della Legge 808 – dovrebbe essere disponibile in forma di un primo dimostratore entro la fine del 2019. Ulteriori approfondimenti su RID 8/18.

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