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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Fincantieri acquista Vitrociset

Fincantieri e Mer Mec, leader mondiale nei treni di misura e sistemi di sicurezza – società facente parte del gruppo Angel di Vito Pertosa, realtà industriale high-tech che progetta e sviluppa soluzioni ad alta tecnologia per i settori Aviation, Spazio, Trasporto, Survey e Internet delle cose – hanno firmato un accordo per l’acquisizione congiunta e paritaria del 98,54% di Vitrociset, società che opera nelle attività di addestramento e supporto in ambito ICT nei mercati della difesa e sicurezza, oltre che nei settori di logistica, trasporti e spazio. Vitrociset è attiva nella progettazione di sistemi di automazione, comando e controllo, nelle attività di test, simulazione e training e nello sviluppo di sistemi per la sicurezza e distribuzione dati attraverso 3 Business Unit: Defence & Security, Space & Big Science e Transport & Infrastructure. La società si rivolge a mercati fortemente competitivi ed estremamente diversificati e serve un ampio ventaglio di clienti istituzionali, corporate ed enti governativi, fra cui il Ministero della Difesa, l’Esercito Italiano, la Nato Support Agency, l’Agenzia Spaziale Europea e Lockheed Martin, per citarne solo alcuni. Occupa circa 800 dipendenti e ha realizzato nel 2017 ricavi per circa 163 milioni di euro, previsti in crescita nel 2018. Il closing sarà soggetto alle consuete condizioni previste per questo tipo di operazioni nonché al mancato esercizio della golden power da parte del Governo italiano. Con questa operazione Fincantieri rafforzerà il proprio portafoglio prodotti e servizi nell’ambito della divisione Services, creando un centro di eccellenza ad altissimo contenuto tecnologico dedicato all’ingegneria dei sistemi di difesa. L’Amministratore Delegato di Fincantieri Giuseppe Bono ha commentato: “Acquisire una società dell’importanza di Vitrociset ha una valenza strategica significativa. Questa operazione infatti, ci permetterà non solo di allargare e potenziare le nostre competenze e quelle delle nostre controllate che operano con noi in questi ambiti, ma ci consentirà anche di ampliare la gamma e la qualità della nostra offerta e di avere accesso ad un bacino di risorse altamente qualificate. Questa acquisizione si inserisce perciò pienamente nella strategia, già da tempo avviata da Fincantieri, di rafforzare le nostre competenze per fornire ai nostri clienti il supporto logistico indispensabile per l’operatività delle navi militari”.

anteprima logo RID La Cina partecipa ad AVIADARTS

L’edizione 2018 dell’annuale esercitazione aerea AVIADARTS vede la partecipazione di un grosso contingente dell’Aeronautica Cinese (PLAAF). Mentre la prima fase dell’esercitazione – svoltasi, come ogni anno, alla fine di maggio - ha coinvolto unicamente velivoli russi, la seconda fase dell’AVIADARTS (29/7-11/8) vede la partecipazione di un cospicuo numero di aerei appartenenti a Forze Aeree amiche alleate, come Bielorussia, Kazakhstan e, appunto, Cina, impegnate sul poligono di Dubrovichi. Dal 21 luglio, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa russo, diversi velivoli cinesi sono stati rischierati presso la base aerea di Dyagilevo, nella regione di Ryazan, che ospita anche un distaccamento bielorusso di aerei d’attacco al suolo Su-25 ed elicotteri Mi-8 e Mi-24. Nello specifico, il contingente cinese è costituito da una coppia di bombardieri H-6K appartenenti alla 10ª Divisione Bombardieri/28° Reggimento di Anqing e da un aereo da trasporto Y-9 della 4ª Divisione Trasporto/10° Reggimento di Chengdu-Qiongli - primo rischieramento estero per entrambi i velivoli - e da 3 cacciabombardieri JH-7A della 5ª Divisione attacco al suolo/15ª Brigata Aerea di stanza a Weifang. A tali apparecchi si sono aggiunti 4 caccia J-10A che hanno raggiunto il resto del contingente durante il fine settimana, insieme a caccia multiruolo Su-30 ed elicotteri Mi-35 e Mi-171 kazaki. I velivoli cinesi effettuano simulazioni di combattimento aria-aria (BVR e dogfight) e sessioni di tiri aria-sup, compresa l’effettuazione di missioni SEAD con missili antiradiazioni YJ-91 (copia cinese del Kh-31 russo recentemente messa in servizio) che equipaggiano i J-10.

anteprima logo RID La Corea del Nord continua la produzione di ICBM

Nonostante il recente riavvicinamento agli USA e l’incontro Trump Kim Jong Un, la Corea del Nord starebbe proseguendo la produzione di missili balistici intercontinentali a propellente liquido nel sito di Sanumdong. Le attività in corso sarebbero documentate da immagini satellitari in mano all’intelligence americana. L’ultimo test con un missile intercontinentale da parte di Pyongyang è stato effettuato alla fine dello scorso anno, quando fu sperimentato l’HWASONG-15

anteprima logo RID ADRIAN: operativo con un cliente estero

Secondo quanto risulta a RID il sistema antidrone di Elettronica ADRIAN è operativo con un cliente estero. Al momento non siamo tuttavia in grado di fornire ulteriori dettagli. Ricordiamo che il sistema comprende una componente di comando e controllo ed una parte parte ESM e di jamming, entrambe prodotte da Elettronica. A ciò bisogna aggiungere un sensore radar ed uno EO che Elettronica acquisisce off the shelf e che l'azienda integra nell'architettura del sistema. Completa il pacchetto un sensore acustico. Il sistema garantisce sofisticate capacità di smart jamming, grazie alle quali è possibile prendere il controllo del drone ostile una volta intercettato, e di spoofing, ovvero di modifica dei waypoint seguiti da un drone che naviga su una rotta prestabilita.

anteprima logo RID Il Summit NATO di Bruxelles

Si sta svolgendo a Bruxelles il 29° Summit NATO, il primo nella nuova sede della capitale belga ed uno dei più importanti degli ultimi anni. Il Summit non è certo partito bene dopo le solite bordate del Presidente Trump contro gli alleati – nel mirino soprattutto la Germania, sentita come un pericoloso concorrente commerciale da ridimensionare – ed altre sparate varie, come, per esempio, quella di destinare il 4% del PIL alla Difesa. Più in generale, l'Amministrazione americana sembra continuare a preferire un approccio bilaterale alle relazioni internazionali, ed alla risoluzione delle relative problematiche. Un approccio un tantino contingente che non tiene conto quanto strutturalmente l’Alleanza Atlantica sia importante anche per Washington tanto da un punto di vista politico quanto da un punto di vista strategico-militare. Fortunatamente, però, la politica estera americana non la decide solo il Presidente e questo lo si vede soprattutto sul teatro europeo dove gli USA spenderanno quest’anno sul fronte della solidarietà e della deterrenza nei confronti di Mosca 4,8 miliardi di dollari, contro i 3,4 miliardi dello scorso anno, che saliranno a 6,5 miliardi nel 2019 (EDI, European Deterrence Initiative). Proprio la questione del burden sharing è stato il tema più importante affrontato durante il vertice. L'Alleanza ha ribadito l'impegno ad arrivare al 2% del PIL entro il 2024, ma già oggi l'inversione di tendenza è molto chiara. Quest'anno saranno 8 i membri che raggiungeranno tale soglia, erano solo 3 nel 2014, mentre come ricordato dal Segretario Generale Stoltenberg si stima che Canada ed alleati europei da qui al 2024 aggiungeranno 266 miliardi di dollari extra ai propri budget. Numeri importanti che segnalano uno sforzo concreto da parte dei Paesi membri e che vanno considerati con il dovuto rispetto. Sul fronte, invece, dei rapporti con la Russia e delle iniziative di deterrence and defence, abbiamo già accennato agli stanziamenti americani per la Europea Deterrence Initiative. A ciò bisogna solo aggiungere che è stato ufficialmente adottata pure la NATO Readiness Initiative dei "4-30" che prevede, entro il 2020, la creazione di una forza composta da 30 battaglioni meccanizzati, 30 squadroni aerei e 30 mezzi navali multinazionali pronti ad essere schierati in 30 giorni. Tali misure di deterrenza, tuttavia, continueranno ad essere accompagnate dalla ricerca del dialogo con Mosca ed in quest'ottica va letto l'incontro che si svolgerà nei prossimi giorni ad Helsinky tra lo stesso Trump ed il Presidente russo Putin. Altri temi importanti hanno riguardato i partenariati e l'Afghanistan. Nel primo caso, la NATO ha annunciato una nuova e più robusta missione di addestramento in Iraq, ed un incremento del supporto a Paesi strategici per la stabilità del Mediterraneo come Giordania e Tunisia. Questo è un punto che sta particolarmente a cuore all'Italia – impegnata a bilanciare l'impegno NATO ad est con quello a sud – soprattutto per ciò che concerne la Tunisia dove a questo punto dovrebbe partire la missione di supporto e training dell’Alleanza alla quale l’Italia prenderà parte con 70 uomini (missione già votata ed approvata dal Parlamento). La NATO si è detta inoltre pronta anche a sviluppare una partnership a lungo termine con la Libia che includa eventualmente pure l'ingresso di Tripoli nel Dialogo Mediterraneo. Nel quadro dell’impegno NATO per il sud, l'Italia ha pure incassato la piena operatività dell'hub di Napoli, sperando che le resistenze all'interno dello stesso JFC di Napoli, dove l'hub è inserito, vengano definitivamente superate e che l’hub possa finalmente iniziare a coordinare tutta l'attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione in un teatro di così grande interesse per il nostro Paese. Per quanto riguarda l'Afghanistan, si è deciso invece di estendere il supporto finanziario alle ANSF (Afghan National Security Forces) fino al 2024 incoraggiando allo stesso tempo gli sforzi intrapresi dal Presidente Ghani per il processo di pace e riconciliazione. Infine, è stata firmata una dichiarazione congiunta con l'UE per la cooperazione tra le 2 organizzazioni e sono iniziati ufficialmente i colloqui per l'ingresso della Macedonia, dopo che finalmente Skopje e Atene hanno risolto l'annosa questione del nome. La Macedonia diventerà pertanto il 30° Paese della NATO con il nome ufficiale di Repubblica della Macedonia del Nord.

anteprima logo RID L’Argentina ritenta con il nucleare?

La drammatica perdita del sommergibile SAN JUAN, affondato con l’intero equipaggio di 44 effettivi (compresa la prima donna sommergibilista del Sudamerica) il 15 novembre 2017, ha riaperto il dibattito sul destino della componente subacquea argentina. Una tradizione che risale al 1933, quando entrarono in servizio 3 sommergibili di costruzione italiana, e che ora si è ridotta a 2 soli battelli: il vecchio SALTA, uno dei 2 Type-209/1.100 consegnati nel 1973, reduce dall’ennesimo ammodernamento effettuato nel 2013-2014, e il SANTA CRUZ, gemello del battello perduto a novembre, tipo TR-1700, in servizio dal 1984. Nel 1977 la Giunta militare argentina, nel pieno di una ambiziosa espansione della flotta, comprendente l’acquisto di 10 tra fregate e corvette tipo MEKO, aveva ordinato in Germania anche 6 sottomarini estremamente avanzati e veloci, oceanici, modello TR-1700. La successiva crisi politica ed economica degli anni ‘80 aveva tuttavia ridotto il programma alla consegna nel 1984-1985 dei primi 2, mentre la seconda coppia, impostata nei locali cantieri Astillero Domecq Garcia, dal 1994 restava incompleta sullo scalo, e la terza coppia veniva cancellata. Recuperando il materiale già predisposto per questi ultimi, veniva assicurato il supporto ai 2 battelli in servizio, più volte interessati da radicali interventi manutentivi e di ammodernamento, cui attualmente viene sottoposto il SANTA CRUZ. Lavori rallentati dalle indagini su quanto accaduto all’unità gemella, reduce da un analogo upgrade gestito localmente, tanto che ormai si parla di un rientro in servizio attorno al 2020. Tuttavia, sin dagli anni ’90 si è più volte rimesso mano ad un piano di recupero almeno del SANTA FE, che dei 2 battelli incompleti della seconda coppia era quello che risultava in fase più avanzata di costruzione, attorno al 70%. Un recupero che è stato incentrato su 3 ipotesi. La prima, meno costosa e lenta, punta a completare i lavori limitandosi ad aggiornare il progetto originale sulla base degli upgrade studiati per i 2 battelli entrati in servizio. La seconda, più radicale, cui si è lavorato nel 2010, prevedeva di equipaggiare il SANTA FE con un propulsore AIP. Tuttavia, una terza ipotesi, non nuova, è rispuntata in questi giorni, soprattutto alla luce delle ambizioni del vicino Brasile: fare del terzo TR-1700 un sottomarino d’attacco nucleare, e in tempi relativamente rapidi, con la consegna nel 2025. Un progetto che prevede di sviluppare presso il Centro nucleare di Bariloche, col coinvolgimento di altri soggetti, un reattore compatibile con l’inserzione nello scafo del SANTA FE, investendo sin d’ora 5 milioni di dollari in 3 anni, per gli studi preliminari. La proposta sta incontrando molte perplessità, anche in seno alle Forze Armate, impegnate a chiedere più fondi per alcuni programmi basici, e per un aumento salariale, mentre il progetto del SANTA FE nucleare costerebbe almeno mezzo miliardo di dollari. Con quale rapporto costo-benefici, inoltre, è difficile dirlo, visto che lo studio di fattibilità dovrà anche tenere conto dell’acquisizione di sensori e armi diverse da quelle ipotizzate negli anni ’80; e di certo più sofisticate e costose. Il tutto poi per un singolo battello, poiché non si fa cenno della possibile estensione del programma al SANTA CRUZ. Con 500 milioni di dollari si potrebbero invece acquistare 2 battelli diesel-elettrici di nuova generazione, o magari 2 AIP cinesi, non troppo sofisticati ma validi, oppure un nucleo di battelli di seconda mano (si può pensare ad esempio ai 4 SAURO italiani Trerza e Quarta Serie serie, magari con uno o 2 degli esemplari più vecchi per cannibalizzazione, oppure qualche Type-209 nelle versioni degli anni ’80-’90 di prossima dismissione), abbastanza numeroso e omogeneo da mandare in pensione SALTA e SANTA CRUZ.

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