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anteprima logo RID Leonardo: 15.000 ore di volo per il FALCO

L’annuncio è arrivato durante lo svolgimento della 3ª edizione di UMEX 2018, salone internazionale dedicato al mondo degli UAV, attualmente in corso ad Abu Dhabi. In un comunicato dell’azienda, è stato comunicato che l’UAV FALCO (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto, SAPR) ha raggiunto l’importante traguardo complessivo di oltre 15.000 ore di volo operative. Attualmente, sono oltre 50 i FALCO operativi in tutto il mondo, con 5 diversi clienti. Inoltre, dal 2013 il FALCO viene impiegato dalle Nazioni Unite nell’ambito della missione MONUSCO (Repubblica Democratica del Congo), soprattutto per quanto riguarda le missioni di pattugliamento. I FALCO sono in continua evoluzione. L’ultimo modello, il FALCO EVO, che è già in servizio con un primo cliente su 2, è in grado di volare per oltre 20 ore consecutive, con un carico di oltre 100 kg, e può essere equipaggiato con sensori ad alta capacità, tra cui il radar AESA a facce fisse OSPREY ed il radar multimodo alleggerito GABBIANO UL (Ultra-Light), prodotti dalla stessa Leonardo, a cui i clienti possono aggiungere sistemi terzi. Leonardo è la sola azienda in Europa in grado di offrire un sistema SAPR completo, inclusi sensori, sistema di gestione della missione e stazione di controllo di terra. Il FALCO è anche il solo velivolo a pilotaggio remoto europeo della sua categoria ad essere stato esportato e operato da clienti internazionali.

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anteprima logo RID Primo volo non pilotato per l'SW-4 SOLO

Leonardo ha annunciato oggi che l’elicottero a controllo remoto SW-4 Solo ha completato con successo il suo primo volo senza pilota a bordo presso l’aeroporto di Taranto-Grottaglie. L’elicottero è rimasto in volo per 45 minuti, soddisfacendo le attese e mostrando eccellenti doti di controllabilità dei sistemi e di manovrabilità. I test effettuati hanno compreso, tra gli altri, accensione e spegnimento dei motori da remoto, decollo e atterraggio automatico, volo stazionario e traslato verso e dalla zona di operazioni, simulazione di una missione di sorveglianza. L’SW-4 Solo ha raggiunto una quota di circa 450 metri e una velocità di circa 110 km/h.

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anteprima logo RID Consegnato all'AM il 18° M-346

Si è svolta oggi, presso il sito produttivo di Venegono Superiore (Varese) della Divisione Velivoli di Leonardo, la cerimonia di consegna del diciottesimo M-346 all’Aeronautica Militare. Si completa così la fornitura per l'AM.

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anteprima logo Esercito Italiano Il Generale Farina alla guida dell'Esercito

Questa mattina nella caserma “Rossetti”, all’interno del comprensorio militare “Cecchignola”, si è svolta la cerimonia di avvicendamento nella carica di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito tra il Generale di Corpo d’Armata Danilo Errico e il parigrado Salvatore Farina. La cerimonia è stata preceduta dall’omaggio alla tomba del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro all’Altare della Patria, segno di deferente ricordo dei caduti di tutte le guerre. Il passaggio della Bandiera di Guerra dell’Esercito tra il Generale Errico e il Generale Farina ha sancito ufficialmente l’avvicendamento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Paolo Gentiloni, del Ministro della Difesa, Sen. Roberta Pinotti, del Sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Domenico Rossi, e del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, unitamente a numerose autorità militari civili e religiose. Dopo aver ringraziato tutti i convenuti, il Generale Errico, al termine di una carriera lunga 44 anni, ha rivolto il proprio pensiero a tutto il personale dell’Esercito, attualmente impiegato in attività di addestramento, approntamento e operazioni in Italia e all’estero. Inoltre ha aggiunto: “in questi ultimi 3 anni, avete sempre lavorato con silente dedizione e alacre generosità, avulsi da strumentali protagonismi o da sterili vittimismi, spesso lontano dalle ovattate luci mediatiche della ribalta, proiettando sul campo – “oltre l’ostacolo” – le migliori energie – fisiche, morali e intellettuali – così come è uso e tradizione di questa organizzazione che ha sempre costituito un saldo punto di riferimento sia per i cittadini sia per le autorità costituite nei momenti di difficoltà delle popolazioni e della Nazione”. Durante il suo intervento, il Ministro Pinotti ha dichiarato che l’Esercito si è dimostrato, ancora una volta, insostituibile sia in Patria sia all’estero. Sul territorio nazionale, che si trattasse di affiancare le Forze dell’Ordine per garantire la sicurezza, o di soccorrere la popolazione colpita da calamità grandi o piccole, l’Esercito c’è sempre stato, così come all’estero ha saputo assumere nuovi impegni, senza per questo lasciare incompiuto uno sforzo che, negli anni passati, ci aveva visto sostenere così tanti sacrifici. Il Generale Claudio Graziano, durante il suo discorso, ha affermato che in un periodo di grande trasformazione per le Forze Armate, c’è di nuovo l’esigenza dei nostri militari per aumentare la percezione di sicurezza nel territorio nazionale. In ambito interforze la nostra prima risorsa è proprio l’Esercito, Forza Armata che impiega lo sforzo maggiore, con circa 4000 donne e uomini nel mondo, e soprattutto a loro va il nostro plauso. Il Generale Farina, proveniente dal NATO JFC (Joint Force Command) di Brunssum, del quale è stato il primo comandante italiano, dopo aver ringraziato il Generale Errico “per la sua sapiente opera alla guida dell’Esercito” e tutti i Comandanti che lo hanno preceduto alla guida della Forza Armata, ha rivolto un pensiero a tutti gli uomini e le donne dell’ Esercito dichiarando " è innegabile che il merito è soprattutto vostro che ogni giorno operate con professionalità e abnegazione al servizio del Paese. Dedicherò ogni minuto del mio mandato per essere al vostro servizio. Sarò sempre tra voi, idealmente e sul campo, in operazioni e in addestramento, negli Istituti di Formazione o in guarnigione.” L'Esercito conta oggi circa di 4.000 militari schierati in 15 diversi paesi come, Iraq, Libano, Afghanistan, Kosovo, Libia, Somalia e Mali con compiti che vanno dalla cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di stabilizzazione e ricostruzione, sino all'addestramento delle forze di sicurezza locali, vale a dire quella gamma di attività nota come Security Force Assistance (SFA). Piu di 7.000 sono invece i soldati impegnati in Italia nell'ambito dell'Operazione "Strade Sicure", in concorso alle Forze dell'Ordine per il presidio del territorio e la vigilanza, inoltre l’operazione assume particolare rilievo in Campania, agendo in risposta all'emergenza "Terra dei fuochi" e nell’Italia centrale nelle zone colpite dal sisma del 2016 dove sono presenti le unità specialistiche dell’Esercito impiegate in numerose attività a sostegno della popolazione e dei comuni dei crateri sismici.

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anteprima logo RID Ecco la Fregata LUIGI RIZZO

La fregata, consegnata nell'aprile 2017, ha avuto infatti un impiego intenso restando per mare fino alla fine di gennaio: in 9 mesi di attività ci sono state pause solo ad agosto 2017 e a novembre 2017.

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anteprima logo RID A Ghouta si continua a combattere

Nonostante il cessate il fuoco deciso sabato con un voto del Consiglio di Sicurezza – che esclude però ISIS e altri gruppi jihadisti – a Ghouta Est si continua a combattere, e ieri i lealisti hanno conquistato alcuni villaggi dopo che per 2 settimane avevano martellato l’area con aviazione e artiglieria, ed ammassato truppe. Ghouta Est è una regione sunnita alle porte della capitale Damasco che comprende una parte sostanzialmente rurale, con piccoli villaggi, ed una parte di agglomerati cittadini molto più grandi, come Douma, ed alcuni sobborghi della stessa Damasco come Jobar o Ein Tarma. Da sempre, questa è una spina nel fianco del regime ed una minaccia costante per la capitale (il cui centro è alla portata dei mortai e dei lanciarazzi dei gruppi ribelli), nonché una roccaforte dei salafiti filo-sauditi di Jaisj AL Islam edi Ahra Al Sham, di Failaq Al Rhaman – diramazione locale del Free Syrian Army filo-Fratellanza Musulmana (sostenuta ricordiamo da Qatar e Turchia) – e, più di recente, dei qaedisti di Tahrir Al Sham (ex Al Nusra). Dopo il collasso di ISIS e la stabilizzazione del fronte nord-orientale della provincia di Hama, le forze di Assad hanno aumentato la pressione su Ghouta Est. Nell’azione sono coinvolte sia alcuni reparti dell’Esercito Siriano e forze d’elite sia milizie. In prima linea ci sono elementi della Guardia Repubblicana, i pretoriani del regime, e della 4ª Divisione corazzata. Si tratta delle 2 unità migliori dell’Esercito Siriano, composte per la gran parte da alawiti, dotate dei più moderni. Carri T-72 aggiornati allo standard AV e T-B3, i più avanzati T-90, blindati da combattimento per la fanteria 8x8 BTR-80/82, lanciarazzi pesanti BM-27 URAGAN da 220 mm e BM-30 SMERCH da 300 mm ecc. Una parte dei carri sono equipaggiati anche con sistemi di protezione attiva. Da alcuni video postati su account twitter russi e filo-governativi si possono vedere anche T-72 equipaggiati con le caratteristiche “griglie” anti-RPG e diversi semoventi 2S1 GVOZDIKA da 122 mm e 2S3 AKATSIYA da 152 mm, complessi antiaeri quadrinati da 23 mm ZSU-23-4 SHILKA, e lanciarazzi leggeri e pesanti di diverso tipo. Da qualche giorno, come testimoniato in altri video, sono stati dispiegati anche missili balistici tattici SS-21 SCARAB. Alle operazioni prendono parte pure unità della 9ª Divisione corazzata e della 10ª e 7ª Divisione meccanizzata. A questi reparti bisogna poi aggiungere elementi della 14ª Divisione Forze Speciali e delle Tiger Forces. La prima, in realtà, è solo nominalmente un reparto di forze speciali ed è assimilabile piuttosto ad un’unità di fanteria leggera d’assalto composta da 3 reggimenti. Le Toger Forces, invece, guidate da una delle icone del fronte governativo, ovvero il Generale Suheil Al Hassan, è un’unità contro-insurrezione a tutti gli effetti, seppur atipica rispetto agli standard occidentali. Le “Tigri” sono state fondate durante la guerra civile ed i loro organici non dovrebbero superare le 1.000 unità; nel loro arsenale figurano anche alcuni carri T-90 e mezzi pesanti, cosa che, appunto, le differenzia da un reparto SOF strettamente inteso. Le Tiger Forces hanno avuto un ruolo decisivo sia nella battaglia di Aleppo che nella riconquista delle basi di Kuweiris e Abu Al Duhur nel nord del Paese. Infine, nella battaglia sono coinvolte anche le National Defnce Forces. Le NDF sono una milizia reclutata su base volontaria – composta da alawiti, ma anche da drusi, cristiani e anche da sunniti, soprattutto di alcune tribù dell’est del Paese – modellata sulla milizia iraniana dei Basij. Soprattutto inizialmente, l’addestramento e l’inquadramento veniva fornito dai quadri di Hezbollah e dei Pasdaran presenti in Siria, ma ad oggi le NDF sono state integrate a tutti gli effetti nelle forze di sicurezza di Damasco e sono regolarmente pagate dal Governo. Sul terreno operano come fanteria in appoggio all’Esercito ed i loro organici oggi dovrebbero essere superiori alle 60.000 unità. Un’eventuale operazione su larga scala non si presenterebbe affatto semplice. L’area è molto grande ed una parte è composta da agglomerati urbani, dove ancora oggi sono intrappolati decine di migliaia di civili e dove nel corso degli anni le forze ribelli hanno realizzato nascondigli, chilometri di tunnel sotterranei e postazioni protette. Ragion per cui è possibile immaginare che i lealisti si muovano con lentezza stringendo sempre più il cerchio sui centri di resistenza ritenuti più importanti e significativi, in attesa che si giunga ad una resa più strutturata, concordata, come in parte accaduto ad Aleppo, mediante il coinvolgimento di attori esterni quali Arabia Saudita e Russia, ma anche Turchia e Qatar.

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anteprima logo RID Su-57 in Siria: ragioni e rischi

Durante gli ultimi giorni sono circolate diverse voci, accompagnate da alcune immagini, che indicherebbero la presenza di un numero non precisato di caccia russi di 5ª Generazione Su-57 PAKFA, rischierati nella base siriana di Jableh/Khmeimim. Nelle ultime ore sono apparse un paio di immagini satellitari che confermerebbero la presenza di almeno una coppia di velivoli, ma si parla di addirittura 3/4 aerei, uno dei quali, secondo voci non confermate provenienti dalla radio del Governatorato di Idlib, sarebbe stato impiegato in un raid avvenuto nel tardo pomeriggio del 23 febbraio, durante il quale sarebbero state colpite postazioni ribelli nella zona situata a sud di Idlib e a nord di Hama. Nel momento in cui scriviamo, non esistono prove che confermino l’impiego di Su-57 in missioni operative sui cieli siriani, né tantomeno comunicati da parte della Difesa russa che non ha neppure confermato il rischieramento dei PAKFA nel teatro siriano, nonostante la comparsa di almeno 2 fotografie satellitari, provenienti da agenzie diverse (una proveniente da un satellite israeliano EROS-B), che non sembrano lasciare dubbi. Gli aerei farebbero parte di un nuovo contingente inviato nell’ultima settimana a Jableh, costituito anche da 4 caccia multiruolo pesanti supermanovranti Su-35S FLANKER-E, 2 caccia da superiorità aerea Su-30SM, 4 aerei d’attacco Su-25 FROGFOOT ed una coppia di velivoli AEW&C A-50U MAINSTAY, velivoli che si aggiungono a 8 cacciabombardieri Su-34, 3 Su-30SM, e 4 bombardieri tattici Su-24M2 già presenti e largamente utilizzati negli intensi raid che in questi giorni stanno colpendo le postazioni dei ribelli a Idlib e Ghouta Est. Si tratterebbe di aerei di preproduzione - ufficialmente non facenti parte della VKS e forse pilotati da collaudatori e non da equipaggi “ufficiali” - inviati in teatro per effettuare alcuni test generali e di raccolta di dati sul velivolo in condizioni combat. In particolare, gli aerei potrebbero essere impiegati per capire la supportabilità in teatro del velivolo e testare i sistemi e gli apparati di bordo in condizioni operative spinte, sfruttando anche la presenza di un cospicuo numero di velivoli occidentali presenti nei cieli siriani per valutare le prestazioni del radar AESA N036 BYELKA e verificare la stabilità della suite EW, che ha dato diversi problemi e che difficilmente si risolveranno prima della produzione della nuova suite, la cui entrata in servizio avverrà però tra diversi anni. Del resto, lo scorso 8 febbraio, il Vice Ministro della Difesa russa, Yury Borisov, aveva dichiarato non solo la chiusura della prima fase di test di volo del velivolo effettuati dai piloti collaudatori della UAC presso il Gromov Flight Research Institute di Zhukovskiy, ma anche l’imminente firma di un contratto per l’acquisto di un lotto di pre-produzione di 12 Su-57, al fine di condurre la fase di test e valutazioni operative. Probabilmente i velivoli presenti a Jableh fanno parte di questo primo lotto. Oltre alle citate motivazioni operative, il temporaneo rischieramento dei Su-57 in Siria ne ha certamente una legata al marketing. L’utilizzo del velivolo, ancorché limitato, in ambiente combat potrebbe servire a fugare i dubbi che ancora ne circondano l’affidabilità, in particolare del sistema propulsivo particolarmente incline ai “flame-out”, soprattutto agli occhi del partner indiano, che di recente ha mostrato diverse incertezze sul proseguimento del programma PAKFA. Peraltro, non sarebbe la prima volta che i Russi decidono di rischierare nuove piattaforme nel teatro siriano, utilizzandolo tanto come test ground, quanto come “vetrina” per l’export; limitandoci agli assetti aerei, basterebbe pensare all’invio del velivolo da sorveglianza Tu-214R nel febbraio 2016 per testarne la suite di sensori, quando l’aereo risultava ancora in fase di sviluppo, oppure allo scorso settembre, con l’invio di alcuni dei nuovi caccia multiruolo MiG-29SMT. Ciò, tuttavia, avviene a fronte di diversi rischi legati, in primis, all’eventualità di essere colpiti/danneggiati a terra, magari in seguito ad attacchi come quelli effettuati contro Jableh lo scorso gennaio, o in volo, sulla stregua di quanto avvenuto poche settimane fa con l’abbattimento di un Su-25, oppure all’eventualità di avarie o problemi che potrebbero causare la eprdita del velivolo (normali duranta la “dentizione”). In secondo luogo, va evidenziato che la presenza dei Su-57 in un ambiente che vede una forte presenza di velivoli occidentali (ad es. F-22 e RC-135U/V RIVET JOINT, ecc.) in grado di raccogliere dati sensibili - in primis l’RCS del PAKFA – e dettagli riguardo alle performance, alle capacità operative e alle eventuali vulnerabilità, rischiano di comprometterne la necessaria segretezza. A meno che non sia proprio questo ciò che vogliono i Russi: un modo per “mascariare” le TECHINT occidentali sulle reali capacità del futuro velivolo di serie...

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anteprima logo RID La politica di difesa degli USA

Nello spazio di un mese il Governo Americano ha rilasciato 2 documenti che presi nel loro complesso stabiliscono le nuove linee direttive per la politica complessiva di sicurezza e difesa del Paese.

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anteprima logo RID Propulsione subacquea e sistemi AIP

L’introduzione dell’energia atomica rappresentò perciò una soluzione radicale a questo problema perché essa si dimostrò una fonte tale da consentire, al battello in immersione, prestazioni ragguardevoli in termini sia di autonomia sia di velocità massima.

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anteprima logo RID SHKVAL, i "super-cacciatorpedinere" russi

Il rinnovamento della componente di superficie della flotta russa, che ha cominciato ad interessare le corvette e quindi le fregate, sembra stia per riguardare, anche se non a breve scadenza, i cacciatorpediniere.

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Negli ultimi tempi si sta via via affermando una nuova tendenza nel settore aeronautico secondo la quale l’impiego di caccia di prima linea in contesti a bassa intensità di minaccia e in guerre di guerriglia è un lusso che anche i Paesi occidentali non possono più permettersi.

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anteprima logo RID RID cresce e si rinnova online

Eh già... rinnovarsi è indispensabile quando si è alla ricerca di un continuo miglioramento. Questo è quello che fa RID da oltre 35 anni

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