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anteprima logo RID Ordini e sostenibilità: ecco il piano di Leonardo

Crescita e sostenibilità nel lungo periodo. Questo, in sintesi, il significato del piano industriale 2018-2022 di Leonardo presentato ieri presso lo stabilimento di Leonardo Elicotteri di Vergiate. Le linee guida del documento sono state illustrate dall' AD Alessandro Profumo, affiancato per l'occasione dal Chief Commercial Officer Lorenzo Mariani, dal Capo Divisione Elicotteri Gian Piero Cutillo e dal CFO Alessndra Genco. L'obbiettivo dell'azienda, di Leonardo 2.0 come l'ha definita Profumo, è puntare ad una crescita di lungo periodo sostenibile, resa tale soprattutto da un incremento di ordini e ricavi. Nel dettaglio, il piano industriale conferma nel breve periodo la strategia in atto - basata sul miglioramento dei processi e del customer support, e sulla razionalizzazione della catena di fornitura - per porre rimedio a quelle problematiche emerse nel business elicotteri e che sono dovute in buona parte alla contrazione del mercato civile, in particolare nell’offshore, ed i numeri "deludenti", per usare sempre le parole di Profumo, del 2017 già annunciati durante il "reset" del novembre scorso con ricavi compresi tra 11,5 miliardi di euro e 12 miliardi, EBITA tra 1,050 miliardi e 1,1 miliardi di euro, FOCF compreso tra 500 e 600 milioni e indebitamento netto di 2,6 miliardi di euro. L’unica eccezione rispetto a quanto comunicato a novembre è costituita dagli ordini, tra 11,3 e 11,7 miliardi di euro (a novembre erano stati previsti ordini per 12 miliardi) per effetto dello spostamento al 2018 di un nuovo ordine per il C-27J (in attesa di formalizzazione amministrativa) in configurazione multimissione. Nella fattispecie potrebbe trattarsi di una commessa da qualche centinaio di milioni di euro, ma Leonardo non ha rilasciato ancora ulteriori dettagli in merito. Detto ciò, già da quest'anno si inizierà a vedere un’inversione di tendenza, a cominciare proprio dagli elicotteri di cui si riconferma la qualità del prodotto e la strategicità del business. Si prevede infatti un 2018 di consolidamento con ordini in crescita, compresi tra 12,5 e 13 miliardi di euro, ricavi stabili ed una redditività in aumento con EBITA compreso tra 1,075 e 1,125 miliardi di euro. Il flusso di cassa, invece, è atteso a 100 milioni di euro. Un dato, quest'ultimo, giudicato al di sotto delle aspettative dal mercato che ieri ha pesantemente punito il titolo dell'azienda. In realtà, come ha spiegato il CFO Genco, su questa stima posano nel breve periodo soprattutto 3 fattori. Il primo, riguarda l'assorbimento di cassa dovuto all'esecuzione del contratto Eurofighter in Kuwait. Il secondo, ha invece a che fare con le prestazioni al di sotto dell'ottimale delle aerostrutture (in particolare lo stabilimento di Pomigliano d'Arco). Infine, il terzo fattore riguarda l'assorbimento dovuto agli investimenti nei nuovi prodotti. Tra questi, citiamo: l'M-346 FA, con il radar GRIFO 346 e la sua variante AESA, l'M-345, la sensoristica navale, l'AW-609 (sul quale l'azienda punta molto per il recupero negli Elicotteri), il nuovo UAV FALCO 48, evoluzione ancor più pesante e prestante della famiglia FALCO/EVO, ecc. Con il 2018 e la strategia di medio termine il gruppo tornerà a crescere attraverso alcuni pilastri: un'ulteriore ottimizzazione del modello aziendale secondo il concetto Leonardo 2.0, una nuova strategia commerciale, basata anche su un positivo outlook nel mercato della difesa ed una crescita generalizzata delle spese militari, uno stretto controllo dei costi (con risparmi di circa 200 milioni l’anno da reinvestire nella competività di rpezzo) ed investimenti mirati (600-700 milioni l'anno, ovvero150-200 milioni in più rispetto al biennio 2015-2016)) e sostenibili, accompagnati da un rimodellamento del portafoglio prodotti (in particolare sui prodotti di 3 divisioni core: elettronica per la difesa, elicotteri ed aeronautica), ed un un nuovo focus sul service e sul customer support. Nelle intenzioni del management, tale strategia consentirà di far crescere ordini e ricavi, nonché la redditività. In particolare tra il 2018 ed il 2022 si prevede, oltre al pieno e completo recupero nel business Elicotteri, una crescita annuale degli ordini superiore al 6% (per un totale di 70 miliardi di ordini tra il 2018 ed il 2022) e ricavi altrettanto in crescita con un rateo compreso tra il 5% ed il 6%. Allo stesso tempo si stima un incremento dell'EBITA tra l'8% ed il 10% ed un profittabilità in doppia (al 10%) cifra nel 2020. A partire dal 2019, e soprattutto a partire dal 2020, crescerà anche il flusso di cassa – che, rispetto al 2017, quasi raddoppierà – grazie all’impennata degli ordini ed agli effetti della commessa EFA Kuwait una volta smaltita l’esecutività del contratto e con il “ramp-up” della produzione. Nel complesso, a nostro giudizio, quello presentato ieri appare come un piano industriale molto realistico, ispirato ad un solido pragmatistico e che giustamente punta sul rilancio della strategia commerciale dell'azienda e sugli ordini, con 70 campagne considerate strategiche tra il 2018 ed il 2022 per un valore di oltre 20 miliardi di euro. Certamente, affinchè questo cambiamento di approccio porti a risultati concreti di rilievo occorrerà un pò di tempo, ma la direzione nel medio-lungo termine è quella corretta. Il mercato, mosso da logiche quasi sempre di breve periodo (talvolta meramente speculative...), non sembra averlo compreso, ma quel che conta è il profilo industriale ed il riposizionamento forte e visibile dell'azienda sui mercati e nelle gare importanti, e il complessivo orientamento sull'acquisizione di nuove commesse (contando anche su un portafoglio ordini che già c'è e che soprattutto in alcuni settori è di primissimo livello). Peraltro, i numeri e le stime contenute nel piano industriale sono assolutamente prudenziali e rappresentano la valutazione più bassa possibile come sottolineato dallo stesso Profumo. Basti pensare, solo per fare un esempio, che, come osservato dallo stesso Profumo rispondendo ad una nostra precisa domanda, l'eventuale commessa per gli Eurofighter TYPHOON tedeschi in rimpiazzo dei TORNADO non è stata conteggiata, pur rientrando nell'orizzonte temporale del piano. Eppure si tratterebbe di un ordine pesantissimo – stimabile in 8-10 miliardi di euro – e con molto non ricorrente, considerando che si tratterebbe di velivoli altamente modificati e riconfigurati rispetto anche ai Tranche 3, e con una ricaduta su Leonardo rilevante, quantificabile orientativamente in un 1/3 del valore complessivo.

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Il Qatar è in trattative con la Russia per l’acquisto dell’S-400 TRIUMF, sistema missilistico contraereo mobile polivalente di ultima generazione.

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Il 2 novembre 2017 il 44º ed ultimo, almeno per il momento, missile GBI (Ground-Based-Interceptor) è stato installato nella base di Fort Greely, Alaska, rispettando in pieno i tempi del programma (cosa non così frequente, ultimamente…). Pochi giorni dopo la Casa Bianca ed il Congresso statunitense hanno previsto di acquisire ulteriori 20 missili, da installare in Alaska il prima possibile. Oltre a questo si sta valutando un altro sito di lancio sulla costa atlantica o nel Midwest, unitamente all'acquisizione di altri 40 missili intercettori, in modo da portare il totale degli intercettori a 104. Negli anni della Guerra Fredda la pace è stata assicurata dalla deterrenza nucleare delle 2 superpotenze dell'epoca. Attraverso la cosiddetta MAD (Mutual Assured Destruction) nessuno dei 2 avversari avrebbe deciso di scatenare una guerra termonucleare globale, conscio che dall'altra parte sarebbe stato lanciato in risposta un numero di testate tali da annientare il proprio Paese. Quindi, sia pur con l'incubo di un possibile olocausto nucleare, che avrebbe devastato l'intero pianeta e non solo i 2 contendenti, buona parte del mondo ha vissuto un lungo periodo di relativa pace, rotto soltanto, anche se frequentemente, da conflitti locali. Le 2 superpotenze erano così definite proprio in funzione della capacità di distruggere completamente l’avversario. Altri Paesi, come Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan ed Israele, vengono definite militarmente medie potenze e dispongono invece di arsenali molto più limitati, ciascuno con alcune decine di testate, tante da poter comunque svolgere un ruolo di dissuasione strategica, ma non tali da annientare completamente un Paese di medie dimensioni. In questo scenario la difesa antimissili era considerata un elemento potenzialmente destabilizzante, visto che avrebbe potuto alterare la bilancia su cui si reggeva la mutua deterrenza. Per tale ragione nel 1972 venne firmato il trattato ABM che limitava a 100 vettori antimissile equipaggiati con teste nucleari la difesa di ciascun Paese. I Sovietici schierarono i loro intercettori UR-96 (ABM-1 GALOSH) intorno a Mosca, mentre gli Statunitensi dispiegarono i missili SPRINT in North Dakota, a protezione di parte dei silos degli ICBM. Il sistema americano ebbe vita breve e venne smantellato già nel 1976. L'ABM-1 GALOSH venne seguito dal missile 51T6 (ABM-4 GOROGN), ritirato dal servizio nel 2005. Ancora oggi il sistema antimissili balistici russo posto a protezione di Mosca è attivo, ed impiega missili 53T6 (ABM-3 GAZELLE), entrati in servizio nel 1995 e basati in silos. Come i suoi predecessori, questo velocissimo intercettore (17 Mach), non è in grado di colpire una testata nemica al di fuori dell'atmosfera con una manovra precisa che porti all'impatto diretto. Utilizza invece una testa nucleare da 10 kT che compensa quindi la mancanza di precisione. L'Amministrazione Reagan ha contribuito a far crollare l'URSS grazie al progetto SDI (Strategic Defense Initiative), anche noto con i nomignolo di Star Wars, che annunciava la possibilità di abbattere i missili sovietici in arrivo grazie a sensori basati nello spazio e ad armi avveniristiche ad energia diretta, modificando così la bilancia strategica. L'Unione Sovietica si rese presto conto che non avrebbe potuto mai realizzare qualcosa di simile. In realtà la SDI è stata un grande bluff, dato che all'epoca non vi erano ancora risorse adeguate per realizzare l'insieme di sensori e di armi necessari a fermare un attacco missilistico globale, con risorse basate tanto a terra che nello spazio. Nel 1993 la Guerra Fredda era ormai finita, e l'Amministrazione Clinton ridimensionò pesantemente il progetto, trasformandolo in BMD (Ballistic Missile Defense), volto alla protezione contro la minaccia dei missili balistici di teatro (TBM) che operavano a livello regionale, e quindi non contro gli Stati Uniti, che godono della protezione data dalla posizione geografica contro i cosiddetti Stati-canaglia. Nel 1998 l'attenzione venne però nuovamente rivolta verso la difesa nazionale, a fronte del rischio posto da attacchi tanto isolati, quanto ipotetici, lanciati dall'Iran, dalla Corea del Nord, o da lanci accidentali da parte di Russia o Cina (veri incidenti, colpi di mano di unità ribelli, o missili caduti nelle mani di terroristi). Nel dicembre 2001 l'Amministrazione George W. Bush ha infine annunciato che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal Trattato ABM del 1972.

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anteprima logo RID Altri velivoli dell'USAF rischierati a Kandahar

Il Comando Centrale dell’Aeronautica americana di stanza ad Al-Udeid ha reso noto il programma di ridislocamento di mezzi aerei e personale presso la base di Kandahar in supporto all’operazione statunitense FREEDOM’S SENTINEL ed alla RESOLUTE SUPPORT a guida NATO. 

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anteprima logo RID Mar Egeo, sale la tensione tra Grecia e Turchia

Sebbene alcune fonti oggi tirino in ballo le ormai onnipresenti “fake news”, l’incidente avvenuto domenica, e riportato dal quotidiano turco “Hurriyet”, torna a far salire la tensione greco-turca nell’Egeo.

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anteprima logo RID Leonardo presenta il piano industriale

Leonardo ha presentato oggi presso lo stabilimento della Divisione Elicotteri di Vergiate il nuovo piano industriale 2018-2022. Le linee guida del documento sono state illustrate dall'AD Alessandro Profumo, affiancato per l'occasione dal Chief Commercial Officer Lorenzo Mariani, dal Capo Divisione Elicotteri Gian Piero Cutillo e dal CFO Alessndra Genco.

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anteprima logo RID Variante EW per il bombardiere H-6 cinese

Secondo alcune immagini emerse nei giorni scorsi, durante le recenti esercitazioni aeronavali svoltesi tra dicembre e gennaio nel Mar Cinese Meridionale, la Marina Cinese (PLANAF) ha schierato per la prima volta un nuovo tipo di velivolo da guerra elettronica.

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anteprima logo Esercito Italiano La Taurinense rientra dall'Afghanistan

Celebrato a Torino il rientro della Brigata Alpina "Taurinense" dall'Afghanistan.

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anteprima logo RID La Marina Filippina e il suo ammodernamento

Sulla carta i numeri della Marina Filippina, realtà nata nel 1898 dopo l’indipendenza dalla Spagna, ma a lungo sotto tutela statunitense e trasformatasi in forza indipendente solamente nel 1951, sono notevoli.

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anteprima logo RID Il Bilancio della Difesa 2018

Dopo un biennio di sostanziale assestamento e di arresto della tendenza alla diminuzione, finalmente quest'anno il Bilancio della Difesa fa registrare un sensibile incremento. Nulla di eccezionale, certamente, ma quanto meno il segno di un'inversione di tendenza che, speriamo, possa essere consolidata nei prossimi anni. Del resto, le ragioni per aumentare le spese della Difesa ci sono e sono sotto gli occhi di tutti: il precario scenario di sicurezza (con le minacce e i rischi a tutti ben noti e mai come oggi così vicini ai nostri confini), alla Brexit e alla repentina accelerazione del processo di integrazione europea in ambito Difesa, senza dimenticare la road map della NATO per il famoso 2% del PIL da destinare alla Difesa. Soprattutto gli ultimi 2 fattori sono oggi quelli a nostro avviso determinanti. L'Europa ha compiuto negli ultimi 2 anni dei progressi mai visti in tema d'integrazione della difesa con l’avvio ufficiale alla PESCO (Permanent Structured Cooperation) e l’assegnazione dei primi fondi per la ricerca militare. Fondi che cresceranno nei prossimi anni e che, oltre alla ricerca, andranno a finanziare pure le capacità. Un progresso enorme – appunto, mai visto in precedenza – che se da un lato offrirà al nostro sistema delle notevoli opportunità dall'altro richiederà che a livello nazionale vi siano delle basi di partenza solide e sviluppate – e non deboli perchè sotto-finanziate o mal finanziate – anche perchè la cooperazione internazionale richiede il massimo rispetto degli impegni, soprattutto in termini finanziari. E poi la NATO. Ovviamente sappiamo tutti, NATO compresa, che l'Italia non spenderà mai il 2% del PIL per la Difesa, ma nell'ambito della road map ci sono comunque vincoli precisi su capacità e impegni che non possono essere ignorati. Vero, l'Italia può sempre dire, a ragione, di fare sul piano della sicurezza internazionale molto più della grossa e ricca Germania, di essere il meglio per ciò che concerne le operazioni di stabilizzazione, di essere affidabile molto più di diversi altri Paesi NATO (ebbene sì, signori, l'Italia negli ultimi 30 anni lo è stata), ma la road map di Mattis è lì e non si può far finta che non ci sia. Per cui anche se non sarà il 2% bisogna mostrare, fatti alla mano, che l'Italia incrementa le spese militari e che lo fa tenendo conto delle indicazioni NATO ed allocando in maniera strategica e razionale le risorse. Dunque, oggi non siamo più al dogma "fare di più con meno", bensì al "fare meglio con (un po') di più".

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anteprima logo RID Con i TORNADO del 6º Stormo a Decimomannu

"Generalmente ci rischieriamo a Decimomannu 3 volte all’anno, per campagne che durano un paio di settimane durante le quali riusciamo anche a realizzare una certa rotazione degli equipaggi e, se necessario, dei velivoli. In particolare, l’attività di poligono è necessaria a conseguire o a mantenere le qualifiche di prontezza al combattimento, per le quali sono richiesti un certo numero di sganci reali entro una certa distanza dal bersaglio". E’ con queste parole, pronunciate nell’ufficio che ospita la sala briefing del 6º Stormo, all’interno di uno dei locali dell’RSSTA (Reparto Sperimentale e di Standardizzazione Tiro Aereo), che inizia la nostra chiacchierata con il T.Col. Fabio S. Comandante del 154º Gruppo rischierato a Decimomannu per una delle periodiche campagne di tiri a fuoco reale. Fabio (abbiamo preferito non indicare il cognome del nostro interlocutore) aggiunge anche che "durante questa campagna abbiamo in programma attività aria-aria, improntate sull'impiego del missile e sull'utilizzo del cannone, quest'ultimo pure in modalità aria-suolo, sebbene sul TORNADO questi armamenti abbiano uno scopo solamente di autodifesa". Siamo infatti venuti in Sardegna per vedere da vicino come gli equipaggi delle linee TORNADO IDS ed ECR si addestrano per conseguire le qualifiche o mantenere le "currencies" propedeutiche all’impiego dell’armamento. In altre parole, volevamo vedere come A-200C ed EA-200B (questa la designazione rispettivamente del TORNADO IDS ed ECR in accordo alle "Mission Design Series" nostrane) si addestrano a fare sul serio. Quella svolta in Sardegna con il supporto logistico e operativo dell’RSSTA è un’attività che si inquadra nel contesto dei programmi addestrativi svolti dal Gruppo in ambito nazionale ed internazionale durante tutto l’arco dell’anno. Se a Ghedi si volano principalmente missioni BQ (Bassa Quota) e MQ (Media Quota) con 2 o 4 velivoli, missioni “recce” (ricognizione), aerocooperazioni e un paio di COMAO (Combined Air Operations) al mese, le campagne di tiri rientrano nel novero delle attività svolte “fuori sede”, ovvero rischierando i velivoli su altre basi. Tra queste, il poligono di Bardenas, in Spagna, che essendo molto esteso, rende disponibile una grossa varietà di target (inclusi edifici vari, pista, ecc.); il TLP (Tactical Leadership Programme) di Albacete, sempre in Spagna; oltre alle varie esercitazioni interforze e multinazionali, in Italia e all’estero. “Al TLP partecipiamo solitamente con un paio di velivoli ed altrettanti equipaggi, cercando di dare la precedenza a piloti e navigatori che non hanno mai avuto l’opportunità di prendere parte ai corsi di Albacete, che rappresentano per noi un vero e proprio punto di arrivo, per complessità dello scenario e varietà degli assetti nazionali ed internazionali coinvolti. Ma non solo. Siamo già stati e prevediamo di tornare in futuro al Polygone, al confine tra Germania e Francia, per effettuare addestramento contro alcuni specifici tipi di minaccia all’interno del poligono di Guerra Elettronica: un qualcosa di non molto diverso dal tipo di missione che voliamo di notte all’interno del PISQ (Poligono Interforze Salto di Quirra). Inoltre, abbiamo iniziato a svolgere con una certa frequenza anche attività CAS (Close Air Support) nell’area balcanica”, ci spiega Fabio.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Iraq:concluso 3° corso Operazioni ad alto rischio

Si è concluso, con la consegna degli attestati di partecipazione, il corso per operazioni ad alto rischio a favore delle Forze di Sicurezza irachene della Regione Autonoma del Kurdistan

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