LEONARDO
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anteprima logo RID Shabaab dietro il rapimento di Silvia Romano?

Il rapimento della cooperante italiana Silvia Romano, avvenuto nella contea kenyota di Kilifi, tra Malindi e Mombasa, riporta drammaticamente di attualità la questione della minaccia del gruppo jihadista somalo di Al Shabaab in tutto il Corno d’Africa. Ancora non vi sono certezze, o rivendicazioni, in questo senso, ma la dinamica dell'accadimento sembra portare proprio a Sahabaab. Il rapimento, infatti, è avvenuto durante un attacco ad un locale mercato da parte di un commando che, secondo alcune frammentarie testimonianze locali, parlava somalo. In realtà questa non è una tradizionale area di infiltrazione di Al Shabaab, siamo infatti lontani dal confine con la Somalia, ma Shabaab potrebbe contare lo stesso su diversi appoggi locali. Peraltro, in questa zona opera pure il movimento separatista Mombasa Republican Council, un “calderone” al cui interno per Shabaab non sarebbe difficile trovare agganci ed imbastire operazioni come questa (con eventuale rivendita di ostaggio connessa). Negli ultimi mesi, Sahabaab ha recuperato terreno ed intensificato le sue azioni a carattere terroristico e mordi e fuggi. Ad oggi, in tutta la Somalia sarebbero attivi tra i 4.000 ed i 6.000 jihadisti, mentre tra ottobre 2017 e settembre 2018 nel Paese si sono verificati ben 440 attacchi/attentati. Anche in previsione del ritiro di AMISOM (African Union Mission in Somalia), previsto tra il 2019 ed il 2020, di cui il contingente kenyota è uno dei pilastri, gli Americani hanno incrementato la loro presenza nel Paese ad oltre 500 uomini (Berretti Verdi e Ranger), impegnati in compiti d’intelligence/ricognizione in profondità e formazione/mentoring delle componenti speciali e di antiterrorismo locali, ed hanno condotto oltre 30 strike aerei solo negli ultimi 10 mesi (erano stati una ventina in tutto il 2017). Questa recrudescenza del fenomeno di Al Shabaab in Somalia sarebbe dovuta principalmente al supporto ricevuto dall’Arabia Saudita che utilizzerebbe il gruppo jihadista per destabilizzare il governo del Presidente Farmajo, troppo vicino a Turchia e Qatar.

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anteprima logo RID India: attiva la triade nucleare

Da novembre, anche l’India dispone del “tridente nucleare”, composto dalle capacità missilistiche, di strike aereo, e – quella generalmente considerata più sofisticata, costosa ed efficace – basata su sottomarini lanciamissili. Lo SSBN realizzato localmente e completato nel 2016, ARIHANT, ha infatti effettuato il suo primo pattugliamento operativo di deterrenza strategica. In realtà, quella effettuata è stata ancora una missione a metà tra il rodaggio e l’addestramento, e la piena capacità operativa (FOC) non è stata ancora conseguita, nonostante l’enfasi posta dal Primo Ministro Narendra Modi nell’annunciarla, lo scorso 5 novembre. Il pattugliamento ha tuttavia permesso di testare la delicata catena di comando tra governo, Nuclear Command Authority (NCA), che dal 2003 gestisce le capacità nucleari indiane (raggiunte nel 1974, col test annunciato all’ora Premier Indira Gandhi con la frase in codice “Il Budda sorride”), e sottomarino. Il pattugliamento, conclusosi il 4 novembre, è durato 20 giorni, ed è avvenuto in un’area tenuta segreta, ma verosimilmente scelta per testare il dispiegamento in quelle zone che, ha sottolineato Modi, “rappresentano una risposta adeguata a coloro che praticano il ricatto nucleare”. Quindi, tra il Mare Arabico, che consente di tenere sotto tiro le basi nucleari pakistane, e il Mar Cinese Orientale, da dove creare una deterrenza nei confronti di Pechino. Per rendere davvero efficace la deterrenza subacquea, e la triade indiana, occorrerà tuttavia non solo raggiungere la FOC per lo ARIHANT, un battello da 6.000 t che trasporta 12 SLBM B-05/K-15 SAGARIKA da 750 km di gittata, ma attendere i ben più efficaci K-4, con gittata di 3.500 km, il cui sviluppo appare però molto travagliato, e gli altri battelli della classe, che al momento prevede la realizzazione di una seconda serie di 3 unità migliorate rispetto al prototipo. Il secondo battello, lo ARIGHAT, varato nel 2017, sta effettuando le prove in mare, e potrebbe essere consegnato nel 2019, mentre altri 2 risultano in costruzione. Una volta immessi in servizio, renderanno pienamente operativa la “triade”, poiché l’esperienza insegna che per garantire un pattugliamento strategico efficace e continuativo occorre disporre di un minimo di 4 SSBN: standard cui sono ancorate le capacità di deterrenza francese e inglese, e dal 2015 anche cinese.

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anteprima logo RID Galatina:consegnati brevetti a piloti di Italia, Francia e Kuwait

Lo scorso 20 novembre, presso la scuola di volo di Galatina, sono stati consegnati i brevetti di pilota militare ad ufficiali di Italia, Francia e Kuwait. Presenti le alte cariche della Difesa tra cui il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, e alti rappresentanti delle due Forze Aeree straniere.

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anteprima logo RID Pod TALIOS ottiene certificazione DGA

Il nuovo pod da ricognizione e targeting Thales TALIOS ha ottenuto la certificazione della Direction Générale de l’Armement (DGA), l’agenzia di procurement militare francese, in seguito ai test di qualificazione effettuati sulla versione IOC del sistema, effettuati dalla stessa DGA. 

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anteprima logo RID Firmato il contratto per la produzione dell'ALTAY

Lo scorso 9 novembre è stato firmato il contratto tra la SSB (l’agenzia turca per il procurement) e l’azienda locale BMC per la produzione di massa dei carri armati ALTAY MBT (Main Battle Tank). L’ALTAY è il primo MBT sviluppato in Turchia.

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anteprima logo RID Il J-20 mostra i denti

Star indiscussa dell’ultimo salone aeronautico cinese di Zhuhai è stato sicuramente il caccia stealth di 5ª generazione Chengdu J-20, con 2 esemplari presenti durante l’intera rassegna. 

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anteprima logo RID Simposio sulla geopolitica del digitale

Si è svolto ieri, presso la Sala della Scherma del Foro Italico a Roma, la seconda edizione del simposio “Geopolitica del digitale: nuovi confini, crescita e sicurezza del paese”, organizzata dal gruppo Elettronica con la collaborazione della European House – Ambrosetti

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anteprima logo RID MBDA sigla contratto per MICA NG

L’agenzia di procurement militare francese - Direction générale de l’armement (DGA) – ha siglato un contratto con il consorzio missilistico europeo MBDA per lo sviluppo e la fornitura del cosiddetto Missile d’Interception et de Combat Aérien Nouvelle Génération, o più semplicemente MICA NG, nuova variante del missile aria-aria a medio raggio MICA. 

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anteprima logo RID Lanciato il primo MARTE ER

MBDA ha completato con successo il primo lancio del missile antinave Marte ER, raggiungendo un importante milestone nel programma di sviluppo della munizione.

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anteprima logo RID Italia e Francia per le nuove corvettone EPC

Gli Stati Maggiori della Marina Militare italiana e della Marina Francese hanno avviato uno studio concettuale riguardante l’esigenza operativa comune per una nuova classe di corvettone, note al momento come EPC (European Patrol Corvette, ed in precedenza come PPX). Queste nuove unità, che andranno ad affiancare in seno alla Marine Nationale FREMM e FTI ed in seno alla MM FREMM e PPA (nella foto un design di Fincantieri di corvettona multiruolo), potranno beneficiare anche dei fondi europei. A tal proposito l’Italia ha già presentato il progetto nel quadro della PESCO che, come noto, richiede la partecipazione ad un programma di almeno 3 Paesi membri (dunque, oltre ad Italia e Francia, sarà necessario coinvolgere un ulteriore Paese dell’UE). Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, le prime indiscrezioni parlano di un dislocamento a pieno carico compreso tra le 3.000 e le 3.300 t, della presenza di un sistema missilistico di autodifesa con lanciatore verticale (per missili CAMM ER o MICA NG) e di una cortina sonar trainata. Al momento, non sembra essere previsto il sonar di scafo con la capacità di contrasto alla minaccia subacquea affidata, appunto, alla succitata cortina ed all’elicottero imbarcato.

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anteprima logo RID I risultati della Conferenza di Palermo

Al di là delle "foto opportunity" e delle bizze (ad uso e consumo dell'uditorio interno...) della prima donna Haftar, seguite dalle bizze della delegazione turca, la Conferenza di Palermo sulla Libia è stata molto importante. Sì, è vero, Haftar non ha preso parte alla plenaria, ma i suoi rappresentanti c'erano, eccome, ed oltretutto non si può non considerare rilevante un evento come questo che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di alto livello di 30 Paesi e che ha segnato il definitivo ravvicinamento dell'Italia all'Egitto (in corso da mesi e forgiato negli interessi strategico-energetici). Nella conferenza stampa finale, l'inviato dell'ONU per la Libia Ghassam Salamè ha parlato di "successo e unità della comunità internazionale, ma anche di pietra miliare" lungo il percorso della stabilizzazione libica. Parole alle quali hanno fatto seguito quelle del Presidente Conte il quale ha affermato che a Palermo si sono create "importanti premesse" per portare il Paese a nuove elezioni nella primavera 2019 (sconfitta definitivamente la velleitaria pretesa francese di votare a dicembre). Un appuntamento decisivo nella storia recente del Paese che dovrà essere preceduto da una grande conferenza nazionale sulla Libia, aperta a tutte (si spera) le componenti tribali e di opinione del Paese, da tenersi con il patrocinio ed il supporto dell'ONU. Sì perchè la Libia non è solo Haftar e Serraj, ma una miriade di realtà/poteri/appartenenze locali/informali, più o meno forti, capaci costantemente di condizionare l'azione politica di Tobruk e Tripoli. Uno dei "segreti" della longevità del potere gheddafiano era, infatti, la capacità del potere centrale di mantenersi "leggero" e di negoziare costantemente con i poteri locali secondo uno schema a geometria variabile che premiava a volte l'uno a volte l'altro, per cui alla fine l'interesse a mantenere in piedi l'istituzione centrale prevaleva sull'interesse opposto. Adesso, per usare le parole del padre della Scienza Politica italiana Gianfranco Miglio, è necessario "costituzionalizzare" tali poteri. Tuttavia, la condizione sine qua non per svolgere con successo questa conferenza e le successive elezioni è la sicurezza. A Palermo si è lavorato moltissimo a questo aspetto, soprattutto dietro le quinte, sia nell'ottica di consolidare il cessate il fuoco di settembre a Tripoli sia nell'ottica di premere sulle milizie – espressione di quei poteri locali di cui sopra – affinchè in una prima fase collaborino a sostenere il processo politico e successivamente accettino di essere integrate nelle nascenti istituzioni. E, forse, è proprio questo il compito più difficile che attende la comunità internazionale e gli stessi Libici nelle prossime settimane.

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anteprima logo RID Conte incontra Serraj e Haftar

Questa mattina, nell'ambito della Conferenza di Palermo sulla Libia, c'è stato l'incontro tra il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, il Premier libico riconosciuto Serraj ed il Generale Haftar. Si tratta sicuramente di una buona notizia considerando quello che è l'obbiettivo principale della Conferenza: favorire un compromesso sulla sicurezza, che consenta di arrivare in maniera ordinata e accettabile ad elezioni il prossimo anno, e facilitare l'adozione dell'LPA (Libyan Political Agrerement) del 2015 in una bozza di nuova costituzione, da approvare poi per referendum. Un passo importante in questa direzione, come spiegavamo ieri su queste colonne, ci sarebbe in realtà già stato, quanto meno in parte, con l'accordo degli scorsi giorni tra la Camera dei Rappresentanti di Tobruk e l'Alto Consiglio di Stato di Tripoli per la ristrutturazione del Consiglio Presidenziale. Vedremo a fine giornata quale sarà poi l'effettivo risultato ottenuto da questo grande appuntamento internazionale voluto ed ospitato dall'Italia.

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