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anteprima logo RID L'Esercito resta a 11 Brigate

Adesso è ufficiale. L'Esercito Italiano ha deciso di mantenere la struttura operativa su 11 brigate di manovra. E' quanto si apprende dalla Relazione sullo stato di avanzamento dei provvedimenti di ristrutturazione delle Forze Armate, presentata al Parlamento a fine gennaio. Il nuovo Modello Operativo Integrato di Riferimento, approvato nel corso del 2017, prevede infatti per l’Esercito "la capacità di disporre di 11 Brigate di manovra, a variante delle 9 previste nel modello precedente". In tale ambito, il "provvedimento di riconfigurazione della Brigata GRANATIERI DI SARDEGNA da Brigata di manovra in Comando per le attività di Forza Armata nell’area della Capitale, come previsto da Allegato 4 al D. Lgs. n. 7 /2014, è stato revocato". La seconda Brigata che avrebbe dovuto essere riconfigurata/smembrata come previsto dal "modello a 9" non era stata ancora decisa dopo che il Presidente della Regione Friuli Debora Serracchiani si era fortemente opposta ad un eventuale provvedimento in tal senso rispetto alla Brigata POZZUOLO DEL FRIULI. Ulteriori approfondimenti su RID 5/2018.

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anteprima logo RID A caccia di droni con R&S®ARDRONIS

La minaccia dei droni commerciali, o rudimentali, è sempre più sentita. E quanto questa percezione sia fondata lo dimostrano i recenti accadimenti nel teatro oeprativo siriano con gli attacchi condotti da sciami di droni contro la base aerea di Jableh/Latakia.

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anteprima logo RID La nostra Agenda per la Difesa

Qualunque sia il Governo che uscirà dalle elezioni del 4 marzo, questo dovrà cimentarsi anche con alcune necessità relative alla Difesa che a nostro avviso non sono eludibili e che, anzi, dovrebbero essere affrontate nel più breve tempo possibile. Di seguito riportiamo quelle che secondo noi potrebbero essere tali necessità/urgenze partendo da una premessa sul Libro Bianco, il cui disegno di legge di attuazione non è stato approvato durante la precedente legislatura, ovvero che anche qualora non si volesse ripresentare il documento in questa legislatura, una parte dei suoi contenuti andrebbe comunque recuperata perchè in linea con l'intento di riformare lo strumento militare italiano per renderlo più adatto a fronteggiare gli attuali e futuri scenari. Detto questo, ecco di seguito una serie di punti che potrebbero costituire una nuova "Agenda per la Difesa".

1. Definizione con precisione e trasparenza delle aree d'interesse per l'Italia partendo da 2 macroregioni prioritarie: area euro-atlantica e Mediterraneo Allargato inteso come area comprensiva di Sahel, Golfo Persico e Corno d'Africa. Sulla base di tale priorizzazione, allocare di conseguenza gli impegni militari

2. Consolidamento del sistema FMS (Foreign Military Sale) italiano per rafforzare e supportare ulteriormente il nostro export militare (sulla base anche dei recenti successi conseguiti con le commesse in Kuwait, per gli Eurofighter TYPHOON, e in Qatar, per navi, missili ed elicotteri)

3. Legge pluriennale sugli investimenti per dare certezza al procurement ed alla pianificazione da parte delle aziende

4. Prosecuzione della riduzione degli organici nell'ambito della Riforma Di Paola e loro svecchiamento

5. Creazione della Riserva Operativa da impiegare nei teatri esteri a minor intensità militare e sul territorio nazionale

6. Sovraordinazione gerarchica del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CHOD) e creazione della figura del Vicecomandante per le Operazioni (VCOM-OPS), responsabile della pianificaziopned elle operazioni (nella consapevolezza che non esistono operazioni terrestri, aeree o navali, ma solo operazioni joint)

7. Accelerazione del processo di gestione interforze di logistica e training

8. Maggiori sinergie, laddove possibile, a livello di procurement. Si veda, per esempio, il caso del nuovo elicottero multiruolo per EI ed AM

9. Prosecuzione senza esitazioni della partecipazione al processo di integrazione della Difesa europea - nell’ambito di iniziative quali PADR ( Preparatory Action on Defence Research ), che ha già visto l’Italia affermarsi con Leonardo ed il progetto OCEAN 2020, EDIDP (European Defence Industrial Development Programme ) e PESCO ( Permanent Structured Cooperation), in particolare per ciò che concerne l’iniziativa riguardante i mezzi blindati – con l'obbiettivo del perseguimento di una maggiore autonomia strategica dell'Europa

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anteprima logo RID Un BARRACUDA per la Corea del Sud?

Da tempo la Corea del Sud ha avviato una spettacolare espansione della propria flotta subacquea, al pari di quanto stanno facendo diverse altre Marine del Sud Est asiatico, Giappone e Australia in testa. Ai 9 CHANG BOGO derivati dai Type-209 negli anni ’90, si sono pertanto aggiunti a partire dal 2007 altrettanti SON WON-IL, questi invece appartenenti al modello 214 con propulsione AIP, la cui consegna sarà completata nel 2020. Nel frattempo, sin dal 2015 è iniziata la costruzione dei nuovi battelli di progettazione nazionale (sebbene derivati dalle classi precedenti) del programma KSS-III, con il primo dei 3 esemplari Batch-I da consegnarsi entro il 2020. Il programma prevede che i 9 battelli previsti, da realizzare in 3 lotti di prestazioni via via implementate, vadano a sostituire i CHANG BOGO entro il 2029. Tuttavia, da tempo, e non solo guardando alla incombente (sebbene negli ultimi mesi diminuita) minaccia nordcoreana, ma anche alle proprie ambizioni di Blue Water Navy, Seul – che sviluppa il proprio Sea Power tenendo d’occhio l’alleato-rivale nipponico – ha preso in considerazione la possibilità di potenziare ulteriormente la componente subacquea, puntando sul nucleare. A fine marzo ha quindi iniziato a circolare il rapporto commissionato a ottobre dalla Marina, mirato ad elaborare uno studio di fattibilità per un sottomarino nucleare da 5.000 t. Il rapporto prende esplicitamente in esame, come punto di riferimento, il BARRACUDA francese, in costruzione per la Marina Francese in 6 esemplari (classe SUFFREN, da 5.300 t), e che ha influenzato anche la versione convenzionale destinata all’Australia coi 12 SHORTFIN BARRACUDA. Una scelta legata anche al tipo di propulsione nucleare adottata dai BARRACUDA, con reattore a basso livello di arricchimento di uranio (il che non violerebbe gli accordi stipulati con gli USA e rivisti nel 2015), nonché alla possibilità di accesso a un progetto maturo. Il programma mantiene comunque un basso profilo, per evitare il ripetersi di quanto accaduto nel 2003, quando la pubblicità data al “Progetto 362”, pure relativo a battelli nucleari, portò alla sua cancellazione, e all’intervento dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Gli studi dell’epoca, che miravano a un sottomarino nazionale con reattore miniaturizzato, saranno comunque usati per “customizzare” il nuovo progetto, eventualmente basato sul BARRACUDA, sebbene non si chiuda la porta ad altre opzioni. Il programma, di cui si è discusso anche durante la visita del Presidente americano Donald Trump lo scorso novembre, potrebbe richiedere sino a 17 anni di tempo e sfociare nella realizzazione di 6/9 battelli destinati a sostituire dopo il 2035 i SON WON-IL. Molto dipenderà tuttavia dalle inclinazioni “pacifiste” dell’attuale amministrazione sudcoreana, e dalle emergenti prospettive di dialogo tra Seul e Pyongyang, che mirano alla denuclearizzazione della Penisola coreana. In tal caso, la quarta generazione di battelli sudcoreani sarà un’evoluzione del programma KSS-III, ulteriormente indigenizzato.

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anteprima logo RID La Yalta del Medio Oriente?

Oggi va in scena ad Ankara, tra imponenti misure di sicurezza, la riunione tripartita sull’attuazione degli accordi di Astana sulla Siria tra il Presidente turco Erdogan, il Presidente russo Putin e quello iraniano Rohani. In molti hanno già definito questo vertice come la Yalta del Medio Oriente. Probabilmente è un'esagerazione, di sicuro nella capitale turca si incontrano i 3 veri vincitori della guerra civile siriana che puntano, forse, a chiudere, o quanto meno, congelare, il conflitto, consolidando la spartizione della Siria in zone d'influenza, ed a contenere le mire americane nell'est e nel nord-est del Paese. Nei fatti, i 3 Presidenti si incontrano dopo la conquista di Ghouta da parte dei governativi che ha sancito la fine della quarta fase della guerra civile siriana. La prima, è stata quella degli albori e della protesta contro il regime di Assad. La seconda, durata dal 2012 al settembre 2015, è stata quella della "prima internazionalizzazione", con l'ingresso del Free Syrian Army nell'orbita della Fratellanza Musulmana siriana e della prima fase della guerra per procura tra Iran e Arabia Saudita. La terza è stata quella dell'intervento russo, che ha ribaltato le sorti del conflitto, e della conflittualità tra Turchia e Russia. La quarta, è quella iniziata il 9 agosto 2016, con il summit Putin-Erdogan ed il grande compromesso tra Ankara e Mosca, che ha portato nei fatti all'uscita di scena dell'Arabia Saudita, e che è terminata, appunto, con la conquista di Ghouta da parte di Assad. Il vertice di oggi, pertanto, servirà a gettare la besi per una nuova fase della guerra e, come accennato, anche a creare i presupposti per un cessate il fuoco più duraturo e localizzato in parti più ampie del territorio siriano. Il Presidente Putin era tuttavia giunto in Turchia già ieri per discutere della cooperazione bilaterale russo-turca e celebrare l'avvio dei lavori sulla prima centrale nucleare della Turchia, ad Akkuyu, nel sud del Paese, realizzata con l'assistenza dell'Agenzia russa per il nucleare Rosatom. In agenda anche la vendita del sistema superficie-aria S-400 TRIUMF - le cui consegne alla Turchia, come confermato dal Sottosegretario turco per le Industrie della Difesa, Ismail Demir, inizieranno nel luglio 2019 – ed un ulteriore approfondimento dei rapporti politico-militari tra i 2 Paesi.

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anteprima logo RID Il Kuwait finalizza il SUPER HORNET

Il Dipartimento della Difesa americano ha annunciato la finalizzazione dell’ordine per la fornitura del caccia multiruolo F/A-18 E/F SUPER HORNET al Kuwait. Nel dettaglio l'ordine comprende la fornitura di 22 esemplari monoposto e 6 biposto, per un valore di 1,17 miliardi di dollari, ed era stato approvato dal Dipartimento di Stato americano nel novembre 2016 (la richiesta prevedeva un massimo di 40 esemplari). Le consegne dovrebbero avvenire tra il 2020 ed il 2022. Ulteriori approfondimenti su RID 5/18.

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anteprima logo RID Una DARPA francese

In virtù del cambio di governo e dell’aumento delle spese militari francesi, la LPM (Loi de Programmation Militaire) è ricca di novità, piccole e grandi. La riforma della Direction Géneral de l’Armement (DGA) è tra quelle meno vistose ma più significative. La DGA è l’ente francese deputato a ricerca, elaborazione dei requisiti, valutazione e acquisizione dei sistemi d’arma francesi, nonché della loro vendita all’estero. In breve, la DGA è dedicata all’innovazione, sia in termini di vantaggio tecnologico sull’avversario che in termini di competitività per aprire nuovi mercati alle imprese francesi. Al fine di creare la miglior sinergia possibile tra gli attori che sostanziano queste dinamiche, nel 2016 la DGA ha varato l’iniziativa DGA Lab, ovvero un punto di incontro tra civili e militari che coinvolge Forze Armate, esperti provenienti dai 9 centri di ricerca della DGA, università e industria. Con la collaborazione delle aziende di consulenza strategica CEIS e Sopra Steria, la DGA indice delle sessioni periodiche a tema in cui i partecipanti hanno occasione di presentare le nuove tecnologie e/o preconizzarne un futuro impiego militare. In questo modo, la DGA si prefigge di tenere il polso delle tecnologie emergenti che potrebbero interessare le Forze Armate, non solo di quelle che riguardano i programmi in sviluppo. Il Ministro della Difesa Florence Parly, in accordo con il Delegato Generale Joël Barre, ha recentemente presentato alla Commissione Difesa dell’Assemblée Nationale un progetto ancora più ambizioso, ovvero trasformare il DGA Lab in una realtà simile alla DARPA statunitense. Si tratta di un approccio diverso ai temi dell’innovazione tecnologica in ambito Difesa. Al momento, la selezione delle tecnologie di interesse militare avviene con un approccio tendenzialmente “top-down”. Le tecnologie da esplorare vengono individuate a monte, e gli attori ritenuti rilevanti invitati alle sessioni. Il “modello DARPA” funziona diversamente: le tecnologie civili d’avanguardia vengono reputate automaticamente di interesse strategico. Il loro sviluppo consente al paese di alimentare il proprio sistema di innovazione a prescindere dal fatto che tali tecnologie abbiano un immediato contenuto di interesse militare – e gli Stati Uniti ritengono questo processo strategico in sé. Tornando alla Francia, il mutamento è reso necessario dalle dinamiche che muovono l’innovazione tecnologica oggi. Un tempo la ricerca militare era il propulsore dell’innovazione e le tecnologie civili erano spesso uno spin-off di quelle militari. Dunque, il settore Difesa era leader indiscusso dell’innovazione. Se per alcuni settori questa dinamica rimane ancora oggi, per esempio nel settore aerospazio, in molti altri le aziende civili si innovano autonomamente a ritmi frenetici in settori chiave come i teleguidati, l’informatica, gli algoritmi per l’analisi, la simulazione, l’optronica, i nuovi materiali, l’intelligenza artificiale e molti altri. È dunque necessario che le innovazioni con potenziale di crescita siano all’interno degli “schermi radar” della DGA, sia per il ruolo classico di garanzia del vantaggio tecnologico che per l’esigenza, recentemente sentita da molti Paesi europei (e dall’UE stessa), di mappare le tecnologie con potenziale di sviluppo per evitare che queste vengano acquisite, sul libero mercato, da Paesi ostili. Il Ministro Parly ritiene che il modello adottato dalla statunitense DARPA sia quello ideale per avere sempre il polso della situazione nel campo dell’innovazione, anche in quei casi in cui questa non riguarda immediatamente il processo di modernizzazione delle Forze Armate (ma potrebbe averlo in futuro). In virtù di queste considerazioni, il DGA Lab si trasformerà in Innovation Defénse Lab che, al di là dei giochi linguistici, permetterà alla DGA di mappare e valutare le tecnologie civili disponibili in maniera sistemica ed acquisire quelle più interessanti – pur mantenendo in “terreno di coltura” le altre. Sebbene non sia specificato nei materiali oggi disponibili, è probabile che il Ministero della Difesa francese abbia in mente anche un possibile impatto positivo sulla promozione delle aziende francesi all’estero. Da questo punto di vista, la DGA è espressione di un sistema-paese che consente alle aziende francesi del settore di ottenere dall’estero circa un terzo del loro fatturato. Al di là delle ricadute tecnologiche, è lecito supporre che in cambio della propria disponibilità, le aziende civili avrebbero opportunità di vendita sia in Francia che all’estero. Per dare un’idea dell’impatto che una decisione di questo genere può avere sui rapporti tra ciclo di innovazione e Forze Armate, ricordiamo che la DGA è oggi responsabile di circa 80 programmi della Difesa francese, sia in patria che in 20 Paesi esteri (cui si aggiunge una rappresentanza alla NATO e una presso l’UE). Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2016 i suoi 9.700 funzionari hanno gestito 10,8 miliardi di euro di commesse nazionali, 14 miliardi di commesse internazionali e 804 milioni di fondi per la ricerca. Trasformare il DGA Lab in un sistema nazionale di innovazione mette in moto una macchina molto capace al servizio dell’intero Paese. Viste le premesse, l’esperimento andrebbe tenuto d’occhio da vicino da parte italiana, considerando che l’analogo comparto nazionale insiste su alcuni mercati comuni, sia in collaborazione che, a volte, in competizione.

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Leonardo ha annunciato di aver ottenuto un contratto dal Ministero della Difesa del Regno Unito per fornire una suite di protezione elettronica per la nuova flotta di elicotteri da combattimento APACHE AH-64E GUARDIAN dell’Esercito. In base agli accordi con il Ministero della Difesa britannico e con Boeing, Leonardo integrerà sensori e contromisure per garantire a questi elicotteri il livello di protezione più elevato al mondo. Tale suite comprende il processore AGP (Aircraft Gateway Processor), l'RWR SG200-D (la una specifica variante della famiglia SEER realizzata dal Leonardo per gli elicotteri britannici) e riutilizzerà alcuni sistemi che sono attualmente a bordo della flotta di APACHE AH Mk1 dell’Esercito come l'LWR S1223, sempre di Leonardo, l'MWS AN/AAR-57 di BAE Systems ed il dispenser di contromisure VICON di Thales.

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anteprima logo RID Upgrade per gli HORNET dei Marines

Pochi giorni dopo che la US Navy ha annunciato la dismissione, entro il 2020, di 136 F/A-18 A-D HORNET dai propri VFA (su un totale di 270 aerei, comprendenti quelli riservati ai test, all’addestramento, alla Riserva ed ai Blue Angels) in favore dei SUPER HORNET – con quelli già in servizio che verranno aggiornati allo standard Block III, mentre altri 134 verranno acquistati ex novo nei prossimi 6 anni – lo USMC ha comunicato che gli apparecchi più recenti e giudicati in buone condizioni dei 136 in dismissione dalla Marina verranno acquisiti dai VMFA dei Marines, mentre i restanti verranno cannibalizzati come fonte di pezzi di ricambio. Inoltre, è probabile che i velivoli provenienti dalla Marina possano essere sottoposti al programma “Lethality Upgrade” già in corso per l’attuale flotta di HORNET dei Marines. Tale aggiornamento prevede l’imminente integrazione del kit di guida laser BAE APKWS per razzi da 70 mm - con un primo Squadron già operativo (il VMFA-314 BLACK KNIGHTS) – e dei missili aria-aria AIM-120D AMRAAM ed AIM-9X Block II e del pod per il jamming INTREPID TIGER II che dovrebbero essere adottati entro la fine del 2018. Per quanto riguarda le capacità aria-sup, è in corso di valutazione l’integrazione di diversi armamenti, tra cui le Joint Direct Attack Munition — Extended Range (JDAM-ER), le GBU-53/B Small Diameter Bomb (SDB) II, nonché la versione C1 del missile stand-off AGM-154 Joint Stand-Off Weapon (JSOW). E’ prevista, inoltre, l’adozione del del pod di targeting LITENING. Ulteriori approfondimenti su RID 5/18.

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anteprima logo RID Tripoli: nave CAPRERA rileva nave CAPRI

Si svolge oggi il “passaggio di consegne” tra nave CAPRI e nave CAPRERA nell’ambito della Missione Bilaterale di Assistenza e Supporto in Libia (MIASIT).

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anteprima logo RID Nuova vita per il ponte galleggiante PFM

Non tutti i sistemi sviluppati nel corso della Guerra Fredda, quindi per il teatro operativo europeo, sono in grado di adattarsi ai nuovi scenari. Tuttavia, tenendo conto dei bilanci e delle priorità nel rinnovamento degli equipaggiamenti, dare alle Forze Armate la possibilità di aggiornare i loro sistemi significa consentire loro di mantenere intatte determinate capacità operative e, possibilmente, ampliarle grazie a un incremento di flessibilità dei sistemi stessi.

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anteprima logo RID L'Italia guarda al nuovo cruise europeo

Secondo quanto risulta a RID, anche l'Italia potrebbe entrare nel programma FC/ASW (Future Cruise/Anti Ship Wepon) per lo sviluppo di un nuovo missile da crociera con il quale rimpiazzare STORM SHADOW/SCALP (nella foto), TOMAHAWK, EXOCET ed HARPOON. Inizialmente, il nostro Paese potrebbe essere invitato come osservatore e questo potrebbe già accadere il prossimo anno, ovvero prima del termine della fase di studio in corso. Ricordiamo che il programma è stato lanciato da Francia e Regno Unito nel marzo 2017 e riguarda una valutazione triennale sul concetto ed i requisiti, al termine della quale si partirà con la fase di dimostrazione e sviluppo vera e propria. Il programma è indubbiamente fondamentale per l'autonomia strategica dell'Europa e considerando che l'Italia è un utilizzatore dello STORM SHADOW, impiegato con grande successo dai bombardieri TORNADO durante la campagna di Libia, è logico pensare ad una partecipazione dell'Italia a questa iniziativa, all’interno della quale portare l’esperienza nel frattempo già accumulata con il TESE MK2/E, “nuovo TESEO”, il cui finanziamento è già stato approvato e per il quale si potrebbe firmare il contratto già entro quest’anno. Infine, un’ultima osservazione: i missili che il "futuro cruise" dovrà rimpiazzare sono diversi, così come sono diverse le capacità, le portata, ecc, che essi esprimono. Pertanto, si potrebbe ipotizzare anche allo sviluppo di più di un nuovo ordigno con, tuttavia, forti elementi di comunalità tecnologica. Ulteriori aggiornamenti su RID 5/2018.

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