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anteprima logo RID F-22: solo 80 gli aerei mediamente disponibili

Secondo uno studio del GAO (General Accounting Office) appena pubblicato sarebbero solo un’ottantina, su 187, gli F-22 RAPTOR mediamente utilizzabili in operazioni. A pesare su questo basso livello di disponibilità operativa sarebbero soprattutto la complessa manutenzione del velivolo – in particolare per ciò che concerne il trattamento delle superfici stealth che richiede molto tempo e che sottrae a lungo i velivoli al servizio – e le modalità organizzative con la quale l’USAF gestisce la flotta dei RAPTOR.

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anteprima logo RID Taiwan: svolta sui sottomarini

Ci siamo. Dopo quasi 20 anni di attesa, l’obbiettivo che da tempo gli ammiragli di Taiwan perseguono, è in vista: il pensionamento dei datati 4 sommergibili attualmente in servizio, ossia i 2 antidiluviani HAI SHI ex US Navy del 1945-1946, “guppyzzati” e continuamente ammodernati (l’ultimo intervento è avvenuto nel 2014-2015, e comunque vengono impiegati solo per addestramento), e i 2 più “moderni” HAI LUNG, comunque in linea dal 1987-1988. Sin dal 2001, nel quadro di un programma volto a potenziare le capacità navali di Taipei (anche con la cessione di 4 caccia classe KIDD/SPRUANCE, aerei ed elicotteri) per far fronte alle pressioni cinesi, l’appena insediata Amministrazione Bush aveva promesso di supportare la realizzazione di 6/8 battelli convenzionali. Poiché l’industria americana ormai aveva perso la capacità di realizzare questa tipologia di battelli, si era pensato ai Type-209 tedeschi customizzati con armi e sensori “made in USA”; ma la proposta è rimasta sulla carta, e in Europa nessuno ha tentato di sfidare le crescenti capacità dissuasive del Drago. Taiwan allora ha iniziato a sviluppare un programma autonomo, coinvolgendo il più possibile le proprie notevoli capacità tecnico-industriali, da supportare in un secondo tempo con assistenza straniera. E nelle ultime settimane, le cose hanno iniziato a muoversi velocemente. A fine maggio, dopo un anno di trattative, è stato siglato un accordo con Dutch Maritime Systems Integrator RH Marine per un radicale ammodernamento degli HAI LUNG, che dovrebbe svolgersi tra 2019 e 2022, per prolungarne la vita a dopo il 2030, integrando anche i nuovi siluri MK-48 Mod 6AT (acquistati in 46 esemplari nel 2017), mentre l’integrazione dei missili SUB-HARPOON era avvenuta con un precedente upgrade del 2014. Più importante ancora, finalmente, dopo essere stato avviato nel 2014, il programma per lo Indigenous Defense Submarine (IDS), ha concluso la prima fase, legata agli studi di fattibilità e costata 65 milioni di dollari. L’ambizioso obbiettivo è quello di dotarsi di 8 sottomarini diesel-elettrici (anche se non si esclude l’opzione AIP, magari anche solo per un lotto, o da retrofittare più avanti) da 1.500 t, da immettere in servizio tra 2026 e 2034, quando gli HAI LUNG saranno giunti al termine della loro vita operativa. Dopo non pochi problemi, ma con la spada di Damocle rappresentata dalla crescente pressione politico-militare di Pechino, le cui navi sempre più spesso intersecano le zone che Taipei considera “cortile di casa” (senza contare che anche Taiwan è della partita legata ai contenziosi sulle Spratly), in questi giorni si è avuta la svolta. Il 10 luglio è infatti stato annunciato che il Governo di Taiwan ha ricevuto 6 proposte da parte di altrettanti gruppi progettuali stranieri, per passare allo sviluppo industriale e alla costruzione dei nuovi sottomarini. Sul tappeto, ci sono le proposte del team giapponese e di quello indiano, considerate interessanti anche sotto il profilo politico, dati i tesi rapporti di New Delhi e Tokyo con Pechino. Il gruppo giapponese, formato da ingegneri in pensione di Mitsubishi e Kawasaki, propone una versione modificata degli HARUSHIO, mentre quello indiano punta all’esperienza accumulata con la realizzazione su licenza di Type-209 e SCORPENE, pur non escludendo anche una variante nucleare, incompatibile tuttavia con tempistiche e costi previsti. Due le società americane che si sarebbe fatte avanti, soprattutto però per i sistemi (come General Dynamics col suo sistema di combattimento AN/BYG-1), e 2 le proposte europee, che sarebbero basate su modelli tedeschi (Type-214 e 218SG) e francesi (SHORTFIN BARRACUDA e SCORPENE), anche se non ci sono conferme. La selezione delle proposte verrà conclusa nel marzo 2019, con l’obbiettivo di andare a contratto e avviare i lavori entro il 2020: il primo battello dovrebbe essere varato nel 2024, e divenire operativo nel 2026.

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anteprima logo RID Ecco il contratto per le LCS saudite

Il Governo degli Stati Uniti ha assegnato al consorzio guidato da Lockheed Martin, del quale fa parte Fincantieri Marinette Marine (FMM), l'ordine, ammontante a 450 milioni di dollari, per l’avvio della progettazione di dettaglio e la pianificazione delle 4 Multi-Mission Surface Combatants (MMSC), basate sul design delle LCS, destinate alla Marina dell'Arabia Saudita. Le navi verranno costruite nello stabilimento Fincantieri di Marinette, nel Wisconsin. Tutti i dettagli su RID 9/18.

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anteprima logo RID Leonardo presenta ULISSES

Leonardo offrirà, insieme a L3 Technologies e Ultra Electronics Command & Sonar Systems (Ultra), un sensore acustico antisommergibile, basato sul suo nuovo processore leggero ULISSES (Ultra-Light SonicS Enhanced System). L’annuncio è stato diffuso in occasione del salone aerospaziale di Farnborough.

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anteprima logo RID Il SAGE sull'MQ-9B

Leonardo e General Atomics Aeronautical Systems, Inc (GA-ASI) hanno firmato un accordo che prevede investimenti congiunti per integrare il SAGE di Leonardo, sistema di sorveglianza per la
protezione di velivoli, a bordo del sistema a pilotaggio remoto GA-ASI MQ-9B.

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anteprima logo RID Il Pakistan acquista 30 T-129

La scorsa settimana la Turkish Aerospace Industries (TAI) ha confermato l’accordo per la fornitura di 30 elicotteri d’attacco T-129 ATAK all’Esercito del Pakistan, ufficializzando le voci - fatte circolare poco prima delle elezioni turche – che parlavano di un contratto siglato già nella seconda metà di maggio, definito dal Governo come “la più grossa esportazione di un singolo sistema d’arma nella storia dell’industria della difesa turca”. 

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anteprima logo RID Singapore valuta sostituzione degli F-16 con F-35

La Republic of Singapore Air Force (RSAF) ha comunicato che nei prossimi mesi verrà presa una decisione definitiva sulla sostituzione dell’attuale flotta di cacciabombardieri leggeri F-16C/D Block 52/52+. 

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anteprima logo RID IFTS: via alla Sheppard italiana

Il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, Gen. Enzo Vecciarelli, e l'Amministratore Delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, hanno firmato oggi nel corso nella seconda giornata di Farnborough un accordo per il lancio della International Flight Training School (IFTS) italiana, con il relativo logo (peraltro a nostro avviso azzeccatissimo). La firma si è svolta alla presenza del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, a testimonianza del supporto che il Governo vuol dare sin da subito a quella che si presenta come un'iniziativa ad altissima valenza strategica. Nel dettaglio, l’accordo pone le basi per il rafforzamento delle capacità del 61° Stormo di Galatina e farlo evolvere in scuola internazionale a tutti gli effetti, con l'obbiettivo di potenziare l’offerta formativa annuale dagli attuali 35-40 piloti a 70-80. Un obbiettivo per raggiungere il quale si punta a creare una partnership pubblico privato, il cui prime contractor sarà Leonardo ed in cui entreranno anche CAE e Babcock, ed una nuova struttura dedicata nella quale, a partire dal 2021, far confluire la Fase 4 del sillabo addestrativo. In pratica, dal 2021 a Galatina verranno concentrate le Fasi 2 e 3 su M-345, e nella nuova struttura la Fase 4 su M-346. A tal proposito l'AM sta già confrontandosi con diverse realtà locali per trovare la collocazione più adeguata per questa nuova infrastruttura. Per quanto riguarda, invece, le capacità, Leonardo già il prossimo anno fornirà 4 M-346 aggiuntivi (ma ne potrebbero seguire altri a seconda della richiesta formativa da parte dei clienti), mentre si sta pensandov anche ad aggiungere un altro FMS (Full Mission Simulator) oltre ai 2 già esistenti a Galatina. Tutti i dettagli e gli approfondimenti su RID 9/18.

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Lo scorso 9 luglio, la Royal New Zealand Air Force ha ordinato 4 pattugliatori marittimi P-8 POSEIDON, diventando il settimo cliente ad acquistare il velivolo (il quarto dell’alleanza d’intelligence “Five Eyes”), dopo le Forza Aeree di Australia, India, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti, a cui recentemente si è aggiunta anche la Corea del Sud. 

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E' partito oggi il Farnborough Air Show con l'annuncio a sorpresa – era nell’aria, sì, ma non in questi termini – del concept di un caccia di Sesta Generazione destinato a rimpiazzare con la RAF l’Eurofighter TYPHOON e denominato per ora TEMPEST.

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anteprima logo RID Le conseguenze della Brexit per la Difesa

I negoziati sulla Brexit si avvicinano ad un punto di svolta con l’approssimarsi della data di uscita della Gran Bretagna dall’Ue, il prossimo 29 marzo, eppure gli esiti restano ancora incerti e tutte le opzioni sono teoricamente sul tappeto. Ciò genera incertezza anche per gli attori economici che devono attrezzarsi per diversi scenari quanto a futuri rapporti economici e commerciali tra Londra e l’Unione. Insomma, l’argomento è ancora oggi avvolto da una fitta nebbia, e il tempo passa inesorabile… In quest'ottica, il 4 luglio si è svolto presso l'Auditorium di Leonardo un interessante convegno dal titolo "Brexit, scenari ed implicazioni per l'industria europea della difesa". Il convegno – aperto di saluti del Presidente di Leonardo Gianni De Gennaro e del Presidente dello IAI Ferdinando Nelli Fercoi – è stato moderato dal Direttore dello IAI Nathalie Tocci ed ha visto confrontarsi l'Amministratore Delegato di Leonardo Alessandro Profumo, il Ddirettore del III Reparto di Ssegredifesa, Gen. Paolo Montegiglio, il Direttore Generale promozione sistema Paese MAECI, Vincenzo De Luca, ed il Direttore Generale produzione industriale MiSE, Stefano Firpo . Sul tavolo il tema caldo delle conseguenze che la Brexit potrebbe avere sull'industria della difesa e sulle cooperazioni internazionali. Non dimentichiamoci, per esempio, che il Regno Unito rappresenta per Leonardo il secondo mercato domestico con un ramo di azienda che custodisce competenze strategiche nel campo dell'elettronica e della radaristica, così come nel settore elicotteristico, e che impiega oltre 7.000 addetti. Per cui una Brexit troppo traumatica potrebbe avere ripercussioni negative per la stessa Leonardo, ma pure per molti altri attori (basti pensare che l’Italia vanta nei confronti del Regno Unito un surplus commerciale di ben 11 miliardi di euro e 43.000 imprese che vi esportano di cui 20.000 monomercato). Gli intervenuti non hanno nascosto questo rischio e tutti hanno espresso all’unisono il timore e la preoccupazione per eventuali scenari di “hard Brexit”, appena mitigate dalla considerazione che “alla fine il buon senso preverrà”, ma, appunto, solo appena se si pensa che il marzo 2019 è letteralmente domattina e ad oggi nessuno sa dove vogliono andare davvero gli Inglesi. E poi ci sono le questioni strategiche. Da questo punto di vista l’AD Profumo è stato molto chiaro nell’affermare che senza gli Inglesi l’Italia rischia di indebolirsi troppo al cospetto dell’asse franco-tedesco e di ridursi a fare del semplice offset rispetto ad una cooperazione Parigi-Berlino più o meno blindata. Ecco che, ha concluso Profumo, “bisogna fare di tutto affinché il Regno Unito resti nella difesa europea”, cominciando, per esempio, a trovare un modo per conferire a Londra uno status speciale, e non di mero Paese terzo, nell’ambito del programma satellitare GALILEO. La discussione, veramente molto interessante, ha preso spunto dalla presentazione della ricerca IAI – curata da Michele Nones, Alessandro Marrone e Paola Sartori - intitolata "Looking through the Fog of Brexit: Scenarios and Implications for the European Defence Industry. Lo studio fornisce un’analisi approfondita di 3 scenari particolarmente rilevanti per le industrie europee nel settore aerospazio, sicurezza e difesa, e delle loro implicazioni concrete. Nel primo di questi, lo scenario "benigno", UE e Gran Bretagna si accorderebbero per mantenere un’unione doganale tra le 2 parti oppure stipulerebbero un accordo di libero scambio talmente approfondito e omnicomprensivo da equivalere di fatto a un’unione doganale. Ciò comporterebbe a livello economico e commerciale una situazione simile a quella attuale con il regolare e libero flusso di prodotti, lavoratori, capitali e servizi, ed un forte allineamento degli standard regolatori. In questo caso, la cooperazione industriale e intergovernativa sarebbe favorita, e sarebbe agevolata la partecipazione della Gran Bretagna ai progetti EDF (European Defence Fund) e PESCO. Vi sarebbero minori effetti negativi sia sulle altre organizzazioni multilaterali di riferimento, dalla NATO alla European Space Agency, sia sulle cooperazioni bilaterali con Londra. Il problema è che i falchi del Partito Conservatore britannico si oppongono fortemente ad ipotesi del genere. Nel secondo scenario, non vi sarebbe una tale intesa sull’unione doganale di nome o di fatto. Piuttosto, le 2 parti converrebbero su un accordo di libero scambio blando e di basso profilo, che riprenderebbe gli accordi dell’European Free Trade Association, se non direttamente le regole base della World Trade Organization (WTO). In questo scenario, dazi doganali, barriere non tariffarie e controlli ai confini rallenterebbero e danneggerebbero gravemente lo scambio di dati, tecnologie, prodotti e risorse umane nel campo della difesa – come negli altri settori - con effetti negativi per tutti gli attori coinvolti. La Gran Bretagna è infatti fortemente integrata con i Paesi europei anche tramite diversi progetti intergovernativi e partnership industriali, dal settore aeronautico a quello missilistico, dagli elicotteri all’elettronica per la difesa, e rappresenta più di 1/4 della spesa europea nella difesa e delle relative capacità industriali e tecnologiche. Proprio a causa di tale integrazione, Londra e Bruxelles troverebbero comunque un accordo mirato per permettere alla Gran Bretagna di partecipare alle attività di ricerca e sviluppo tecnologico e ai progetti di cooperazione europea in ambito EDF e PESCO. Se ci dovessimo sbilanciare, questo secondo scenario ci sembra ad oggi il più probabile. Nel terzo e più negativo scenario, i negoziati si concluderebbero senza un accordo tra le 2 parti, neanche nel campo della difesa. L’uscita della Gran Bretagna dall’UE avverrebbe in modo traumatico e i futuri rapporti commerciali sarebbero basati sulle stesse regole basiche del WTO che si applicano ai Paesi terzi che non hanno alcun accordo di libero scambio con l’Unione. In tale scenario, si andrebbe verso una relativa chiusura del mercato UE per le importazioni britanniche e di quello del Regno Unito per l’export europeo, e più in generale una divergenza commerciale tra la Gran Bretagna e l’Unione. Il settore della difesa non sarebbe protetto da nessun accordo mirato, mettendo a rischio le cooperazioni esistenti e rendendone improbabili altre in futuro. La Gran Bretagna non parteciperebbe ai progetti EDF o PESCO, privandoli di un contributo significativo e al tempo stesso favorendo un consolidamento industriale e militare sull’asse franco-tedesco. Impatti negativi si avrebbero sulle attività spaziali in ambito ESA – sulla falsariga delle tensioni già emerse su GALILEO - ed un punto interrogativo si aprirebbe anche sui rapporti NATO-UE.

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anteprima logo RID Pronto il nuovo VYMPEL

Secondo fonti ufficiali della Difesa russa il nuovo missile aria-aria a lunghissimo raggio R-37M/RVV-BD VYMPEL – dotato di un sistema a guida radar attiva, di una testata a frammentazione da 60 kg e di un’autonomia di oltre 300 km, grazie alla presenza di un booster sganciabile in volo - è prossimo al completamento dei test di validazione operativa. Secondo i programmi, l’R-37M verrà integrato su 4 diversi velivoli, nonostante fosse stato inizialmente concepito per essere trasportato unicamente dagli intercettori MiG-31BM FOXHOUND. Oltre a quest’ultimo, seppur ancora non esistano conferme ufficiali dall’Aeronautica Russa, il missile dovrebbe essere integrato sui caccia multiruolo Su-30 e Su-35S, nonché sul Su-57. Questa nuova versione del VYMPEL è stata sviluppata come arma per abbattere piattaforme AWACS, SIGINT e per la sorveglianza del campo di battaglia.

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