anteprima Kosovo: Primo Corso sulla tutela ambientale 22-09-2017

Oggi si è concluso il primo corso “Environmental Crime Course” sulla tutela ambientale, svolto dai militari dell’Arma dei Carabinieri in favore dei poliziotti della Kosovo Police (KP).

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima La Svezia si mobilita e guarda alla NATO 19-09-2017

E’ attualmente in corso in Svezia la più grande esercitazione militare degli ultimi 20 anni: più di 19.000 uomini e donne, circa la metà dell’intero organico delle Forze Armate di Stoccolma (Försvarsmakten), un quarto dei quali appartenenti alla Guardia Nazionale, stanno partecipando all’esercitazione denominata AURORA 2017. A questi si aggiungono anche elementi di altri corpi ed agenzie governative varie. Le manovre sono iniziate ufficialmente l’11 settembre e si protrarranno fino al 29 del mese. L’obiettivo principale di AURORA 2017 è quello di migliorare l’interoperabilità tra le varie Armi e branche dello Stato in un contesto di “difesa totale” del territorio e di dare nel contempo un chiaro messaggio a livello internazionale circa la determinazione del Paese a difendere le proprie istituzioni ed i propri confini. Sono coinvolte unità provenienti da tutta la Svezia ed appartenenti ad Esercito (Armén), Aeronautica (Flygvapnet) e Marina (Marinen), che mettono in campo tutti i mezzi a loro disposizione, tra i quali: caccia JAS 39 GRIPEN C/D, carri STRIDSVAGN 122 (LEOPARD 2 A5), veicoli da combattimento per la fanteria CV-9040C e PATRIA AMV, autocannoni, corvette, sottomarini, mezzi MCMV oltre che i velivoli della componente interforze ad ala rotante. Le grandi manovre in corso in questi giorni in Scandinavia coinvolgono le aree del Mälardalen, Stoccolma e la zona di Göteborg: ovvero le divisioni amministrative a maggior densità abitativa del Paese e quindi di maggior interesse strategico. A queste si aggiunge l’Isola di Gotland, vero e proprio avamposto situato nel mezzo del Mar Baltico. L’Isola ha da sempre avuto un ruolo sia simbolico che strategico di estrema valenza per le Forze Armate del Paese, in quanto “fortezza” posta all’entrata del Regno. Recentemente Stoccolma ha deciso di dispiegarvi nuovamente in maniera permanente le sue truppe, lanciando così un chiaro messaggio alla Federazione Russa circa le proprie intenzioni rispetto al presidio dell’area del Baltico e delle SLOC di primario interesse nazionale. Scendendo nel dettaglio l’esercitazione è suddivisa in 4 distinte fasi. La prima, che si è da poco conclusa ha avuto come scopo quello di amalgamare e di integrare le unità coinvolte fino al livello di brigata e ha permesso ai reparti di rischierarsi presso i poligoni. Questa situazione di pre-conflitto simulato è stata un’importante opportunità addestrativa per i reparti logistici, impegnati a trasportare materiali e uomini in prossimità dei vari poligoni ed in particolare su Gotland, attraverso l’impiego di convogli notturni, a mezzo terrestre, aereo e navale, in previsione della successiva fase “a caldo” delle manovre. E’ stata altresì testata la capacità di “accogliere” eventuali aiuti militari provenienti da Paesi amici, leggasi NATO, in caso di crisi in atto, operazioni possibili grazie ad un accordo siglato tra Stoccolma e l’Alleanza Atlantica. Grazie a quest’accordo, la Svezia potrebbe quindi divenire in futuro un nuovo hub di preposizionamento per la NATO in un ottica di eventuali operazioni di crisis-response nel Baltico. Il 18 è poi partita la simulazione di una crisi di tipo convenzionale (fase che si concluderà il 23 settembre). Lo scenario lascia poco spazio alla fantasia: sul continente europeo sorge il Paese amico denominato “A land”, il quale è stretto in una morsa, sia a Nord che a Sud dei suoi confini, dalla Nazione denominata “B land”, ostile e che ne minaccia l’integrità territoriale. A seguito dello scoppio della crisi e del rischio che possibili aiuti di tipo militare possano arrivare ad “A land” partendo dai territori svedesi, “B land” fa oggetto delle sue azioni offensive l’Isola di Gotland ed i territori a Sud di Stoccolma. L’Alto Comando svedese deve reagire ed è quindi simulata un’azione difensiva contro un’operazione aviolanciata/di assalto aereo sia ai danni della suddetta Isola così come della Svezia continentale. Parallelamente è previsto anche che la OPFOR (Opposing Force – forza contrapposta) di “B land” lancino una serie di attacchi aerei contro le basi svedesi della Flygvapnet ed i concentramenti di truppe a terra occupati nelle manovre di controinterdizione. Lo scenario procederà poi con la simulazione di attacchi aerei e raid anfibi tra Oxelosund e Nykoping da parte della OPFOR tra il 24 ed il 27 settembre. In questo caso saranno Marina ed Aeronautica ad essere estesamente coinvolte ed, in particolare, un ruolo di primissimo piano lo avranno i reparti dei Kustjagare (l’unità di elite dei Rangers Costieri) con le loro imbarcazioni veloci tipo COMBAT BOAT 90. Il battaglione anfibio che incorpora i Kustjagare, data la peculiarità del territorio svedese caratterizzato da una miriade di piccole isole, svolge un ruolo di importanza strategica per Stoccolma potendo contrastare efficacemente eventuali azioni anfibie nemiche grazie alla mobilità offerta dalle unità navali organiche al reparto. Il 28 ed il 29 settembre, infine, le manovre avranno fine e terminerà il rischieramento dei reparti con il rientro presso le rispettive basi d’appartenenza. Ad AURORA 2017 partecipano anche uomini e mezzi provenienti da altre Nazioni, che nello specifico sono: Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Lettonia, Lituania, Norvegia e Stati Uniti. In dettaglio circa 300 sono i militari finlandesi, 1.435 i soldati americani, 120 i francesi ed oltre 200 provenienti da Danimarca, Norvegia, Lituania e Estonia. Da segnalare che gli Stati Uniti hanno provveduto al dispiegamento di una batteria di PATRIOT e hanno messo a disposizione elicotteri da trasporto, mentre i soldati francesi, appartenenti all’Armée de l'Air, hanno schierato una batteria antiaerea/antimissile del sistema MBDA SAMP/T ed una di SHORAD CROTALE. Entrambe le batterie sono localizzate a Camp Säve, nell’area di Göteborg. La partecipazione internazionale ad AURORA 2017 è di fondamentale importanza, in primis da un punto di vista simbolico in quanto membri NATO si esercitano sul suolo svedese per valutare e sviluppare le capacità d’integrazione con la difesa stratificata di Stoccolma. AURORA 2017 segna così in maniera inequivocabile il ritorno al passato e la sentita necessità da parte di Stoccolma di dare maggior peso alle proprie capacità militari esprimibili in campo convenzionale lasciando intendere una sempre maggiore volontà di avvicinamento nei confronti della NATO in un’ottica di deterrenza nei confronti della Federazione Russa. La spinosa questione dell’adesione o meno alla NATO da parte svedese sarà infatti discussa durante la campagna elettorale per le prossime elezioni che si terranno nel 2018. Storicamente, la Svezia è sempre stata neutrale riuscendo a restare estranea alle alleanze militari dalla fine delle Guerre Napoleoniche fino all’epoca post 11 settembre. Una neutralità, tuttora sentita nel Paese, che però non ha impedito a Stoccolma di tessere nel corso degli anni legami via via sempre più stretti con l’Alleanza Atlantica, partecipando nel contempo a numerose missioni internazionali sotto egida ONU, UE e NATO. La Svezia è a tal proposito membro del programma NATO Partnership for Peace sin dal 1994 e da allora è stata una dei contributori più attivi alle missioni internazionali dell’Alleanza, impegnando i propri soldati e mezzi in Afghanistan, nei Balcani e nella Guerra di Libia del 2011. Stoccolma, inoltre, è bene ricordarlo, partecipa alla Forza di Reazione Rapida della NATO pur non essendo formalmente un membro dell’Alleanza. Un avvicinamento nei confronti della NATO ancor più marcato, quindi, è quasi obbligato, visto da un lato le capacità militari russe e l’attivismo di Mosca, tornati ad essere uno spauracchio per l’area del Baltico, e dall’altro l’incapacità svedese, almeno allo stato attuale, di esercitare una qualche forma di credibile deterrenza in considerazione dei continui tagli al bilancio e agli organici che hanno eroso il potere militare di Stoccolma nel corso degli anni, facendolo precipitare pericolosamente. Durante la Guerra Fredda, infatti, la Svezia investiva in media il 5% del proprio PIL per la difesa del Paese, un dato che nel corso degli ultimi 25 anni è crollato prima al 2,5% per poi attestarsi attorno all'1%. Stoccolma ha quindi ora intenzione di correre ai ripari arginando in primis la decurtazione dei propri organici, attualmente meno di 50.000 uomini e donne tra effettivi, riservisti e appartenenti alla Guardia Nazionale. Una prima mossa è stata proprio la reintroduzione della coscrizione obbligatoria, anche se limitata, a partire dal 2018, mentre per quanto concerne il tema degli investimenti, con la Legge programmatica per gli anni 2016-2020 la Svezia ha aumentato le spese per la Difesa del 2,2 % per i prossimi 5 anni: passando così da 43,355 miliardi di Corone (4,5 miliardi di euro) nel 2016 a circa 50 miliardi di Corone (5,25 miliardi di euro) previsti nel 2020. Secondariamente sarà quindi altamente probabile che Stoccolma ritorni ad aumentare numericamente anche la consistenza dei propri mezzi militari che pur mantenendo un livello tecnologico allo stato dell’arte, esprimono in talune specialità un output operativo risibile dato il bassissimo numero di piattaforme in servizio, basti pensare alle corvette della classe VISBY. La necessità di dover operare ipoteticamente in un contesto esposto pesantemente alle “bolle” A2/AD russe, spingerà poi le Forze Armate svedesi a rispolverare il proprio know how in tema di dispersione delle forze e per quanto possibile a cercare di sviluppare nuove strategie in tale ambito, un’impellenza e un’esigenza operativa a cui anche la NATO non è più ormai estranea.

a cura di Michele Taufer
anteprima Il Qatar sceglie anche l'Eurofighter TYPHOON 18-09-2017

Dopo mesi di rumors e trattative sotterranee, che RID vi aveva anticipato, ieri il Ministro della Difesa britannico Michale Fallon ed il Ministro della Difesa del Qatar Khalid bin Mohammed al Attiyah hanno firmato una Lettera d'Intenti per l'acquisto da parte del Paese del Golfo di 24 caccia Eurofighter TYPHOON. Nonostante la grave crisi diplomatica con Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, il Piccolo emirato del Golfo sembra tutt'altro che isolato e dopo aver ordinato 24 caccia Dassault RAFALE e dopo l'accordo dello Scorso giugno con gli USA per l'acquisto di 36 cacciabombardieri F-14 QA, ha scelto un altro caccia europeo. BAE Systems è il prime contractor, e dunque gestirà la commessa e produrre gli aerei nello stabilimento di Warton, ma un ruolo importante, qualora venga poi formalizzato il contratto, sarà giocato anche da Leonardo che tra elettronica e componenti strutturali è responsabile per un 36% circa del velivolo. Resta da capire in che maniera una piccola componente aerea come quella qatarina, che finora aveva una linea combat basata su soli 12 MIRAGE2000-5, sarà in grado di gestire ben 3 linee diverse e così numerose considerando il ridottissimo fattore umano del Paese. Per questo, ci si attende un massiccio a personale non-qatarino, in particolare asiatico come tradizionalmente avveniva, ed in alcuni casi avviene ancora, per alcune aeronautiche della regione e come sta già accadendo relativamente ai futuri equipaggi delle navi che il Qatar ha acquistato dall'Italia. Ulteriori approfondimenti su RID 11/17.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Kim risponde alle sanzioni puntando Guam 15-09-2017

La risposta di Pyongyan alle nuovi sanzioni approvate all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza non si è fatta attendere. Stamattina, infatti, la Corea del Nord ha lanciato, da una base vicino la stessa capitale, un nuovo missile balistico che ha sorvolato l'Isola giapponese di Hokkaido, dove sono risuonati gli allarmi, ricadendo nel Pacifico settentrionale dopo aver percorso una traiettoria di 3.700 e raggiungendo un apogeo di 770 km. Dovrebbe trattarsi sempre di un un missile a raggio intermedio HAWSONG-12, dello stesso tipo di quello testato il 29 agosto. In quell'occasione, l'ordigno aveva effettuato una traiettoria di 2.700 km, raggiungendo un apogeo di 550 km, prima di ricadere in mare. E' probabile, dunque, che i tecnici nordcoreani abbiano voluto provare una diversa traiettoria, per sottoporre il missile ed il veicolo di rientro che trasporta la testata a nuove sollecitazioni e dinamiche, aprendone ulteriormente l'inviluppo. Un modo per ampliare i parametri a propria disposizione migliorando continuamente le proprie soluzioni e le prestazioni. Questa tipologia di simile può raggiungere tranquillamente l'isola di Guam, che dista 3.2000 km dalle coste coreane, dove gli Americani hanno un importante base per sottomarini ed un altrettanto importante base per bombardieri strategici. L’ HWASONG-12 è un missile balistico monostadio accreditato di una gittata di 4500, basato su piattaforme mobili ed alimentato da propellente liquido. Il “fratello” più grande HWASONG-14, invece, testato il 4 luglio, è bistadio, mantiene l’alimentazione a propellente liquido, ed è accreditato di una portata di 7.000-10.000 km (la portata dipende anche dal peso della testata) con la quale potrebbe raggiungere il territorio americano. Questo nuovo test come si diceva giunge in risposta alla sanzioni adottate all'unanimità del Consiglio di Sicurezza che prevedono il parziale blocco alle importazioni di petrolio e derivati – una riduzione del 30% - provenienti per la gran parte dalla Cina ed in misura molto minore dalla Russia, il bando alle esportazioni tessili nordcoreane, che garantiscono al regime circa 800 milioni di dollari l'anno, ma forse anche qualcosa in più, ed il blocco all'invio di nuovi lavoratori all'estero. Gli originali intendimenti americani sono stati, pertanto, molto annacquati: non c'è il blocco totale delle importazioni di petrolio e non ci sono i controlli, anche non consensuali, su navi sospette – ma queste ultime de misure avrebbero assunto i contorni di una dichiarazione di guerra - e manca anche il congelamento degli asset degli esponenti della leadership, mentre anche le rimesse dei Nordcoreani che adesso lavorano all'estero non sono state toccate. Tuttavia, annacquate o no, Kim ha reagito subito alle sanzioni con il consueto messaggio griffato HAWSONG.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Libano: I militari italiani addestrano le LAF 15-09-2017

Al Mansouri (Libano) 15 settembre 2017 – Si è concluso oggi l’addestramento sulle tecniche e procedure di Controllo della Folla (CRC - Crowd and Riot Control) a favore delle Forze Armate Libanesi (LAF - Lebanese Armed Forces)  a cura del Contingente italiano impiegato nel Sud del Libano.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima F-35A Block 3F per l’USAF: e via verso il Pacifico 14-09-2017

I primi 2 squadroni di F-35A dell’USAF dovrebbero ottenere la Full Combat Capability (FCC) entro il prossimo mese di ottobre quando, dalla base aerea californiana di Edwards, giungeranno i primi esemplari dei 108 F-35A dotati della versione iniziale del nuovo software Block 3F che ne certifica la piena idoneità al combattimento e l’incremento della panoplia di sensori e di sistemi d’arma trasportabili. I primi aerei verranno consegnati nei prossimi giorni al centro addestrativo per gli F-35 di stanza presso la Luke AFB (Arizona), sede del 56° Fighter Wing. L’altra unità destinata a ricevere a breve i primi F-35A dotati del software Block 3F è il 34° Fighter Squadron “Rude Rams” di stanza ad Hill (Utah). A tale unità dovrebbe appartenere la prima squadriglia di LIGHTNING II dell’USAF che, secondo i programmi del Pentagono, verrà rischierata a rotazione nel Pacifico, probabilmente ben prima della fine dell’anno, tenuto conto dell’escalation di tensione dovuta ai test missilistici e nucleari nordcoreani. I caccia di Hill si andranno ad aggiungere agli F-35B appartenenti al VMFA-121 “Green Knights” dei Marines già presenti nella base aerea giapponese di Iwakuni, unità che avrebbe già iniziato a ricevere i primi velivoli dotati della release iniziale Block 3F. L’incremento della presenza di LIGHTNING II nell’area Asia/Pacifico, anche con assetti dell’Air Force, si inserisce in uno sforzo che punta ad ottenere una presenza entro il 2021/2022 di oltre un centinaio di F-35 in teatro, numero che includerebbe gli aerei statunitensi (Aeronautica, Marina e Marines), giapponesi e sudcoreani. Come detto, tali velivoli saranno equipaggiati con la versione iniziale del software 3F che consentirà al caccia di sfruttare un più ampio inventario di armamenti. Nello specifico, gli F-35 Block 3F potranno utilizzare i missili aria-aria a corto raggio AIM-9X SIDEWINDER a guida infrarossa e con spinta vettoriale (trasportati su piloni subalari e non nelle baie interne) e diversi armamenti aria-terra, tra cui le SDB GBU-39 e le JDAM da 500 libbre, nonché il cannone GAU-22/A e l’ordigno standoff JSOW. L’aggiornamento 3F, inoltre, implementerà le capacità di targeting/tracking di bersagli in movimento, di trasmissione di immagini via data-link e di sensore aeroportato avanzato. Trattandosi, tuttavia, della release iniziale del software in oggetto, tali aerei risulteranno ancora incompleti riguardo ai cosiddetti Mission Data Files (MDF) o Threat Data Libraries – il database con le informazioni dettagliate riguardo alle diverse minacce catalogate in base alla loro geolocalizzazione – ancora in fase d’impostazione e test. La release finale del Block 3F è prevista per metà del 2018, con un ritardo di oltre un anno rispetto ai programmi iniziali, ritardo che, verosimilmente, non sarà l’ultimo. É estremamente probabile, infatti, che il successivo aggiornamento software Block 4 che, secondo i programmi dovrebbe essere pronto nel 2019, e che aggiungerà nuove modalità radar, nuove funzioni di EW, conformità con i terminali ROVER e certificazione per svariate armi - tra cui le SDB II GBU-53/B e la possibilità di trasportare 6 missili aria-aria a medio raggio AIM-120D AMRAAM - subirà anch’esso un ritardo. Un recente rapporto dell'USAF, infatti, ha evidenziato un potenziale problema di sottodimensionamento dell’attuale CPU utilizzata, non in grado di sostenere le previste funzionalità da aggiungere nel nuovo software (come l’incremento dell’immagazzinamento dei dati a cui potrebbero essere legati MDF globali e non locali). A tal proposito, parrebbe che Lockheed Martin sia già alla ricerca di un prodotto maggiormente performante nell’ambito del cosiddetto TR3 (Technology Refresh 3) che, tuttavia, rischia di non essere disponibile prima della seconda tranche dei Block 4 (la 4B o 4.2) prevista per il 2022/2023.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Italia protagonista della Vigorous Warrior 17 14-09-2017

Un ospedale da campo perfettamente attrezzato ed equipaggiato, con anche una unità chirurgica d’emergenza, un laboratorio analisi, dentistico, diagnostico per immagini e unità di decontaminazione da emissioni chimiche, radioattive e nucleari (CBRN). 

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Afghanistan: militari italiani consegnano farmaci 13-09-2017

I militari italiani della CIMIC del TAAC-W, hanno organizzato e condotto la donazione di farmaci generici a favore dell’ospedale regionale di Herat

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Bangladesh Navy selects SEASPRAY 5000E 12-09-2017

Leonardo has signed a contract with RUAG Aviation, original equipment manufacturer and type certificate holder of the Dornier 228 aircraft, to provide its SEASPRAY 5000E Active Electronically Scanned Array (AESA) radars for the two new production model Dornier 228 multirole aircraft, recently ordered by the Bangladesh Navy. The new aircraft will be used to help monitor and protect Bangladesh’s 120.000 square kilometres of maritime territorial area and exclusive economic zone (EEZ). The radars will be delivered in 2018. SEASPRAY, which can detect small targets in rough seas, will be used by the Bangladesh Navy to conduct anti-smuggling and anti-pollution missions and for the prevention of illegal fishing and migration. Because the radar is particularly suited to search-and-rescue tasks, the new SEASPRAY equipped multirole aircraft will also be able to help protect the lives of sailors during natural disasters. This is of particular importance to the Bangladesh Navy as the Bay of Bengal is prone to cyclones and hurricanes. Leonardo’s AESA surveillance radars are in-service internationally, including with the Australian Maritime Safety Authority, and continue to be selected in the world’s most demanding competitions, such as the US Navy’s MQ-8C FIRE SCOUT programme. In total, 30 international customers have chosen Leonardo AESA radars. As well as providing AESA surveillance radars, Leonardo is Europe’s leader in fire control radar. The company provides the RAVEN ES-05 AESA radar for Saab’s GRIPEN-E combat jet and leads the pan-European Euroradar consortium in the development of the TYPHOON’s new CAPTOR-E AESA radar.

a cura di Redazione
  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>