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anteprima logo RID Giochi di guerra nell'Egeo

Mentre l’attenzione internazionale è puntata sulla crisi siriana, anche in Egeo sale il termometro delle tensioni politico-militari. La sfida è tra 2 vecchi duellanti, Grecia e Turchia, più volte “venuti alle mani” negli ultimi 200 anni. Se nei mesi scorsi, parole grosse (e qualche incidente “dimostrativo”) erano volate per i classici punti caldi di Cipro e Imia, negli ultimi giorni le tensioni hanno virato verso una maggiore asprezza. Lunedì, militari della Guardia Costiera ellenica avevano aperto il fuoco, a scopo dimostrativo, verso un elicottero turco che aveva violato lo spazio aereo dell’Isola di Ro, a poche miglia dalla prospicente costa anatolica. Si tratta di uno dei territori la cui sovranità è contesa tra Grecia e Turchia, soprattutto dopo che il Presidente Recep Tayyip Erdogan, infuriato per l’asilo concesso da Atene ad alcuni militari protagonisti del fallito golpe del 2016, ha rimesso in discussione il Trattato di Losanna del 1923, e il controllo del Dodecaneso. Ieri, l’incidente più grave, quando un caccia MIRAGE 2000-5 dell’Aeronautica Greca è precipitato al largo dell’Isola di Skyros mentre era impegnato in uno scramble per fronteggiare un nuovo sconfinamento da parte di jet turchi. La perdita dell’aereo, e del suo pilota, Capitano Giorgos Baltadoros, del 331° Squadron THESEUS/114° Stormo da caccia ognitempo di Tanagra, non sono dovuti ad azione ostile, ma ad un incidente, dalle dinamiche ancora non chiarite. Tuttavia in passato, e soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, diversi jet turchi e greci sono andati perduti nel corso di spericolate manovre di intercettazione, con una sola perdita dovuta ad un abbattimento, quando durante la crisi del 1996 un F-16 turco fu abbattuto da un missile lanciato proprio da un MIRAGE 2000 ellenico. Dal 2006, dopo l’istituzione di una “linea rossa” e di nuove regole concordate tra Atene e Ankara, non si erano più registrati incidenti con perdite, benché le violazioni dei rispettivi spazi aerei siano tornate ad aumentare esponenzialmente negli ultimi tempi.

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anteprima logo RID Siria: guerra di parole e immagini

In attesa di un eventuale attacco alla Siria, per il momento sta andando in scena una guerra di parole ed immagini senza precedenti. Entrambi le parti stanno saturando i mezzi di comunicazione ed il Web con annunci, notizie, notizie manipolate ed in molti casi anche con le famose fake news. Il tutto è amplificato dall'uso dei social, da Facebook a Twitter, che creano un effetto cumulo capace pure di trasformare le notizie false in notizie "post-vere", ovvero notizie rispetto alle quali, superata una certe soglia di "condivisione", nessuno si pone più il presupposto se siano vere o false. Si crea in sostanza una sorta di caos mediatico che in alcuni casi serve anche a "mascherare" decisioni e spostamenti militari sul terreno, ed in altri a mettere pressione sull'avversario ed a guadagnare consenso per i propri obbiettivi. Il Ministro degli Esteri Lavrov ha appena affermato che vi sarebbero prove circa un presunto complotto di un Paese terzo le cui forze speciali avrebbero inscenato l'attacco di Douma per addossarne la responsabilità al fronte governativo. Esattamente questa tesi era stata rilanciata dalla Russia anche nell'agosto 2013. Solo ieri il Presidente francese Macron aveva affermato dal canto suo di avere le prove dell'impiego di armi chimiche a Douma da parte delle forze di Assad. Precisando, in particolare, che si sarebbe trattato di utilizzo di cloro che, però, da 7 anni viene regolarmente impiegato da ambo le parti in conflitto. Da parte americana, invece, alle fughe in avanti su Twitter di Trump ha fatto seguito la prudenza di Mattis, quasi a voler "segnalare" a Mosca l'intenzione di Washington di voler mantenere circoscritta un'eventuale azione militare. E poi ci sono gli Iraniani che hanno mostrato in pompa magna la visita a Ghouta, appena riconquistata, del Consigliere della Guida Suprema, Ali Akbar Velayati, mentre gli Israeliani, con uno dei loro megafoni di disinformazione, il sito Debka, sembrano voler soffiare sul fuoco. In tutto questo, i contatti "veri" tra Mosca e Washington vanno avanti per trovare un'eventuale via di uscita onorevole per tutti, mentre domani dovrebbero iniziare il proprio lavoro a Douma gli ispettori dell'Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW). Intanto sul campo non si registrano particolari novità. Al momento, a quanto ci risulta, gli USA hanno in teatro operativo solo il cacciatorpediniere USS DONALD COOK, il sottomarino classe OHIO convertito GEORGIA ed il sottomarino classe VIRGINIA USS John Warner. La portaerei USS TRUMAN è salpata da Norfolk e dovrebbe raggiungere il Mmeditarraneo Orientale lla fine della prossima settimana o all'inizio di quella successiva, il caccia USS CARNEY ad oggi sembra ancora in porto a Rota (Spagna) ed il LABOON, con la nava d'assalto anfibio IWO Jima, non è chiaro se sia ancora entrato in Mar Rosso. Per quanto riguarda gli schieramenti aerei, nella base RAF di Akrotiri dovrebbero essere presenti 6 caccia Eurofighter TYPHOON e 8-10 bombardieri tattici TORNADO GR4, oltre ad alcune aero-cisterne, e nella base giordana di Muwaffaq Salti 12 cacciabombardieri F-15E STRIKE EAGLE dell’USAF e 4 caccia RAFALE francesi. Nel Golfo, ad Ul Udeid (Qatar) dovrebbero esserci 6 bombardieri B-1B LANCER, mentre nella base emiratina di Al Dhafra 6 caccia pesanti a bassa rilevabilità F-22 RAPTOR e 6 caccia RAFALE.

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anteprima logo RID Russia e Siria si preparano alla guerra

La Russia ha attualmente in Siria un importante dispositivo militare. Poco dopo l’intervento nel conflitto, Mosca ha rischierato diversi sistemi di difesa aerea nel Paese, elementi fondamentali per la creazione di una bolla anti-access/area denial (A2/AD) che garantisce la difesa della base aerea di Jableh e di quella navale di Tartus costituendo un deterrente di tutto rispetto in caso di guerra. A Jableh/Khmeimeem, dal novembre 2015, è presente una batteria di S-400 TRIUMF rischierata in seguito all’abbattimento di un Su-24 russo ad opera di un F-16 turco. Ad essa, dovrebbero essersene aggiunte altre 2, inviate - tra agosto 2017 e lo scorso gennaio - via aerea a Jableh e via mare a Tartus, ma ad oggi non è possibile stabilirne l’esatta ubicazione. Alcune immagini satellitari, risalenti alla fine di settembre, posizionerebbero una di queste batterie su una zona montuosa situata 13 km a nordovest di Masyaf (40 km ad ovest di Hama), nei pressi di una vecchia stazione radar early-warning siriana, associato ad un radar a lungo raggio bidimensionale in banda VHF P-14, risalente agli inizi degli anni ‘60. L’altra batteria dovrebbe essere situata nell’area di As Safirah, 25 km a sudest di Aleppo. Queste 2 ulteriori batterie dovrebbero aver chiuso il gap di copertura della “bolla” causato inizialmente dalla particolarmente difficile orografia di questa aerea. Ogni batteria è generalmente equipaggiata con un radar multifunzione di acquisizione/guidamissili 92N6E GRAVE STONE, e radar un tridimensionale da scoperta/acquisizione a lungo raggio 91N6E BIG BIRD. Il sistema è in grado di lanciare 4 tipi di vettori, operanti su 4 diverse distanze: 2 a lungo raggio – il 48N6 (con gittata fino a 250km) e il 40N6 (400km, a guida radar attiva) – e 2 a medio raggio – e cioè il 9M96E2 (120km), e il 9M96E (40km). Grazie a questo mix, l’S-400 può garantire l’intercettazione di aerei AWACS, caccia, UAV, missili da crociera e missili balistici a corto-medio raggio. Come ogni “bolla”, il sistema missilistico di difesa aerea stratificato è completato dalla presenza di un numero imprecisato di sistemi antiaerei a medio raggio BUKM1/M2 e da 3 complessi misti a corto raggio PANTSIR-S1/S2. Per la protezione della base navale russa di stanza a Tartus - dal 11/4 vuota, eccezion fatta per un sommergibile classe KILO 636.3, a causa di un’esercitazione prevista per il 12/4 -, dallo scorso settembre è presente una batteria di S-300, giunta in Siria via mare dalla Crimea. Dall’analisi di alcune immagini satellitari, tale batteria dovrebbe situarsi 15 km a sud di Tartus, laddove nel 2014 esisteva una batteria di vecchi SAM S-125 PECHORA-2M (SA-3 GOA) siriani. La batteria in oggetto dovrebbe essere costituita dal sistema S-300V4 (SA-23 GIANT/GLADIATOR). Il sistema, basato su veicoli cingolati, rappresenta una delle ultime evoluzioni della famiglia S-300V. Il sistema dovrebbe comprendere un radar di scoperta 9S15 BILL BOARD, un radar di early warning 9S19 HIGH SCREEN ed un radar d’ingaggio 9S32M GRILL SCREEN. Questa versione, inoltre, dovrebbe impiegare missili 9M83 GLADIATOR e 9M82 GIANT aggiornati, con portate maggiorate, capaci di intercettare bersagli aerei, missili da crociera e missili balistici (secondo alcune fonti anche missili balistici a raggio intermedio). La “bolla russa” beneficia di solito anche del “picchetto” garantito dal radar Salyut MR-800 VOSHKOD TOP PAIR a bordo degli incrociatori russi classe SLAVA che operano regolamentate nell’area, tuttavia al momento né il MOKVA né il VARYAG sembrano essere in teatro operativo. Queste navi sono armate, tra l’altro, con 8 lanciatori ottupli a tamburo per missili sup-aria S-300F (SA-N-6 GRUMBLE), versione imbarcata del sistema di difesa aerea S-300, e 8 complessi binati per i missili antinave supersonici pesanti P-500/1000 BAZALT/VULKAN da oltre 500 km di portata. Secondo alcune fonti, la Marina Russa dovrebbe avere attualmente in Mediterraneo Orientale 12-15 navi. Tra queste, 2 moderne fregate classe ADMIRAL GRIGORIVICH, una più anziana fregate classe KRIVAK-II, navi da sbarco e logistiche ed un paio di sottomarini a propulsione convenzionale classe VARSHAVYANKA. Le GRIGORIVICH hanno un dislocamento di 4.000 t a pieno carico e sono equipaggiate con un rilevante armamento antiaereo ed antinave/land-attack. Nel primo caso la nave è dotata del nuovo sistema a corto-medio raggio SA-N-12 SMERCH (o GRIZZLY) basato su 3 moduli 3S90M da 12 celle verticali per il lancio del nuovo missile sup-aria 9M317ME. Per la lotta mare-mare e land-attack, invece, la GRIGORIVICH dispone di un modulo UKSK da 8 celle capace di lanciare missili antinave supersonici P-800 ONIKS da oltre 600 km e missili land-attack 3M-14 KALIBR da oltre 2.000 km di raggio. Questi ultimi equipaggiano anche i sottomarini VARSHAVYANKA. La citata robusta rete di sistemi di difesa aerea integrata e stratificata, inoltre, è supportata anche da importanti assetti dedicati alla guerra elettronica, come il sistema mobile ruotato 1LR257 KRASUKHA-4, presente nella base di Jableh, in grado di accecare non solo i radar ground based, ma anche i velivoli AWACS e i dispositivi di ricezione del segnale satellitare di UAV e missili cruise, nonché i satelliti in orbita bassa. Oltre ai dispositivi antiaerei, in Siria è presente una batteria mobile per la difesa costiera K-300P BASTION-P, basata sul missile da crociera supersonico da oltre 600 km di portata SS-N-26 YAKHONT ed utilizzata nel novembre 2016 anche per colpire bersagli terrestri nell’area di Homs ed Idlib (dimostrando una capacità di “land attack” che, seppur ritenuta precedentemente probabile, non era mai stata ufficializzata riguardo ad un sistema che nasce per la difesa costiera antinave). Tenuto conto della mobilità di tali complessi, è difficile stabilirne l’ubicazione; tuttavia, fino a maggio 2017 almeno una batteria si trovava nell’entroterra, circa 30 km ad est di Baniyas, tra Latakia e Tartus. Alcune immagini satellitari risalenti al novembre 2016, inoltre, rivelerebbero la presenza di una coppia di veicoli di trasporto e lancio MZK-79306 per missili balistici tattici 9K720 ISKANDER-M (SS-26 STONE) nella parte nordorientale della base di Jableh. Per quanto riguarda gli assetti aerei, attualmente è difficile determinare con esattezza la composizione della componente aerea presente a Jableh, tenuto conto della continua alternanza di velivoli dall’inizio della campagna aerea in Siria. Al momento, tuttavia, è verosimile la presenza di un contingente misto composto da: 8 bombardieri tattici Su-24M FENCER, 12 caccia multiruolo pesanti Su-30SM FLANKER-C, 7 aerei d’attacco Su-25SM FROGFOOT, 4 cacciabombardieri pesanti Su-34 FULLBACK (armabili con l’avanzato missile antinave Kh-35), 6 caccia multiruolo pesanti super-manovranti Su-35S, un velivolo ELINT IL-20M COOT, un velivolo da pattugliamento marittimo Il-38M MAY ed un aereo AWACS A-50 MAINSTAY. Inoltre, in diverse occasioni, i russi hanno utilizzato bombardieri a medio raggio Tu-22M3 BACKFIRE-C, rivelatisi maggiormente “costo-efficaci” nelle operazioni in Siria rispetto ai bombardieri strategici Tu-95 BEAR e Tu-160 BLACKJACK - pure utilizzati, seppur in appena un paio d’occasioni – decollati da Mozdok (Ossezia del Nord) e dalla base iraniana di Hamedan Quest’ultima, insieme a quella di Omidiyeh, potrebbe essere utilizzata nelle prossime ore per un rischieramento di un’aliquota di BACKFIRE. La Russia dispone anche di 5.500/6.000 uomini inquadrati in un unico “battlegroup” di fanteria leggera, più diverse decine di contractor, nuclei di forze speciali e del GRU. Passando ad analizzare le forze di difesa aerea siriane, è bene precisare che la Siria dispone di una rete di sorveglianza radar e difesa missilistica, seppur in parte decisamente antiquata, tra le più estese della regione e pienamente integrata coi dispositivi missilistici ground-based russi. Tale network, servito da una 15/18 radar di ricerca e scoperta – tra cui un nuovo radar di early warning di origine iraniana in grado di dare maggiore visibilità sullo spazio aereo libanese e israeliano fornendo tempestivamente le informazioni alle unità di difesa aerea, installato nel 2010 -, è principalmente concentrato a fornire una copertura ridondante su 3 punti critici: la capitale Damasco, le alture del Golan e la fascia mediterranea del Paese. Per quanto concerne la difesa strategica, i sistemi SAM più diffusi nell'arsenale siriano, presenti in 60 batterie, sono i vetusti SA-2 GUIDELINE e gli S-125 PECHORA/2M (SA-3 GOA), coadiuvati da 8 batterie di S-200 (SA-5 GAMMON), tutti collocati in postazioni fisse, delle quali una nella base di Kweires, nel nord-ovest del Paese. I SA-2 e i SA-3 sono sistemi a medio/lungo raggio, ormai decisamente avanti con l'età. In particolare, gran parte dei SA-2 sarebbe stata ritirata dal servizio ed il resto dei sistemi sarebbero stati ammodernati, soprattutto nella componente radar, grazie all’assistenza iraniana. Una batteria è certamente presente come detto presso la base aerea di Kweires insieme ad un sistema 9K37 BUK-M. I SA-3 dovrebbero essere, invece, tutti quanti operativi. Gli S-200, acquisiti dalla Siria a partire dagli anni '80 invece, sono sistemi di difesa a lungo raggio primariamente volto alla difesa contro i bombardieri strategici ed è conseguentemente meno adatto a fornire copertura contro i più agili cacciabombardieri moderni. Per quanto riguarda invece la difesa aerea a medio raggio pura, il principale sistema missilistico operativo mobile è il 2K12 KUB (SA-6 GAINFUL), presente in 16/17 batterie, posizionate in parte a protezione delle altre installazioni missilistiche fisse e in parte dispiegate in maniera variabile, a seconda delle esigenze. Il GAINFUL è un sistema concepito negli anni '60 ed entrato in servizio in Siria nei primi anni '70, che si caratterizza per l'estrema mobilità delle batterie che hanno un raggio di scoperta pari a circa 70 km e una gittata utile dei missili pari a 25 km. Quale complemento del SA-6, sono presenti anche 14 batterie di 9K33 OSA (SA-8 GECKO), forniti alla Siria nei primi anni '80, che rappresentano l'elemento missilistico di difesa di punto, rapidamente dispiegabile e l'unico con la capacità di ingaggio multiplo dei bersagli grazie all’integrazione del radar nel veicolo lanciatore. Come si vede il complesso degli apparati di difesa aerea, per quanto articolato e ridondante, risulta in larga parte affetto da problemi di obsolescenza, versando in condizioni critiche e bisognosi di un aggiornamento soprattutto nelle componenti elettroniche e di contromisure. Peraltro, alcuni dei sistemi citati sono stati pesantemente colpiti dai recenti raid israeliani, in particolare quello effettuato lo scorso 10 febbraio, quando sono state eliminate tra 5 e 10 batterie missilistiche. Tornando ai problemi di obsolescenza, alcuni sono stati parzialmente risolti a partire dal 2008, con la finalizzazione di un ordine d'acquisto dalla Russia di 40 batterie mobili miste e modulari per la difesa di punto PANTSIR S1 (SA-22 GREYHOUND in codice NATO). Il sistema è composto da un unico veicolo dotato di 12 tubi per il lancio di missili antiaerei e di una coppia di autocannoni binati da 30 mm, asserviti ad un radar di tracking per missili a guida radar semiattiva 57E6/E. Nell'ambito del medesimo contratto con la Russia, era compresa anche la fornitura di 8 sistemi missilistici a medio raggio 9K317E BUK-M2E (SA-17 GRIZZLY), che si aggiungono ai 20 BUK-M1-2 già presenti. Sempre nell’ambito dei sistemi antiaerei punto a punto a corto raggio, negli ultimi anni, le forze siriane hanno acquisito dalla Russia 40 sistemi IGLA-S STRELETS, variante con modulo di lancio multiplo montato su veicolo del sistema MANPADS IGLA, che si aggiungono ai 20 vecchi sistemi semoventi 9K31 STRELA-1, ed ai 30/35 9K35 STRELA-10. Altra acquisizione recente, riguarda una batteria del sistema antinave BASTION-P, presente nell’area di Masyaf.

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anteprima logo RID Siria: il ruolo dell'Italia

Quale potrebbe essere il ruolo dell'Italia in caso di escalation della guerra in Siria e di attacco americano? L'Italia difficilmente potrebbe partecipare ad un'azione militare assieme ad USA, Francia e Regno Unito con un Governo in carica solo per gli affari correnti e con un Parlamento dove sono presenti ampi settori che si opporrebbero ad un'eventualità del genere. Tuttavia, sarebbe lo stesso chiamata a dare un ruolo di supporto per via della presenza sul proprio territorio di alcune basi americane. Queste ultime sono regolate da accordi bilaterali tra Italia e USA, che risentono inevitabilmente dello status italiano di Paese sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale, e sono in alcune circostanze costituite da "porzioni" di basi dove “convivono” con una presenza militare italiana o NATO. Gli USA possono usare queste installazioni anche in caso di conflitto previa autorizzazione del Governo italiano e ciò vale pure se, come oggi, il governo è in carica solo per il disbrigo degli affari correnti. Le principali installazioni americane presenti attualmente in Italia sono Camp Ederle (Vicenza), sede della 173 ª Brigata Aerotrasportata e dell'United States Army Africa (USARAF), Aviano, dove sono di stanza caccia F-16 dell'USAF e dove sono stoccate pure le bombe nucleari B-61 (parte del dispositivo di deterrenza della NATO), e la Naval Support Acvitiy di Napoli, sede della Sesta Flotta dell'US Navy (che al momento ha assegnato in maniera permanente una solo unità, la nave comando USS MOUNT WHITNEY, di stanza presso il distaccamento di Gaeta). In un'ottica siriana, le stretture più importanti sono però rappresentate dalla base di Camp Darby (Pisa) e la Naval Air Station Sigonella. La prima è una delle più importanti basi logistiche delle FA americane fuori dagli USA ed ospita milioni di munizioni e bombe/ordigni di vario tipo. E' direttamente collegata al porto di Livorno attraverso un sistema di canali. La NAS Sigonella, invece, è il principale hub per le operazioni americane nel Mediterraneo. La base ospita velivoli da pattugliamento marittimo P-3 ORION e P-8 POSEIDON, UAV tipo HALE (High Altitude Long Endurance) GLOBAL HAWK per la sorveglianza strategica ad alta quota, UAV tipo MALE (Medium Altitude Long Endurance) REAPER armati, aerorifornitori e velivoli da trasporto, più un'aliquota di Marines della Special Purpose Marine Air-Ground Task Force-Crisis Response-Africa con convertiplani MV-22 OSPREY.

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anteprima logo RID Siria: aggiornamenti

Il riacutizzarsi della crisi siriana dopo il presunto attacco con armi chimiche di Douma del 7 aprile, l’attacco israeliano contro la base siriana T4 e le parole del Presidente Trump stanno portando a una nuova mobilitazione militare nell’intera regione.

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anteprima logo RID Siria: la spirale della credibilità

Questa volta gli USA non potranno limitarsi ad una risposta meramente simbolica al presunto attacco chimico di Douma come quella data lo scorso anno per Khan Sheikun, e dopo la "non risposta" dell'agosto 2013 ai fatti di Ghouta, ma dovranno necessariamente agire in maniera più robusta. Ne va della loro credibilità di fronte al mondo rispetto all’obbligo di far osservare quelle soglie dichiarate come non superabili. In pratica, è come se Washington si ritrovasse prigioniera delle proprie dichiarazioni/impegni per i quali finora è stata sostanzialmente inadempiente. Una non risposta, o una risposta “leggera”, infatti, incentiverebbe i nemici ad usare ancora armi chimiche, legittimandone di fatto un utilizzo limitato sul piano tattico (come avvenuto in tutti questi anni in Siria da entrambi i fronti), e dimostrebbe ad amici ed alleati la scarsa credibilità dell'impegno politico-militare americano. Tuttavia, il "dilemma della credibilità" vale anche per la Russia. Mosca non potrebbe non rispondere ad un'azione americana che non sia solo simbolica, pena, da un lato, la dimostrazione della debolezza della propria strategia di “guerra ibrida”, dall’altro, la dimostrazione agli occhi dei propri clienti/alleati locali del limite della propria garanzia. Si sta creando, perciò, una pericolosa spirale che ricorda sinistramente quella che portò alla Prima Guerra Mondiale.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Afghanistan: Istruiti dieci ufficiali su processo decisionale

Dieci militari dell’Esercito Afgano di cui tre donne hanno raggiunto la qualifica di specialista nel processo decisionale militare

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anteprima logo RID Un nuovo MPA da Francia e Germania

Continua a rafforzarsi il rapporto bilaterale in materia di Difesa tra Francia e Germania dopo che la Marina Tedesca ha annunciato il lancio di una nuova iniziativa tra i 2 Paesi, denominata Maritime Airborne Warfare System, per lo sviluppo di un nuovo MPA con il quale rimpiazzare P-3C ORION (nella foto) ed ATLANTIC 2. Un LOI (Letter Of Intent) dovrebbe essere firmata dai 2 Ministri della Difesa Florence Parly e Ursula von der Leyden nel corso del salone ILA, che si svolgerà tra 2 settimane a Berlino. Ricordiamo che pure la NATO ha lanciato lo scorso anno un'iniziativa in questo contesto denominata  “Cooperation on Multinational Maritime Multi Mission Aircraft Capabilities.”

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anteprima logo RID Siria: preparativi di guerra generale?

Il riacutizzarsi della crisi siriana dopo il presunto attacco con armi chimiche di Douma del 7 aprile, l’attacco israeliano contro la base siriana T4 e le parole del Presidente Trump stanno portando a una nuova mobilitazione militare nell’intera regione.

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anteprima logo RID FALCO 48: il nuovo UAV di Leonardo

Stanno emergendo i primi dettagli sul nuovo UAV di Leonardo FALCO 48, la cui esistenza è stata svelata per la prima volta in occasione della presentazione del piano industriale dell’azienda avvenuta a fine gennaio. Si tratta di un UAV nella categoria leggera dei MALE (Medium Altitude Long Endurance) con un peso massimo al decollo di 1.250 kg, un’apertura alare di 19 m ed un payload di 200 kg, pensato soprattutto per il mercato dell'export. Il velivolo, prodotto negli stabilimenti di Ronchi dei Legionari, è in grado di svolgere compiti che vanno dalla sorveglianza e la ricognizione, al pattugliamento marittimo, passando per l’anti-pirateria e la protezione dei confini. Il design potrà evolvere pure in una configurazione armata – a seconda delle richieste del cliente – essendo già predisposto per portare i necessari piloni sia sotto le ali che in posizione ventrale al di sotto della fusoliera. Per quanto riguarda gli equipaggiamenti, il sistema di missione è una variante dello SKYISTAR, che Leonardo ha sviluppato pure per il P1HH HAMMERHEAD, mentre il sensore principale è il radar di sorveglianza in banda X GABBIANO T-80 (con capacità SAR, ISAR e GMTI). Il velivolo sta al momento completando l’integrazione in vista dell'avvio della campagna di test in volo con un primo prototipo previsto entro la fine dell’anno.

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anteprima logo RID Scontro totale in Siria?

Nuova, pericolosa, escalation in Siria. Dopo il presunto attacco chimico di ieri contro la cittadina di Douma alle porte di Damasco – attacco attribuito da ribelli e potenze occidentali ai governativi e che ha provocato la definitiva resa dei ribelli salafiti filo-sauditi di Jaish Al Islam e la loro evacuazione – Israele sembra aver approfittato della situazione creatasi – con l'avvertimento ad Assad da parte di Trump e le voci di una possibile risposta americana – per colpire di nuovo la base T4, nel governatorato di Homs. Secondo il Ministero della Difesa russo, nell'attacco sarebbero stati impiegati 2 cacciabombardieri pesanti F-15I RAAM che avrebbero lanciato 8 missili – probabilmente missili standoff della famiglia POPEYE – di cui 5 sarebbero stati abbattuti dalla contraerea e 3 andati a segno. In particolare, nell'attacco sarebbero morti 15 soldati governativi ed alcuni consiglieri iraniani che usano la base come hub per la pianificazione delle operazioni di assistenza militare all’alleato siriano e l’impiego di velivoli senza pilota. La situazione in Siria diventa, così, incandescente come mai prima con lo spettro di uno scontro di più ampia portata tra le potenze coinvolte. Oggi si riunisce il Consiglio di Sicurezza e gli USA meditano sul tipo di risposta da dare ad Assad. Al momento non ci sono portaerei americane nell'area, ma Washington può sempre contare su sottomarini e cacciatorpediniere/incrociatori per il lancio di missili TOMAHAWK, sulla grande base qatarina di Al Udeid, sede del Comando avanzato della componente aerea del CENTCOM (Central Command), dove sono rischierati bombardieri B-1B LANCER, sulla base emiratina di AL DHAFRA, dove sono di stanza cacciabombardieri F-15E, caccia a bassa rilevabilità radar e IR F-22 RAPTOR e caccia F-16, e sugli F-16 schierati nella base giordana di Muwaffaq Salti. Ad AlDhafra e Muwaffaq Salti sono basati anche MIRAGE 2000D e RAFALE francesi.

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anteprima logo RID Aeronautica: primo test dell'AGM-88E AARGM

Il 2 aprile un TORNADO ECR dell’AM ha testato per la prima volta un missile anti-radiazioni AGM-88E AARGM (Advanced Anti Radiation Guided Missile). Il test è avvenuto presso la Naval Air Weapons Stations di China Lake ed ai comandi del velivolo c’era un Test Aircrew del Reparto Autonomo di Volo (RAV). Il team italiano ha gestito da terra tutte le fasi relative all’impiego del missile dal Range Control Center di China Lake. Il lancio, primo dei 2 previsti durante l’esercitazione BLAZING SHIELD 2018, ha rappresentato uno degli eventi di maggior importanza nell’ambito della campagna di valutazione operativa - OT&E (Operational Testing & Evaluation) - del binomio AARGM/TORNADO ECR condotta presso i poligoni della base americana. Il missile AGM-88E è frutto di un programma di cooperazione tra l’AM e l’US Navy che vede il coinvolgimento anche di industrie italiane, a cominciare da MBDA Italia. BLAZING SHIELD 2018, oltre all’OT&E AARGM, si pone l’obiettivo di validare le procedure tattico-operative, in ambito autoprotezione, di Eurofighter TYPHOON e C27J SPARTAN. Ad oggi i velivoli del RAV hanno già effettuato più di 200 sortite, totalizzando oltre 600 ore di volo, a testimonianza di un costante sforzo quotidiano che vede impegnato tutto il personale italiano rischierato su China Lake.

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